La Riforma Agraria, iniziata nei primi anni 50 per effetto della Legge Sila e della successiva Legge Stralcio, ebbe un ruolo importante per lo sviluppo dell’agricoltura e del suo indotto, a cominciare dal riscatto di migliaia di famiglie di contadini, i più poveri, non solo nel meridione d’Italia ma anche in Maremma e nella bassa Romagna. Come ricordato nel recente discorso di fine anno dal Presidente Mattarella, fu una stagione di grandi riforme.
Da solo l’Ente di Riforma Fondiaria di Puglia, Basilicata e Molise trasformò 180 mila ettari di latifondo in poderi unifamiliari o in quote integrative di piccolissime proprietà particellari.

Fu il disagio post-bellico, che spesso significava autentica fame, ad imporre questo massiccio intervento molto prima che il miracolo economico della ricostruzione nel Nord Italia, in Germania, in Svizzera e in Francia richiamasse tante braccia da sguarnire anche le zone rurali ad agricoltura più consolidata.

Nella prima sessione del convegno si ricorderà quel periodo, tra riflessioni storiche e testimonianze, attraverso l’attività di uno dei tanti tecnici agricoli che furono impegnati nell’azione di riforma fondiaria, l’agronomo Antonio Ferro, nel ventennale della sua scomparsa.

Nella seconda sessione, invece, si affronteranno i temi legati allo sviluppo rurale nelle prospettive della Pac 2028-2034. Nei primi trent’anni (1962-1992) la Pac si è basata su prezzi garantiti e fissati politicamente. C’era da raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare europea, che si realizzò in meno di quindici anni.

Con la riforma MacSharry del 1992 fu segnata una svolta epocale, passando dal sostegno dei prezzi (che causava eccedenze) all’aiuto diretto al reddito degli agricoltori. Successivamente “Agenda 2000” portò alla creazione del “secondo pilastro” della Pac dedicato allo Sviluppo Rurale

La riforma Fischler, nel 2005, introdusse il disaccoppiamento totale del sostegno della Pac, con la nascita dei titoli di aiuto. La successiva riforma della Pac 2023-2027 introdusse un nuovo approccio strategico onde consentire agli Stati membri di elaborare autonomamente piani basati sulle loro esigenze e in linea con gli obiettivi a livello dell’Ue. Ciò significava che le misure a livello nazionale potevano essere maggiormente mirate alle specificità locali senza compromettere la complessiva natura “comune” della politica.

Arrivando ai giorni nostri, il 16 giugno 2025 in plenaria al Parlamento europeo di Strasburgo si è svolto un importante confronto fra la Commissione e gli eurodeputati sulla relazione dell’on. Denis Nesci: “Rafforzare le aree rurali attraverso la politica di coesione”.

Spopolamento, resilienza idrica, edilizia abitativa, infrastrutture, transizione energetica e digitalizzazione sono le priorità su cui la Commissione Ue è determinata ad intervenire.
Il 16 luglio 2025 la Commissione Europea ha quindi presentato la proposta per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea e per la Pac 2028-2034.

La proposta introduce una struttura di bilancio innovativa per rispondere in modo più rapido ed efficace alle sfide di un contesto globale in costante evoluzione.
I nuovi Piani di partenariato nazionale e regionale (Ppnr), rappresentano strumenti più semplici e flessibili per utilizzare in modo integrato le risorse dei diversi fondi europei.

L’obiettivo è favorire interventi più coerenti con le reali esigenze dei territori.
Restano centrali le politiche di coesione, lo sviluppo territoriale e il sostegno alle regioni meno sviluppate.

Secondo la Commissione l’ammontare complessivo del bilancio resterebbe pressochè invariato e verrebbero introdotti importanti elementi di semplificazione e maggiore flessibilità.

Il budget previsto per la PAC 2028-2034, nell’ambito della proposta iniziale della Commissione Europea, ammontava a un minimo di 293,7 miliardi di euro per l’intera UE, ovvero un minimo di 31 miliardi di euro per l’Italia: -22,4% rispetto alla PAC 2021-2027.

E’ opportuno ricordare che i due dati non sono comparabili visto che nell’attuale programmazione finanziaria il budget allocato per ogni politica non cambia, mentre nel futuro Quadro Finanziario Pluriennale ci saranno ampi margini di flessibilità e l’ammontare dedicato alla PAC indica solo il minimo dedicato all’agricoltura.

L’agricoltura dovrebbe, comunque, mantenere un ruolo centrale e i piani di Partenariato nazionale e regionale includere anche le risorse aggiuntive per la sicurezza dei territori, la gestione dei flussi migratori e la competitività. Secondo le Organizzazioni Agricole Italiane, invece, sarebbero previste più riforme con minori risorse.

E gli agricoltori pagherebbero il prezzo di tutto questo.
A seguito delle forti critiche delle cancellerie europee e soprattutto degli agricoltori di tutta l’Ue, il 9 novembre 2025, la Presidente della Commissione Europea ha proposto di destinare una riserva dedicata alle aree rurali di almeno il 10% delle risorse non pre-allocate per il Ppnr.
Tale riserva equivarrebbe a 48,75 miliardi di euro per l’Ue a 27 e 5,01 miliardi di euro per l’Italia, a parità di risorse totali assegnate al Ppnr.
Successivamente, anche a seguito delle rivendicazioni alla base della manifestazione unitaria che tutte le organizzazioni agricole europee hanno tenuto a Bruxelles il 18 dicembre 2025, la dotazione finanziaria della Pac 2028-2034 è stata integrata con ulteriori 45,32 miliardi di euro per l’Ue a 27, corrispondenti a 4,69 miliardi di euro per l’Italia

In questo modo la dotazione finanziaria italiana per la Pac 2028-2034 dell’Ue a 27 passerebbe da 293,70 miliardi di euro della proposta della Commissione del luglio 2025 a 387,77 miliardi di euro, rispettivamente con un +0,30% e un +5,46% rispetto alla dotazione 2021-2027.

Va ricordato, tuttavia, che la quota del 10% della riserva non allocata potrebbe comunque essere destinata all’agricoltura, ma solo a partire dal 2031 e che in ogni caso spetta allo Stato membro la decisione di anticiparne l’impiego e di destinarlo alla PAC.

Lo scorso 9 febbraio la Corte dei Conti dell’Ue ha espresso delle perplessità sulla proposta della Pac 2028-2034 presentata dalla Commissione Europea.
“E’ la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura” rileva la Corte. In più, precisa ancora, la proposta della Commissione segna “un notevole cambiamento strutturale” perché “elimina il tradizionale sostegno ai due pilastri della Pac: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale”.

I revisori dei conti europei segnalano, inoltre, diverse criticità operative e gestionali nella nuova Pac, tra cui l’incertezza sui finanziamenti, il rischio di disparità di trattamento tra gli agricoltori e la scarsa trasparenza verso i cittadini.

Viene, infine, sottolineato che:
“La maggiore flessibilità consentita ai Paesi dell’Ue non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi della Pac, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare”.
Dopo trent’anni di “riforme”, il messaggio è chiaro: l’attuale proposta della PAC post 2027 presenta più ombre che luci e il mondo agricolo italiano è comprensibilmente in fermento.

PROGRAMMA

Ore 9.00 Indirizzi di saluto

Vincenzo Carlà Sindaco di Lequile
Luisa Rubino Presidente Accademia dei Georgofili Sezione Sud Est Fabio Tarantino Presidente Provincia di Lecce
Maria Antonietta Aiello Rettrice Università del Salento
Mario Vadrucci Presidente Camera di Commercio di Lecce
Maria Luisa De Benedetto Dirigente Istituto Presta-Columella Lecce

Giovanni Casarano Dirigente Istituto Lanoce Maglie

Moderatore Marcello Favale, giornalista

 

Ore 9.30 Prima Sessione

Ricordo nel ventennale della sua scomparsa di un pioniere della Riforma Agraria in Puglia, Basilicata e Molise, tra riflessioni storiche e testimonianze: l’agronomo Antonio Ferro

Maria Marcella Rizzo, già professore ordinario di Storia Contemporanea Università del Salento

Il ‘colpo d’ariete’ nel Mezzogiorno: gli attori della Riforma Agraria negli anni Cinquanta

Introduce: Giuseppe Mauro Ferro, consigliere Accademia dei Georgofili Sezione Sud Est

Ore 9.45 Relazioni

Il ‘colpo d’ariete’ nel Mezzogiorno: gli attori della Riforma Agraria negli anni Cinquanta

Maria Marcella Rizzo già Professore Ordinario di Storia Contemporanea Università del Salento

Il racconto di un protagonista: l’intervista ad Antonio Ferro

Eleonora Cesareo Giornalista Rai Tg3 Basilicata

Ore 10.30 Tavola Rotonda

Adriana Poli Bortone Sindaco di Lecce

Giorgio De Giuseppe, già Vice Presidente Vicario Senato della Repubblica

Giorgio Rosario Costa, già Presidente Confcooperative Lecce

Leonardo Branco, già Vice Direttore Ersap Lecce

Adriano Abate figlio dirigente Ente di Riforma Fondiaria Lecce

Santo Ingrosso, già Funzionario Ersap

ore 11.15 Cerimonia di consegna da parte dei Sindaci di Muro Leccese e Otranto di una targa di riconoscimento

Walter Luchetti, Ministro dell’Agricoltura 1995-1996, nella ricorrenza del trentennale del Consiglio Informale dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea, Muro Leccese e Otranto 5-7 maggio 1996

Ore 11.30 Seconda Sessione

Dallo Sviluppo rurale alla riforma della Pac 2028-2034

Introduce: Luigi De Bellis, Unisalento e Accademico dei Georgofili 
Ore 11.40 Relazione
Politica di Sviluppo Rurale: dall’esperienza degli ultimi 25 anni alla PAC 2028-2034   
 
Angelo Frascarelli, docente di Economia e Politica Agraria e Politica
Agroalimentare - Università di Perugia
Ore 12.00 Intervento
Francesco Paolicelli, assessore all’Agricoltura e Sviluppo Rurale - Regione Puglia
 
 
Ore 12.15 Conclusioni
 
La nuova strategia d’intervento nelle prospettive della PAC 2028/2034, rafforzare le aree
rurali attraverso i fondi di coesione
Raffaele Fitto, vice Presidente Esecutivo Commissione Europea

 In apertura, foto di Olio Officina