Panico totale! Chi poteva immaginare che dopo tutti questi anni di scelte sbagliate il settore dell’olio extra vergine di oliva italiano sarebbe andato incontro a una crisi di tali dimensioni? Potenzialmente tutti, se solo non fossimo offuscati completamente da egoismo, individualismo e avidità. Il settore oggi è in crisi solo e soltanto per colpa nostra: noi operatori di settore, tra agricoltori, frantoiani, commerciali, assaggiatori, esperti di olio e chi più ne ha più ne metta, oramai. Leggo così tanti articoli che persino io che ormai di olio ne so umilmente qualcosa, esco da queste letture più confusa di prima, quando la confusione supera l’imbarazzo. Imbarazzo che nasce nel leggere certe oscenità, accuse lanciate nel vuoto che ledono solo il nostro olio e allontanano i consumatori traumatizzandoli, accuse che professano scenari utopistici e lontani che non salveranno né ora né in futuro questo così meraviglioso prodotto.

Il problema non sono le bottiglie a 3,99 euro in offerta di olio extra vergine di oliva spagnolo, né la Gdo, che come tutti cerca prodotti convenienti: il problema è che abbiamo così tanto parlato male dell’olio che le persone nemmeno lo consumano più. Gli Italiani stessi non lo consumano più, nemmeno quello da 3,99 euro, perché saturi ormai di sentire associato all’olio solo connotati preoccupanti e negativi. E allora via al consumo di olio di semi o di burro, di cui nessuno mai scrive o parla denigrandoli. Mi si spezza il cuore vederci imbrigliati in questa situazione, spero non senza ritorno, e mi ferisce nel contempo vedere questo prodotto - in cui tanto ho creduto e tanto ho amato - essere affossato da chi lo dovrebbe invece solo valorizzare e promuovere, da chi dovrebbe avere la lucidità di abbandonare certe prospettive estremiste che renderebbero l’olio ancora meno alla portata della gran parte dei consumatori.

Sono stufa di vedere amaro e piccante utilizzati come sinonimi di un olio eccellente - certo, è vero che un olio eccellente può presentare queste caratteristiche ma anche tante altre; può anche non essere solo amaro e piccante, semplicemente - può anche essere delicato e gentile ma comunque eccezionale per qualità.

Così, invece di promuovere tutte le tipologie e sfumature degli extra vergini si passa all’attacco:

“Assolutamente no, l’olio buono dev’essere così!”

“No, invece dev’essere colì”

“L’olio italiano è il migliore!”

“No, quello che produco io è il migliore”

“8 bottiglie su 10 presenti sugli scaffali sono truffa!”

E cosa accade? Accade che i consumatori invece di approfondire l’argomento, semplicemente lo abbandonano.

Sono dell’opinione che anche l’extra vergine a 3,99 euro al supermercato deve venir consumato, in abbondanza, perché se tutti consumassimo olio, sempre, ci sarebbe molta più domanda, semplicemente, del prodotto e di questo ne gioverebbe l’intero settore, non il misero produttore - misero d’animo, magari, e non di profitti, che spinge per propinare oli a 30 euro al litro professandoli come nettare divino quasi.

L’olio extra vergine di oliva è un prodotto speciale, sì, ma è anche un bene che dev’essere accessibile e apprezzabile da tutti. Al giusto prezzo, senza dubbio, così da assicurare dignità a chi lo produce e possibilità, nel contempo, a chi lo acquista, di trovarne anche a prezzi democratici.

In apertura, foto di Olio Officina