Nell’ambito della quindicesima edizione di Olio Officina Festival, lo scorso 24 gennaio 2026, si è tenuto un interessante incontro con l'architetto e archeologo industriale Antonio Monte, un grande professionista che di musei se ne intende, avendone curati diversi. Argomentando intorno ai musei dell’olivo e dell’olio, Monte ha evidenziato quanto importante e decisiva sia la leva attrattiva della sensorialità. Oggi, in particolare, non se ne può fare a meno, perché è l’elemento trainante per un’attività museale.
Antonio Monte ha chiarito come la sua relazione nasca dalle riflessioni da lui maturate in anni di attività dedicati al recupero, alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio industriale, con particolare riferimento ai trappeti, ai molini e ai frantoi d'olio situati nel Salento, in Puglia e nell'Italia meridionale.
Ecco allora ripercorrere i punti salienti del proprio impegno nello studio e nel restauro conservativo delle strutture ipogee scavate sottoterra, che è l’occasione che gli ha permesso di evidenziare come il suo obiettivo principale sia stato sempre quello di rendere tali strutture facilmente fruibili al pubblico, soprattutto a coloro che non sono esperti della materia, catturandone l’attenzione e stimolandoli nella curiosità di venire a conoscenza della storia dei frantoi.
“Nel corso del tempo, e attraverso i vari sopralluoghi da me effettuati, è emersa in me la necessità di superare i limiti dei tradizionali musei, i cui allestimenti sono basati solo su pannelli illustrativi, i quali – ha ammesso l’architetto Monte – finivano per escludere dalla visita alcune persone. Ebbene, questo percorso mi ha portato a individuare due specifiche tipologie di strutture museali: i musei di sito e i musei dell'olio, inducendomi in particolare a riflettere profondamente sul tema dell'inclusione per quei visitatori con disabilità”.
L’architetto Antonio Monte ha così illustrato una carrellata di interventi effettuati in varie province pugliesi, come Lecce, Brindisi e Taranto, ma anche in altre regioni come Basilicata, Liguria e Umbria, mostrando soprattutto la complessità del recupero di ambienti che in alcuni casi erano completamente colmi di terra.
Cosa fanno i musei dell'olio? “La maggior parte di essi si limita a offrire una semplice degustazione finale, niente che risulti interessante per il pubblico. Esistono al contrario realtà all'avanguardia come il Museo Suprevo di Monte San Savino, inaugurato nell'estate del 2023, e che ha sviluppato a beneficio del pubblico un vero e proprio percorso sensoriale focalizzato sull'olfatto e sul gusto.
Alcuni esempi di musei che operano nella direzione giusta? “Segnalo il restauro del trappeto semi ipogeo di Magliano, in provincia di Lecce. Promosso dal Gal Terra d'Arneo, il restauro è stato eseguito in modo meticoloso ricorrendo anche a prodotti multimediali”.
Il filmato descrittivo che il pubblico di Olio Officina Festival ha potuto ammirare, ha permesso di ripercorre la storia della struttura, originariamente concepita per ospitare un torchio alla calabrese, quindi provvista di un solo macello, e in seguito trasformata in un torchio alla genovese, esattamente nel 1768, attraverso l'introduzione di torchi a una vite e di un frantoio a tre mole. Monte ovviamente chiarisce che in quel tempo l'olio salentino prodotto era principalmente un olio lampante, destinato all'esportazione nell'Europa settentrionale quale combustibile per l'illuminazione o per altri scopi industriali, come per esempio la lubrificazione nei lanifici inglesi o la produzione di sapone a Marsiglia.
L'esperienza inaugurale dello spazio museale di Magliano di Lecce ha visto la partecipazione di scolaresche con bambini sordomuti, e questa presenza ha spinto Monte, insieme a un collega esperto di musei multimediali, a progettare soluzioni inclusive basate su tecnologie innovative, sfruttando le risorse di un bando della Regione Puglia. Così, tra le proposte avanzate per abbattere le barriere sensoriali e favorire l'inclusione, Antonio Monte ha citato l'uso di audioguide, un video con il linguaggio dei segni (LIS) e la realtà aumentata tramite Oculus, o occhialini dedicati, i quali consentono di visualizzare il funzionamento degli antichi ordigni oleari.
È stata inoltre descritta l'importanza dell'accessibilità per le disabilità visive attraverso la modellazione e la stampa in 3D di plastici tattili. A titolo di esempio, è stato menzionato il progetto “Toccare per credere”, realizzato a Lecce, dove viene proposta la riproduzione in scala di vasche, lucerne, madie e torchi alla calabrese o alla genovese, così da consentire agli ipovedenti di toccare con mano gli oggetti del processo produttivo.
Insomma, c’è molto da fare per consentire ai musei di essere più fruibili da tutti.
Infine, Monte ha concluso il suo intervento accennando alle potenzialità della sfera olfattiva ed evidenziando anche, con la proiezione di un video finale, come si stiano sviluppando le nuove applicazioni narrative nella lingua dei segni.
C’è molto, c’è molto ancora da fare per i musei dell’olivo e dell’olio, ma ascoltando l’intervento di Antonio Monte a Olio Officina Festival, è evidente che qualcosa di importante si stia iniziando a fare.
In apertura, frantoio ipogeo di Magliano di Lecce. Foto di Olio Officina