Nell’ambito della quindicesima edizione di Olio Officina Festival si è assistito a un incontro che ha lasciato tutti stupiti. L’incontro si è aperto con una interessantissima riflessione sul valore unico degli ulivi striscianti, simbolo di un paesaggio tanto affascinante quanto difficile da coltivare. Una rivelazione che ha suscitato stupore, perché non è nota a tutti la peculiarità della coltivazione degli olivi nell’Isola di Pantelleria.
Luigi Caricato, il direttore di Olio Officina Festival, ha introdotto il tema degli olivi striscianti sottolineando come la bellezza di queste piante, modellate dal vento e dall’aspra natura dell’isola, comporti anche grandi sacrifici: la difficoltà dell’orografia e la carenza di manodopera rendono infatti complessa la gestione degli oliveti, imponendo tenacia e visione per garantire un futuro a questa tradizione.
A prendere per primo la parola è stato Italo Cucci, commissario straordinario dell’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria, rivendicando la necessità di un impegno collettivo. Cucci ha raccontato a una platea commossa un’isola straordinaria, di cui il parco tutela circa l’80% del territorio, e ha invitato chi ancora non la conosce a viverla davvero, immergendosi nella quotidianità dei dammusi e degli ulivi striscianti. La sua testimonianza è personale e intensa: ricorda l’importanza dell’olio nella cultura italiana, evocando episodi della sua infanzia e della vita a Bologna, dove l’olio era considerato un bene prezioso, quasi simbolo di benessere. Oggi, ha raccontato, la sua “missione” consiste nel contribuire a valorizzare questa risorsa, anche se la sua produzione personale si limita a poche bottiglie. Ciò che conta, per lui, è il significato culturale e sociale dell’olio, capace di rappresentare identità, memoria e qualità della vita.
Nel dialogo è intervenuto anche l’ex calciatore e allenatore Fabio Capello, il quale ha portato una testimonianza concreta di produzione. In tutta semplicità ha attribuito gran parte del lavoro alla moglie, descrivendo una coltivazione degli olivi interamente manuale, resa ancora più impegnativa dalla natura strisciante degli ulivi. Capello ha raccontato di piante secolari che obbligano a entrare fisicamente tra i rami per raccogliere le olive, in un lavoro che richiede passione e dedizione.
Sempre per Capello, Pantelleria è un luogo unico, dove si può “sentire il silenzio” e vivere un rapporto diretto con la natura. L’olio che ne deriva è delicato, lontano dall’idea di un prodotto aggressivo come quelli del Sud, e capace di sorprendere chi lo assaggia. Non è un prodotto commerciale, ma un dono prezioso, simbolo di condivisione e autenticità.
Cucci dal canto suo ha avuto modo di riprendere il filo del discorso sottolineando anche il ruolo delle donne nell’isola, definita una realtà matriarcale, e ha ribadito come l’agricoltura rappresenti una forma di democrazia universale, accessibile a tutti e fondamentale per la sopravvivenza e il benessere. Il suo racconto si è intrecciato con aneddoti personali e riflessioni più ampie sul valore della terra, fino a trasformarsi in una visione turistica: Pantelleria non è solo estate, ma può diventare una meta tutto l’anno, capace di attrarre visitatori anche nei mesi meno tradizionali.
La parola è passata poi a Carmine Vitale, direttore dell’Ente Parco Isola di Pantelleria, il quale ha offerto una lettura più tecnica e territoriale. Pantelleria attraverso la sua voce viene descritta come un’isola vulcanica unica, con un’elevata biodiversità e una lunga storia agricola che risale a migliaia di anni fa. Gli ulivi striscianti sono il risultato di un adattamento straordinario alle condizioni ambientali, modellati dall’uomo per resistere al vento e alla siccità. Vitale ha evidenziato anche la ricchezza dei suoli e delle esposizioni, i quali rendono possibile parlare di un vero e proprio “terroir” dell’olio. Tuttavia, emerge con forza il problema dell’abbandono dei terrazzamenti, legato soprattutto alla difficoltà di trovare manodopera. Il Parco sta cercando di contrastare questo fenomeno attraverso progetti di recupero e bandi che incentivino nuovi gestori, con l’obiettivo di preservare il paesaggio e rilanciare la produzione.
Il dibattito si è allargato in seguito a una riflessione più generale sull’olivicoltura italiana, evidenziando come l’abbandono abbia superato il 50% delle superfici e come il Paese abbia perso posizioni nella produzione mondiale. Si sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra olivicoltura moderna e tradizionale, immaginando anche forme di sostegno economico che permettano di mantenere vive le realtà più difficili, come quella pantesca.
In questo contesto si è inserita la testimonianza di Stefania De Carlis, olivicoltrice pantesca d’adozione, la quale ha raccontato il suo percorso personale: da turista a produttrice, con Marthingana, spinta dall’amore per l’isola. Il recupero di un oliveto abbandonato è diventato per lei una vera e propria passione, culminata nell’organizzazione del primo festival dell’olio pantesco – l’Ogghiu Pantiscu Fest – e nell’avvio di un percorso di certificazione Igp. Suo obiettivo è dare identità e valore a un prodotto che per troppo tempo è rimasto confinato a un consumo familiare.
Anche Giuseppe Maccotta e Pablo Daietti hanno portato il proprio contributo, evidenziando l’unicità dell’olio di Pantelleria, legata sia alle tecniche di coltivazione sia alle caratteristiche della cultivar biancolilla. Entrambi hanno sottolineato come si tratti di una produzione di nicchia, ma di altissima qualità, che rappresenta una vera “spremuta di territorio”.
Nella parte finale dell’incontro, il discorso si è ampliato ulteriormente, fino a toccare il valore universale dell’olio d’oliva, alimento millenario che oggi sta vivendo una nuova fase di sviluppo grazie all’innovazione tecnologica e alla crescente attenzione per la salute. L’olio diventa così non solo prodotto agricolo, ma simbolo culturale e persino spirituale, legato a tradizioni religiose e mitologiche.
A chiudere è ancora Italo Cucci, il quale ha richiamato una celebre frase di Bertolt Brecht: “Sfortunato il paese che ha bisogno di eroi”. L’olivicoltura di Pantelleria è spesso definita eroica, ma la vera sfida, sottolinea, è renderla sostenibile senza dover contare solo sull’eroismo. Serve creare continuità, coinvolgere nuove generazioni e trasformare la fatica in opportunità.
L’incontro, di sabato 24 gennaio a Rho, nell’ambito della quindicesima edizione di Olio Officina Festival, si è concluso con un messaggio condiviso: valorizzare Pantelleria e i suoi ulivi striscianti significa preservare un patrimonio unico, fatto di paesaggio, cultura e identità. Un patrimonio che, per continuare a vivere, ha bisogno di essere riconosciuto, sostenuto e raccontato.
In apertura, Stefania De Carlis tra gli olivi di Pantelleria a Marthingana