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CATTEDRA DEL DUBBIO NUMERO 2 

Tanta nostalgia di Cesare Beccaria

Di fronte a quanto succede nel mondo oggi, dalle banche che cadono come birilli, per un soffio di vento, senza spiegare dove siano finiti i soldi che custodivano; e di fronte anche ai problemi sempre più gravi di popolazioni in cerca di pane e lavoro, fuggiti per necessità dai propri Paesi, o perché in guerra, o perché piombati in una miseria spaventosa, ci sono tante situazioni sulle quali riflettere. Così, di fronte a un mondo ricco di materie prime, ma completamente sfruttato dai pochi ricchi del mondo, al punto che lo stesso Papa Francesco ebbe modo di gridare contro le ingiustizie e le miserie di tanta gente di paesi poveri; di fronte anche ai tanti problemi di carattere etico che attanagliano la nostra attenzione e dominano le informazioni dei nostri media ogni giorno; così pure di fronte a tante guerre in corso in diverse parti del mondo, non soltanto quelle più mediatiche e conosciute, ma anche quelle di cui non si fa cenno, guerre, in ogni caso, che non sappiamo assolutamente come risolvere. E così, di fronte a tutto questo, e ad altro ancora, in uno scenario dominato com’è da una confusione senza regole e senza orientamenti, mi sono ricordato di quei poveri illuministi lombardi dai nomi prestigiosi, come i fratelli Pietro e Alessandro Verri e Cesare Beccaria, i quali, pur provenendo da famiglie ricche e aristocratiche, si resero conto di come la loro società avesse bisogno di essere illuminata da alcuni principi saggi che la filosofia illuministica aveva riscoperto e rivalutato quale metodo per tentare di risolvere buona parte dei problemi sociali e umani dell’epoca.

Proprio per questa ragione, gli illuministi lombardi che nel 1761 si trovarono a discutere e a individuare idee per correggere e illuminare la società su punti nodali ed essenziali della vita umana e della comunità, tentarono di aprire nuovi varchi di pensiero per dare un nuovo corso alla società. Dalle loro riflessioni nacque una rivista, Il caffè, che durò dal 1764 al 1766 e che divenne testimonianza ancora viva delle tante discussioni che fecero tra i tavoli di una trattoria sorseggiando caffè e ragionando animatamente di tanti temi. Proprio a partire da questi incontri Cesare Beccaria maturò il famoso trattato Dei delitti e delle pene, che pubblicò in stretta collaborazione con Pietro Verri e con il consenso di Alessandro Verri.

Con questa sua opera, Cesare Beccaria fissò alcuni punti essenziali che la società avrebbe dovuto seguire per orientarsi in tutte le riforme sociali e umane, sempre guidati dai principi di un saggio Illuminismo che voleva fondare tutto con la semplice ragione umana.

L’opera ebbe un successo incredibile, al punto che i più grandi filosofi d’Europa, e di Parigi in particolare, la presentarono come documento fondamentale per tutta la società europea.

Beccaria fu invitato in diverse Paesi, e anche in Russia, da Caterina la Grande, a presentare il suo ormai celeberrimo trattato (cosa che tuttavia non fece, per la naturale riservatezza e timidezza che lo contraddistinse). Lo stesso Alessandro Manzoni - figlio di una Beccaria, arrivando a Parigi per incontrare la madre che viveva con il conte Carlo Imbonati, e che ancora non conosceva pienamente - giovane di circa vent’anni, si trovò davanti a un coro di apprezzamenti da parte di molti intellettuali che avevano già letto e apprezzato l’opera del nonno Cesare Beccaria: gli proposero perfino di cambiare il cognome Manzoni sostituendolo con quello di Beccaria.

Manzoni a sua volta non dimenticò certo lo spirito di suo nonno, e di tutto quel gruppo di illuministi lombardi che ben conosceva e che aveva anche personalmente frequentato a Milano, così, non appena iniziò a comporre le sue prime opere, volle tradurre subito quello spirito di un illuminismo concreto in modo da operare un profondo cambiamento della società, compresa anche la stessa fede cristiana. Non possiamo dimenticare a tal riguardo come Manzoni si preoccupò di portare anche dentro la stessa cristianità il vento di quel lume che doveva illuminare le stesse verità cristiane, molto spesso diventate aridi principi che non mordevano per niente il mondo e la vita di ogni giorno. Ed è da questo spirito che nacquero gli Inni Sacri, che forse non costituiscono la grande poesia, ma esprimono molto bene quel suo spirito di autentico illuminista che possiamo ritrovare abbondantemente nel romanzo I Promessi Sposi.

Da questa breve panoramica letteraria, intendo solo affermare che di fronte a tanti problemi che anche oggi siamo chiamati ad affrontare - sia di carattere economico come di carattere sociale ed etico - occorre conservare in tutta la sua interezza lo spirito che animò Cesare Beccaria e i fratelli Verri, i quali intendevano impostare profondi cambiamenti, alquanto necessari alla loro società dell’epoca, partendo proprio dalla ragione e con la ragione.

Sento oggi tutta la nostalgia di quello spirito, anche perché oggi abbiamo l’urgente necessità di trovare un po’ di lume al fine di orientare non solo i temi di carattere economico, ma anche quelli sul fronte politico e religioso, così da avviare un percorso che orienti verso soluzioni condivisibili da tutti.

Anche gli stessi temi di carattere etico hanno bisogno di essere illuminati dallo spirito di quel vero illuminismo lombardo che non ha niente in sé di quello spirito così fazioso di quanti propongono soluzioni senza passare attraverso una sana discussione.

So benissimo quanto la realtà sia molto complessa, e anche la natura molto spesso presenta differenze inedite e non facilmente classificabili, ma credo che proprio per questa ragione noi tutti abbiamo oggi bisogno di recuperare lo spirito illuministico lombardo di allora. Rifarsi a quell’orientamento non significa rifarsi a una qualche filosofia, o a qualche punto di vista soggettivo, ma fondare i propri assunti sulla sola ragione, affinché con la fatica del pensiero si possano trovare soluzioni concrete ed accettate da tutti, in modo che non succeda anche oggi quello che accadde al personaggio dei Promessi sposi Renzo Tramaglino, il quale ebbe l’ardire di porre una domanda sulle cause della peste con la conseguenza di essere ritenuto egli stesso un untore, responsabile dei danni incombenti. Oggi, come allora, il pensiero può risollevarci dai grandi traumi individuali e collettivi che viviamo. Si può cominciare con il porre delle domande per trovare risposte in grado di interessare non solo una parte della società, ma che siano anche un modo concreto per parlare a tutti gli uomini e a tutte le donne di ogni tessuto sociale e identitario, coinvolgendo con ciò anche la stessa natura umana universale e di tutti i tempi.

Il notiziario di pensiero Cattedra del dubbio, diretto da Sante Ambrosi, è un supplemento culturale di Olio Officina Magazine, testata registrata presso il Tribunale di Milano n. 326 del 18 ottobre 2013. Direttore responsabile: Luigi Caricato. Edizioni Olio Officina. Tutti i diritti sono riservati.