Come non iniziare, per parlare dello spettacolo di Michele Neri, con l’incipit del libro di Emanuele Luzzati I paladini di Francia «Canta canta cantastorie…»?
Del resto, l’operazione che l’autore fa rimanda alla grande tradizione dei cantastorie che, nei mercati, nelle strade, sui sagrati delle chiese, intrattenevano la gente.
Nel nostro caso quanto abbiamo visto in Santa Maria Corteorlandini rientra a pieno titolo in questa tradizione.
Qui Michele Neri, che si definisce un “raccontastorie”, ci fa conoscere la Passione e la Morte di Gesù, alternando parole a canzoni, momenti di narrazione a letture: tutto in ottava rima su melodia toscana classica.
E parte dal testo, pubblicato nel 1892, di Daniele Lucaetti, celebre autore di laudi popolari, ripercorrendo in ventisette ottave la vita di Cristo raccontandone la Passione, la Morte fino alla Resurrezione.
Se il testo di fine Ottocento è il punto di partenza, a questo l’autore aggiunge le sue ricerche di leggende provenienti prevalentemente dal patrimonio toscano unite ai Vangeli canonici e a quelli apocrifi.
Si inizia con la fuga in Egitto in cui la Madonna, San Giuseppe e il Bambino sono una sorta di migranti e a tutte le loro peripezie.
Il nostro pensiero va a Gozzano di La notte Santa.
Ci sono poi la culla di legno di salice, l’aggiunta al bue e all’asinello della mula, la chiamata degli apostoli, i miracoli di Cristo, l’umanissimo Pietro (che per tre volte lo rinnegherà) e l’indegno Giuda con la leggenda delle tamerici.
Ma altre piante prendono importanza in questa narrazione, con le loro leggende come quella del pioppo, orgoglioso di essere stato scelto per la croce.
E ancora Pilato e Caifa, il Sommo Sacerdote. Poi la flagellazione, la scelta di Barabba, le tre donne: Maria, Maddalena e Maria di Cleofe sotto la croce.
Va aggiunta l’indifferenza degli uccelli, con l’eccezione del pettirosso che leverà una spina dalla corona di Gesù e la presenza dei due ladroni crocefissi uno alla sua destra e uno alla sua sinistra.
Tito, il ladrone buono, quello che durante la fuga in Egitto impedì ad altri briganti di derubare Maria e Giuseppe, e Dimaco, il ladrone cattivo.
Naturale che il pensiero vada a Il testamento di Tito tratto da La buona Novella di Fabrizio De André con il pianto delle madri sotto le croci dei figli.
Perché non è solo il figlio di Dio ad essere pianto…
E, alla fine, la Resurrezione.
Un’ondata di commozione ha percorso gli spettatori, catturati dalla narrazione di una vicenda religiosa che, per quanto drammatica, Michele Neri ha riportato in una prospettiva più terrena e quotidiana.
Così come aveva fatto il grande Jacopone da Todi con il suo Donna de Paradiso.
Due parole sull’autore, fiorentino, classe ’62, e sul suo lavoro tra “raccontastorie” e lettore.
Tra i testi ha prediletto gli “intramontabili”: Pinocchio, Il Giornalino di Gianburrasca, Peter Pan, Il libro della giungla, Alice nel paese delle meraviglie.
Dal 2015 sta portando in vari contesti le storie dei Paladini di Francia dall’Orlando innammorato all’Orlando Furioso.
Ha collaborato con vari musei. Ne citeremo alcuni. A Firenze con Museo di Scienze Naturali dell'Università degli Studi e con il Museo Stibber.
A Pistoia con la Fondazione Marino Marini.
Inoltre, dalla primavera del 2020 ha iniziato a collaborare con la Rete Italiana di Cultura Popolare di Torino, producendo alcune serie di racconti radiofonici.
Ha al suo attivo, tra l’altro, La dolente storia dell’innocente Pia e La disavventura di due giovani. Piramo e Tisbe.
Il racconto della Passione e la Morte di Gesù di e con Michele Neri
Lucca, Chiesa di Santa Maria Corteorlandini, venerdì 27 marzo 2026