Libro di certo appassionante per chi ama i libri e l’editoria, questa storia di editori e di un curatore editoriale.
Gian Arturo Ferrari parte proprio dai due colossi del Novecento per questo viaggio (a cui unisce sue vicende personali) ovvero gli editori Mondadori e Rizzoli, accomunati da origini estremamente umili e mancanza di cultura.
Due veri pilastri.
Poi fa un balzo all’indietro, all’editoria dell’Italia Unita e qui di nuovo due «gemelli» (come Ferrari aveva già definito Mondadori e Rizzoli), che sono, questa volta, Emilio Treves e Edoardo Sonzogno che, al contrario dei «due miserabili» [sic], sono due agiati borghesi.
Sonzogno, che è pure editore musicale e il maggior concorrente di Ricordi, si dedica alla grande narrativa di intrattenimento che fa parte delle letture del nostro autore da piccolo.
Libri che, dopo molte vicissitudini, finiscono bene come Senza famiglia o Il piccolo alpino, ma che a volte possono anche finire male come I ragazzi della via Pal: libri da leggere «pian piano perché il gusto delle lacrime va assaporato lentamente».
Treves si trasforma invece «da editore di libri in editore di autori» scoprendo che «il vero patrimonio di una casa editrice è il suo portafoglio autori».
Così, dopo aver ricercato e pubblicato libri come Fosca di Tarchetti, Senso di Camillo Boito e Verga con I Malavoglia, giungerà al «vero e proprio bestseller, il primo italiano», nel 1886 con Cuore di De Amicis fino a fare il suo maggior investimento: scegliere di pubblicare Il piacere del giovane d’Annunzio, rispetto al più vecchio Verga con il suo Mastro-Don Gesualdo.
Ci parla poi di Laterza, la casa editrice di Bari, della milanese Hoepli con particolare attenzione ai famosi manuali, per poi riprendere, dalla nascita, la vicenda della Mondadori.
Si potrebbe ricordare il famoso finanziatore Borletti; il fatto di aver seguito la “politica” di Treves attirandone molti autori che pagherà bene; la scelta delle migliori carte, dei caratteri Bodoni, del miglior stampatore d’Europa: Mardesteig.
Senza contare le famose collane: dai gialli, alla Medusa, a Omnibus.
Poi Ferrari riprende in mano l’altro colosso, ovvero Rizzoli.
E continuerà con Einaudi, Feltrinelli, Adelphi, Sellerio, Bollati-Boringhieri; con le nuove case editrici del Sessantotto (De Donato, Samonà e Savelli, Bertani).
Per ogni editore non mancherà di dare i tratti che maggiormente lo caratterizzano come le collane, le scelte editoriali o grafiche (la effe sghemba disegnata per Feltrinelli da Bob Noorda).
Rileverà l’eleganza torinese di Einaudi che non ha nulla «a che vedere con l’aria bottegaia dei grandi editori milanesi», mettendo il dito nell’eterno dissidio Milano-Torino.
Il tono a volte è eccessivamente critico (la «villona» di Rizzoli definita «pacchiana») e manca di un po’ di umiltà quando, descrivendo i suoi lavori nelle varie case editrici, sottolinea le sue ben note capacità (che proprio perché note non hanno bisogno di alcun ulteriore risalto).
Quasi un manuale, una sorta di testo scolastico questo libro che, per chi ama editori, case editrici, scrittori rappresenta una cornucopia di notizie, di racconti, di «intrighi».
Decisamente appassionante.
Storia confidenziale dell’editoria italiana di Gian Arturo Ferrari, Venezia, Marsilio, 2022