Nato nel 1997 a Lucca, Fuoricentro è il primo spazio a proporsi nella città murata quale centro culturale.

Luogo di formazione e di scambi, si muove tra i linguaggi della danza e del teatro, elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo, l’educazione della persona e necessari per migliorare la società.

Qui abbiamo visto François Kahn [di cui già scrivemmo qui, in questa sede, il 20 novembre 2016, NdC] recitare quella meraviglia che è La signora col cagnolino di Čechov.

Khan, già partecipe dell’attività del Teatro Laboratorio di Grotowski, poi insegnante alla scuola del Piccolo di Milano, ha in seguito orientato la propria ricerca sul progetto Teatro da Camera, dove, per un numero limitato di spettatori, trascrive drammaticamente, in forma di monologo, testi presi a prestito dalla letteratura.

Una grande rappresentazione, quella cechoviana, che, riducendo ai minimi termini gli oggetti scenografici e sfruttando le potenzialità dell’immobilismo (l’attore recitava stando praticamente sempre seduto), riusciva a trasmettere al volutamente esiguo pubblico, emozioni all’ennesima potenza.

Perché partire da Khan per parlare dello spettacolo visto qualche sera fa?

Per ribadire le scelte controcorrente di questo spazio teatrale.

Non più immobilismo, ma, al contrario, movimenti continui (da vero atleta) sono quelli che accompagnano Costantino Buttitta nel suo Lettera ai contadini.

Buttitta parte dall’opera di Jean Giono, il cui titolo completo è Lettera ai contadini sulla povertà e la pace, dando vita a un monologo in cui, con sapienza, mescola al testo originario, attualizzandolo, inserti contemporanei, registrazioni, frammenti autobiografici e personaggi che abitano il presente: il coltivatore indoor, il contadino siciliano, la generazione cresciuta dentro la promessa del profitto.

Tratta argomenti contemporanei con grande sensibilità.

Uno spettacolo in cui alterna, con rara efficacia teatrale, i temi della sovrapproduzione agricola, dell’economia finanziaria, della guerra e della perdita del legame tra essere umano e terra.

La lettera

Quel rapporto che abbiamo ormai smarrito con ciò che ci nutre.

E tutto ciò è indicato, simbolicamente, con pochi oggetti che, proprio in quanto pochi, accrescono la loro potenza evocativa.

Il frumento all’inizio, le cassette di plastica, la terra, un enorme 10.000 lire (sì, proprio quelle con Alessandro Volta), il berretto di lana per il coltivatore indoor e per il contadino siciliano e la lettera…

Ma attenzione: la “povertà” evocata nel testo non è miseria, ma misura: una scelta di limite, di equilibrio, di ritorno alla produzione reale contro l’astrazione del denaro.

Una sorta di medietas latina.

Spesso, nei momenti più poetici o più drammatici (la differenza non è poi così grande) Costantino Buttitta “prolunga” il suo corpo, la sua narrazione, accarezzando con la mano l’hang drum.

E poi c’è decisamente un rapporto “carnale” col racconto, perché in scena Costantino suda, soffre, ride, si rotola nella terra di cui si ricopre in un’esperienza totalizzante.

Quando, un anno fa, nel 2025, sempre a Fuoricentro, vedemmo L’idiota, che aveva tratto da Dostoevskij, con la regia di Emilio Ajovalasit, definimmo quest’altro suo monologo uno spettacolo intenso, magico al punto da sedurre anche gli under18.

Uno spettacolo che donava un’emozione unica ed era l’ennesima dimostrazione che il teatro si può fare con poco (una seggiola, uno sgabello, un cappotto…) e, soprattutto, un attore.

Complimenti allora e complimenti ora a questo incredibile Costantino.

Ancora due parole su di lui.

Classe 1989, diplomato nel 2011 alla Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone” e, nel 2020, alla scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo, diretta da Emma Dante.

L’attrice-regista lo dirigerà anche in alcuni suoi spettacoli come Extra moenia, Esodo, Abbecedario della quarantena.

Seguirà poi studi con attori dell’entourage della Dante, come Carmine Maringole, Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco.

Tra i nomi che si trovano nel suo curriculum ci sono Maddalena Crippa, ma importante l’incontro, nel 2012, con quello che sarebbe diventato il direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, Valerio Binasco.

Lettera ai contadini da Lettera ai contadini sulla povertà e la pace di Jean Giono di e con Costantino Buttitta

Lucca, Fuoricentro Teatro, 10 maggio 2026

 Le foto in apertura e all'interno sono di Mariapia Frigerio