È uscita. È finalmente nelle sale. Ci aspetta. La nuova Odissea del XXI secolo, il film di Christopher Nolan, dopo aver fatto parlare di sé prima di rivelarsi, ora può essere commentata a ragion veduta, e mentre Ulisse conosce una nuova stagione di rinnovata vitalità le vetrine delle librerie si addobbano di libri sull'antica Grecia, sulla mitologia, sugli dèi e gli eroi di un tempo che crediamo di solito morto e che invece si risveglia periodicamente con stupefacente vivacità.
Non voglio qui parlare del film. Ma dei libri che in parallelo sono spuntati in queste settimane nelle librerie, e che magari, senza il film, sarebbero passati sotto silenzio in qualche scaffale appartato.
In particolare vorrei parlare di uno di essi, che colpisce per diverse ragioni. Innanzitutto perché è pubblicato da un editore che in passato non sembra aver mai collocato la saggistica antica ai vertici della sua attenzione: l'editore è Sonzogno, e la sua scelta non è un superficiale ossequio alla moda del momento, a un'onda che per motivi commerciali è opportuno cavalcare: tutt'altro. Nelle mani della veneziana Marsilio, e per le cure di una editor raffinata e attenta, troppo presto scomparsa, Patricia Chendi, questa casa editrice si è ricavata uno spazio molto particolare e di tutto rispetto soprattutto nel campo della narrativa ispirata al mondo antico, proponendo la traduzione italiana di romanzi diventati casi letterari a livello internazionale, come La canzone di Achille, Circe o Galatea di Madeline Miller, che attingono personaggi e vicende alla mitologia greca. Il libro del quale vorrei parlare non è un romanzo, bensì un saggio divulgativo, che però, grazie alle doti narrative che si affiancano nel suo autore alla profonda competenza scientifica, si legge tutto d'un fiato come un romanzo. Imparando molte cose e divertendosi anche parecchio.
Il libro è Vite leggendarie. I grandi protagonisti della storia greca. La Grecia classica, di Giorgio Ieranò (Sonzogno 2026), ultimo nato di una serie di carattere divulgativo di alta qualità che comprende, per lo stesso editore e a testimonianza dei nuovi interessi di quest'ultimo, titoli come Olympos, Eroi, Gli eroi della guerra di Troia, Demoni, mostri e prodigi, tutti dello stesso Ieranò. Vite leggendarie è un libro che si presta a diverse considerazioni interessanti sul mondo antico e di riflesso sul nostro, come è inevitabile che sia quando a far rivivere la storia del passato sono personaggi tra i più affascinanti, controversi e discussi dell'antichità. Raccontando infatti, sulla base delle testimonianze storiche più accreditate, le biografie di alcuni dei grandi protagonisti della storia greca, l'autore ci introduce, passando per così dire dalla porta di servizio, nella grande casa del mondo classico. Dove invece di solito certa (datata) manualistica scolastica ci faceva entrare passando dai quartieri padronali, ossia con tutta la solennità del caso, intimoriti e con il cappello in mano, insistendo sul modello che quella società offriva, ancora valido per noi, tutti nipotini di Socrate, Platone e Aristotele o discendenti più o meno grati e ammirati di Pericle.
Qui invece non c'è nessun modello. O meglio: i personaggi ci sono tutti, i più grandi campioni della grecità (quella storica, non quella mitica) sono tutti ritratti in capitoli appositi, e nessuno cancella le loro glorie o sminuisce polemicamente le loro benemerenze; ma con profonda onestà intellettuale ci viene spiegato che quegli uomini leggendari erano prima uomini che leggende, con le piccolezze, le fragilità, i limiti personali e sociali che caratterizzano tutti gli esseri umani. Le loro vite sono diventate leggendarie per diverse ragioni, molte delle quali legate al contesto in cui quei personaggi sono nati e vissuti, molte altre dipendenti dall'indubbio fascino del loro carattere, che fece fiorire intorno a loro, fin dall'antichità, narrazioni che il tempo ha poi provveduto nei secoli a elevare al rango di leggenda. O di mito, per dirla con parola antica.
Una scorsa ai nomi dei protagonisti, che probabilmente risvegliano in molti lettori ricordi liceali, può dare un'idea della dimensione nella quale veniamo proiettati. Si parte con Solone, poeta, legislatore e grande sapiente; poi viene Pisistrato, il tiranno del quale tutti parlano bene, del cui governo gli Ateniesi hanno serbato un eccellente ricordo; poi ancora Leonida e Temistocle, due protagonisti eroici delle guerre persiane diventati subito leggenda; e ancora Pericle, grande statista artefice della gloria di Atene, che naturalmente non poteva mancare, anch'egli con le sue luci e le sue ombre; e Alcibiade, bello e dannato, il seduttore più ricercato, amato e odiato della capitale greca. Naturalmente non può mancare neppure Socrate, per quanto per tanti versi sia un antieroe; e c'è anche Senofonte, che l'autore, tra tutti gli altri, sembra prediligere, non foss'altro che per le sue doti umane e le sue indubbie qualità di eccezionale scrittore, anche se non sempre riconosciuto come merita. Completano la serie di ritratti Dionisio il Grande, signore di Siracusa, il grande oratore Demostene e, all'alba di un nuovo mondo che ormai va soppiantando quello della Grecia classica, Alessandro Magno, che fa una fugace comparsa alla fine del libro.
Tutti uomini, come si vede, e come è inevitabile che sia in una società maschilista e patriarcale qual era - che ci piaccia o no - quella antica. Tuttavia un capitolo è riservato alla "voce delle donne", ossia Elpinice, Aspasia e le altre: perché anche sotto questo aspetto, come sotto molti altri, la società greca era piena di sfumature e di contraddizioni. La vita segregata e posta sotto lo stretto controllo maschile caratterizzava prevalentemente le donne di Atene, ma trovava eccezioni in altri ambienti, come Sparta, dove per esempio l'autonomia di una donna come Gorgo, la regina moglie di Leonida, che conduceva un'esistenza molto disinvolta, era ben nota; o come in Egitto o in Etruria, dove le donne godevano indubbiamente di maggiore libertà e indipendenza rispetto a quelle di Atene. Ma anche tra le donne greche non mancavano figure di spicco le cui biografie possono ben annoverarsi tra quelle leggendarie. Come Elpinice, sorella di Cimone e dotata di uno straordinario carattere che la rendeva particolarmente attiva anche sullo scenario politico. O come Aspasia, la più nota, che, straniera ad Atene, poteva proprio per tale ragione godere di maggior autonomia, anche se spesso le sue manifestazioni di indipendenza potevano dare scandalo; concubina di Pericle, era donna coltissima che amava intrattenersi con i filosofi, e persino Socrate, si diceva, aveva imparato molto da lei. E poi c'era Artemisia, regina di Alicarnasso e alleata del gran re Serse durante le guerre persiane, dotata di straordinaria preparazione e competenza militare e divenuta un autentico spauracchio per gli Ateniesi (anche se poi questi ultimi ammiravano e consideravano una delle meraviglie del mondo il Mausoleo, la tomba monumentale che essa aveva fatto erigere ad Alicarnasso per il proprio consorte Mausolo). E altre figure femminili si sarebbero potute aggiungere, come Frine, donna bellissima e dalla vita disinvolta, che fu la modella dello scultore Prassitele e gli ispirò la sua Afrodite Cnidia, una delle più belle statue del mondo antico. O come Diotima, se si ammettesse la storicità della sua figura, che molti ritengono invece una creazione di Platone, una specie di “doppio” di Aspasia. O come Santippe, la moglie di Socrate, sulla cui reale personalità pesa una fama, non sappiamo fino a che punto esagerata, di "bisbetica" neppure tanto domata... Apparizioni rapsodiche, le figure femminili che emergono talvolta giganteggiano, proprio per la loro rarità, in uno scenario declinato però prevalentemente al maschile.
Uomini o donne che siano, i personaggi che scorrono sulla passerella allestita da Ieranò smontano inesorabilmente, anche se con molta eleganza, alcuni dei falsi miti che la tradizione occidentale ha costruito nei secoli sulla società greca: quelli di un'Atene culla della democrazia occidentale, di una Grecia patria della giustizia, del discorso filosofico come fulcro della prassi politica ateniese, della libertà come ideale perseguito e garantito per tutti i cittadini, della ragione come faro e guida dell'operare umano contro l'oscurità dell'irrazionale... tutto vero, certo, ma anche tutto da riconsiderare se dalla sfera astratta si passa alla realtà concreta delle vite di uomini e donne della Grecia antica. Vite che dimostrano come la democrazia di Atene fosse ben lungi da quello che noi intendiamo oggi con la stessa parola, come il dibattito politico si svolgesse senza esclusione di colpi anche molto bassi, come la ragione e la riflessione filosofica venissero maneggiate con abilità da professionisti della parola che sapevano piegarle ai loro fini non necessariamente limpidi, come all'uguaglianza dei cittadini si contrapponesse la disuguaglianza (per nascita, censo, condizione sociale) che rendeva i cittadini veri e propri una cerchia ristretta e privilegiata, come il faro di civiltà rappresentato dall'epoca d'oro dell'Atene periclea avesse un risvolto che la rendeva tributaria dell'imperialismo più sfrontato e vittima della corruzione e di una sotterranea ma violenta contrapposizione di orientamenti politici...
Le vite che Ieranò racconta fanno emergere tutto questo sotto la patina dorata che molto spesso ricopre, nella tradizione corrente, i diversi personaggi. Le sue pagine hanno il pregio di rendere i mille chiaroscuri che dovevano animare la vita reale, senza però cadere nella trappola della demolizione sistematica dei valori del mondo antico (uno sport, questo, sia detto per inciso, che trova molti appassionati, e se ha il pregio di cercare di controbilanciare una visione tutta spostata a favore degli antichi, ha però il difetto di suonare spesso ideologica e di lasciarsi strumentalizzare non tanto per comprendere meglio il passato, quanto per fornire interpretazioni - di parte - del presente).
In bilico tra realtà e leggenda, dunque, i grandi protagonisti della storia greca di età classica ci proiettano in un mondo che credevamo di conoscere ormai a fondo e che riserva invece continue sorprese. Non ultima, anche se è con essa che si chiude il libro, quella relativa ai destini di Alessandro Magno, la cui vicenda diventò subito, lui morto da poco o addirittura ancora vivente, materia fiabesca, narrata nel mondo intero tra antichità e Medioevo, "dalla Grecia alla Mongolia, dall'Islanda all'Arabia, dall'Inghilterra alla Malesia", come scrive Ieranò. A conferma di quanto dice Eschine, l'oratore greco grande rivale di Demostene, il quale sembra voler porre il suo sigillo sulle vite leggendarie degli eroi qui selezionati quando scrive: "Non abbiamo vissuto una qualunque vita umana, ma siamo nati per ispirare ai posteri racconti pieni di stupore".