Nell'ambito delle manifestazioni per Pistoia Capitale Italiana della Cultura, sabato 28 Febbraio 2026, nella Sala del Capitolo del Convento di San Francesco a Pistoia, è stato presentato il libro della poetessa e drammaturga Maura Del Serra Sorelle bruciate e altri corti teatrali (Pistoia, Petite Plaisance, 2025), per iniziativa della F.I.D.A.P.A. Sezione di Pistoia. Fra i relatori, insieme a Daniela Marcheschi, era Carla Beatrice Lomi che ha introdotto i lavori. Le letture dei testi, davanti a un pubblico numeroso, sono state eseguite dall'attrice Alessia Innocenti.

Ho avuto il privilegio di leggere i testi drammaturgici riuniti nel volume Sorelle bruciate e altri corti teatrali prima della loro pubblicazione, poichè Maura Del Serra, per sua benevolenza, me li ha inviati chiedendomi di condividere con lei le mie impressioni di semplice lettrice.

Ogni volta restavo affascinata dalla sua capacità di condensare nell'arco di poche pagine il ritratto di donne geniali, alcune delle quali rimaste a lungo in ombra, facendo emergere chiaramente il cuore delle loro vicende esistenziali, con indicazioni incisive inerenti alle condizioni storico-sociali entro cui si è snodata la loro storia, disseminate nel testo con una naturalezza pari alla loro pregnanza.

Ogni piece offre un quadro vivo e coinvolgente che restituisce un ordine e un senso alla  materia spesso impenetrabile di cui è intessuta ogni biografia; ma, pur mettendo a fuoco, come si legge nella quarta di copertina, "le limitazioni e i pregiudizi familiari e sociali che hanno ostacolato la valorizzazione dei naturali talenti femminili ancorché espressi con brillanti e innovative qualità", siamo ben lontani da una letteratura che propone tesi, né tantomeno tesi di tipo meramente sociologico.

Queste pagine cesellate con la maestria di "un'imperdonabile", di chi è fedele alla "passione della perfezione", secondo l'espressione di Cristina Campo, sono il frutto di una ricerca radicale e feconda, radicata nella sua storia, animata dalla parola dei grandi di ogni tempo dei quali l'autrice ha coltivato costantemente la conoscenza e amato la familiarità. Vi si avverte la presenza di quell' "alta ragione" che ha ispirato i grandi e che Maura Del Serra ha sviluppato per assecondare la sua  sete di verità, la "sete della fonte" già evocata in una sua lirica omonima, di donna fedele al dantesco intelletto d'amore.

 

In questo volume la Del Serra si avvale di registri linguistici diversi che assecondano spesso, e a vantaggio del lettore, una vena ironica e leggera di calviniana memoria, con una piena contezza del ritmo richiesto dalle scene teatrali a cui la scrittura di queste pagine è destinata. La regia del tutto è però dettata da qualcosa di più fondo, dalla "prodiga parola", compagna della "grazia ardente". Così il lettore, pagina dopo pagina ha l'impressione di percorrere con lei i sentieri di un vivaio che da solo non avrebbe potuto visitare. Ogni albero svetta e ha radici profonde. Talvolta esse sono rivolte verso il cielo, e lo avvertiamo incontrando Margherita, perla de mi vida. Altrove l'albero simbolico trova massimo sviluppo nel tronco, nei rami, nei frutti lungo l'asse che unisce la terra al cielo a rappresentare la dimensione storico sociale. Lo riconosciamo nella figura di Anna Kuliscioff, la dottora dei poveri, nella sua voce, nel cuore pensante che comprende i diseredati della storia e sente la sofferenza del mondo come propria.

Scopriamo così, ancora una volta, che la scrittura di Maura diviene soglia: la sua attenzione si volge a questo opaco atomo del male, contempla l'albero cosmico e alfine offre la visione di un "vivaio di stelle" nel loro splendore e pianto.

La scena teatrale in Sorelle bruciate nasce dalla poesia, lega visibile e invisibile, incarna l'individualità profonda di queste figure femminili mentre illumina le potenze dell'anima: il farsi travagliato di un destino personale diviene così voce di una coralità che esprime emozioni e bisogni etico-spirituali comuni.

Il lettore è spinto a riconsiderare l'incidenza di questioni cruciali - non ancora pienamente superate - che hanno riguardato il processo di emancipazione e liberazione femminile,  ma soprattutto si nutre di una conoscenza dell'animo umano, e in particolare dell'universo femminile, riletto alla luce della complessa fenomenologia del dolore. Esso si accompagna, come l'altro polo di un crescente lunare, alla forza del desiderio e di quelle passioni che richiedono un'espressione sulla scena del mondo, a lungo preclusa all'altra "metà del cielo".  Alle donne infatti è stato storicamente riconosciuto il potere di relazione, espresso nell'ambito familiare della cura, ma non è stata data la possibilità di valorizzare elementi vitali della loro identità, con gravi rinunce sul piano della costruzione di una propria libera soggettività.

Emerge in queste figure di artiste la forza viva del talento artistico che le anima, mai pienamente espresso a causa dei vincoli e delle barriere sociali e culturali di cui sono state vittime, la coscienza della propria dignità e del proprio valore, ma questa dimensione autoriflessiva, sofferta, questa identità spesso repressa è sempre accompagnata da una altrettanto nitida consapevolezza del "noi", di quel tessuto vivo entro il quale la propria vocazione trova spazio e senso, inseguendo un disegno, il proprio daimon che chiede e incalza affinchè ognuno diventi pienamente quello che è. Rifulge allora in questi testi una consapevolezza delle forze che agiscono nella storia, che governano le cose, oltre l'agitarsi dei moti che appaiono in superficie che turbano, disperdono le nostre energie, sconvolgono. Quello che alfine emerge non è soltanto una manifestazione della resilienza femminile, (spesso richiamata nel nostro tempo), ma è una testimonianza dell'anima che sa risorgere quando è animata da un intelletto d'amore.

Così il teatro di poesia di Maura Del Serra, nato dal mondo immaginale che vive di forme simboliche, archetipiche, alimenta un modello di teatro in cui la parola sa uscire dalla pagina per entrare nel nostro animo e farci guardare con occhi nuovi il mondo, per incontrare il nostro sé più autentico e quanto la vita quotidiana non sempre sa portare alla luce. Per questo la stessa lettura diviene rito che ci cambia, come avveniva nel teatro antico, greco, medievale e barocco.

Quando ci immergiamo nella lettura di questo ordine di libri, o ci caliamo nelle scene di uno spettacolo teatrale, quale autentica espressione di quell'arte che tutte le riunisce, ci concediamo un'attività molto creativa seguendo immagini e pensieri svincolati dall’azione. Viviamo un'esperienza sempre nuova che ci offre visioni del futuro e accresce la nostra consapevolezza che non c’è etica senza estetica. Esprime bene questa convinzione lo psicoanalista Luigi Zoia: «L'anima […] ha bisogno di completare l’etica con l’estetica perché non può vivere ristretta nel negativo. […] Abbiamo bisogno di compiti positivi, non solo di moralismo che strepita contro il male; segretamente ci volgiamo all’estetica come completamento istintivo e gratuito dei problemi etici. Offrire il bello è naturalmente giustoMigliora subito il mondo, senza richieder crociate contro il male, senza favorire ideologie assassine. (L. Zoja, Giustizia e Bellezza, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 2007, p.23).

Se un libro ha il potere sopra richiamato di unire etica e estetica, forse c'è ancora speranza di risollevarci quando ci sentiamo impotenti di fronte alla violenza che ancora imperversa nei confronti delle donne e di tante minoranze emarginate, di fronte ai drammi e tragedie della storia, frutto di logiche che credevamo superate, perchè sentiamo che possiamo confidare nella forza del piccolo seme dell’umanità che la letteratura e le arti coltivano, affinché si radichi in noi e, ancorandosi all'albero della vita, resista al grande male.

In apertura, da sinistra Daniela Marcheschi, Maura Del Serra e Alessia Innocenti. Foto di Carla Beatrice Lomi