Sto tornando da qualche giorno di tregua climatica a Cracovia e, mentre leggo delle temperature che ci aspettano nelle prossime settimane, sento una paura che faccio fatica a liquidare come semplice insofferenza per il caldo. Provo ansia e penso che questo caldo continuo, ostinato, fuori misura, finisca inevitabilmente per incidere sulla salute mentale di tutti.
La cosa più straniante, però, è che siamo chiamati a fare finta di niente. Tornare al lavoro, riprendere a viaggiare, a studiare, a programmare settembre, a discutere delle solite cose. Come se fosse tutto come sempre.
Ma non è come sempre.
E allora mi è tornato in mente un grosso (ma anche grande) romanzo che lessi negli undici giorni di Covid del mio malinconico luglio 2022, al quale peraltro restavo segretamente gratissima perché mi aveva finalmente imposto un riposo vero: Verso il paradiso, di Hanya Yanagihara.
Yanagihara, scrittrice americana cresciuta alle Hawaii, è quella che quasi tutti conoscono per averci inflitto le infinite pene di Jude St. Francis in Una vita come tante. Ma secondo me è soprattutto una straordinaria maestra dell’inquietudine.
Verso il paradiso è un romanzo monumentale costruito in tre tempi, 1893, 1993 e 2093, tre Americhe possibili abitate da personaggi i cui nomi e destini ritornano e si trasformano. Nell’ultima parte ci ritroviamo in una New York futura devastata dal cambiamento climatico e da epidemie ricorrenti. Il caldo è diventato una condizione permanente, le libertà sono state progressivamente sacrificate alla necessità di sopravvivere, la vita continua dentro un’emergenza che, semplicemente, ha smesso di essere considerata tale.
Ed è forse questo che mi è tornato in mente oggi.
L’apocalisse di Yanagihara non arriva con un’esplosione. Non c’è un giorno preciso nel quale il mondo finisce. Il mondo continua. Si lavora, ci si innamora, si invecchia, si obbedisce, si cerca un po’ di felicità. Semplicemente, anno dopo anno, ciò che una volta sarebbe sembrato intollerabile diventa normale.
Forse è questa la cosa che mi inquieta di più anche adesso: la normalizzazione dell’anomalia.
Faremo quello che dobbiamo fare. Torneremo al lavoro, accompagneremo i figli a scuola, prenderemo aerei e treni, fisseremo appuntamenti, organizzeremo cene. Accenderemo l’aria condizionata e continueremo.
Ma non è come sempre.
E forse la grandezza di Yanagihara sta proprio qui: nel saper raccontare non soltanto le catastrofi collettive, ma quell’apocalisse segreta che visita ciascuno di noi quando il mondo improvvisamente ci sembra più minaccioso e noi ci sentiamo più fragili.
(Il libro, costituito da 768 pagine, può essere riutilizzato come ferma porte di comprovata utilità, dopo la lettura).
Hanya Yanagihara, Verso il paradiso, Feltrinelli