Mario Draghi, Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo, Rizzoli 2026

Con questo libro, Mario Draghi suona la sveglia all’Unione Europea: essa non può più limitarsi a difendere il proprio modello sociale, democratico e ambientale. Tale modello non è garantito una volta per tutte. Per conservarlo deve ritrovare capacità produttiva, autonomia strategica, velocità decisionale, forza tecnologica e visione industriale.
La competitività, in queste pagine, non è ridotta a una parola da lessico aziendale: diventa la condizione materiale della libertà politica. Senza imprese capaci di innovare, senza ricerca trasformata in industria, senza infrastrutture energetiche e digitali adeguate, senza difesa comune e strumenti finanziari all’altezza delle sfide, l’Europa non potrà continuare a promettere benessere, sicurezza, transizione ecologica e tutela dei diritti.
Scrive Draghi: “Dobbiamo decidere se restare semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, oppure compiere i passi necessari per diventare una potenza. […] Perché diventi una potenza, l’Europa deve passare dalla logica della confederazione a quella della federazione. Laddove, infatti, l’Europa ha percorso la via della federazione – commercio, concorrenza, mercato unico, politica monetaria – siamo rispettati come potenza e siamo in grado di negoziare come un attore unico. […] Laddove, invece, non siamo riusciti a imboccare quella strada – difesa, politica industriale, affari esteri – siamo trattati alla stregua di una somma eterogenea di medie potenze da dividere e affrontare separatamente”.
L’autore rivolge una domanda di fondo a tutti i cittadini europei: vogliamo che l’Unione resti un soggetto della storia o accetti di diventare il luogo dove si consumano decisioni prese altrove? Draghi suggerisce una possibile risposta: l’Europa potrà difendere i propri valori solo se saprà darsi gli strumenti per renderli ancora credibili. Se non lo farà con la necessaria urgenza, il rischio non è di rimanere come siamo nella casa comune che abbiamo con fatica costruito in questi sessant’anni. Come scrive Martin Wolf nella prefazione, “l’Europa potrebbe scoprire che la casa accogliente in cui credeva di poter continuare a vivere è ormai svanita”.
Michele Mezza, Guerre in codice. Come le intelligenze artificiali resettano la democrazia, Donzelli 2025

I codici di guerra di cui parla questo libro sono i formati di intelligenza artificiale, che mutano per modalità di addestramento, codici etici, e opportunità di personalizzazione. Sono tali formati a costituire la cybersecurity che, finora, sapevamo individuarla come una sorta di logistica militare, mentre si è trasformata in una categoria guida sia dell’informazione che della politica.
Fino a qualche anno fa, l’attenzione di uno studioso come Michele Mezza, che segue, da giornalista e sociologo, l’evoluzione di quel complesso industriale e culturale che va sotto il nome di Silicon Valley, era concentrata sul giornalismo, diventato logistica militare delle guerre ibride contemporanee.
Ma ora c’è una novità sconvolgente. Con il nuovo sistema di convergenza tra potenza tecnologica e poteri istituzionali inaugurato negli Stati Uniti dal vicepresidente James D. Vance e il fondatore di PayPal e Palantir, Peter Thiel, Silicon Valley è diventata essa stessa una potenza politica separata dalle istituzioni, addirittura in grado di sostituirsi allo stesso potere del complesso militare di cui era ancella fino a qualche tempo fa. E così l’autore ci offre, con questo libro, una mappa per orientarci nel nuovo scenario.
Nell’introduzione si trovano le coordinate per capire l’evoluzione raggiunta dalle guerre ibride. Poi, in tre capitoli, vengono descritti i processi trasformativi che riguardano gli stati, la sicurezza e l’informazione. Completano il volume la prefazione di Alessandro Politi, da 13 anni direttore della Fondazione del Collegio della Difesa della NATO, sulla guerra cognitiva, e la postfazione di Pierguido Iezzi, ex ufficiale di Marina in carriera sulla cybersecurity semantica.
Anche in quest’ultimo libro si coglie la visione ottimistica di Michele Mezza, già espressa con chiarezza otto anni fa in Algoritmi di libertà (Donzelli 2018). Le strategie militari dei grandi gruppi digitali americani si vanno sempre più centralizzando. E convergono con una funzione sempre più intrusiva nella nostra neurologia, con funzioni di supplenza decisionale in ogni attività operativa. Ecco, in questa convergenza, l’autore scorge una contraddizione che può tenere aperto un varco per una dialettica sociale e democratica: l’insopprimibile tendenza al decentramento che l’informatica sta trasmettendo anche alla nuova leva di soluzioni di intelligenze artificiali.
Lo aveva intuito, negli anni Cinquanta del secolo scorso, Adriano Olivetti: nell’informatica tutto quello che è grande diventa piccolo e tutto quello che è complicato si semplifica. “Ed è in questa divaricazione – scrive Mezza – fra volontà apocalittiche di comando unico sull’evoluzione della specie umana e disarticolazione delle ambizioni omologanti, con forme di personalizzazione accentuata dei processi di calcolo, che si snoda la nuova versione del nostro libro che speriamo possa incoraggiare una nuova consapevolezza delle dinamiche politiche e sociali che sono già in atto e che chiamiamo guerra solo per pigrizia, anche in vista delle prossime tornate elettorali”. Le prossime elezioni, in Italia e in Francia, verranno giocate e organizzate dal punto di vista propagandistico esattamente con gli stessi strumenti e codici con cui si sta combattendo nel mondo: sostituendo ogni realtà e avvelenando ogni verità. Saranno questi i codici di guerra.
In apertura, foto di Olio Officina