In rigoroso ordine alfabetico per autore, la lista inizia da Ilaria Capua, divulgatrice scientifica e virologa di fama mondiale. Abbiamo imparato a conoscerla ai tempi del Covid, ma già da anni questa scienziata si batteva per la trasparenza dei dati sui virus, ad esempio quello dell’aviaria, stimolando un dibattito scientifico senza barriere.

Il titolo è già una dichiarazione di intenti: Non mollate. Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile.

Dopo la dedica, il celebre motto del presidente americano Obama: Yes, we can.

A volte diamo per scontato che per le donne il percorso professionale sia uguale a quello degli uomini. L’autrice dimostra attraverso parecchi esempi reali che le cose non stanno affatto così. Lei stessa ne è la prova: una volta il “(poco) magnifico” rettore di una Università, nel conferirle un premio, ebbe il coraggio di affermare che il lavoro principale delle donne è quello di cucinare, per tramandare la cultura gastronomica italiana. E nel suo ateneo ricercatrici e professoresse dovevano portare la crostata, da sottoporre al suo insindacabile giudizio.

Si citano numeri, percentuali, dati inconfutabili. La metafora del “soffitto di cristallo” (glass ceiling), coniata nel 1978, è molto efficace: sembra che la parità nel campo del lavoro ci sia, il percorso sia lineare, sgombro da ostacoli, eppure si mette sempre di traverso un impedimento che, magari a un passo dal traguardo, lascia la donna indietro, nonostante uguali, o maggiori, competenze ed esperienze. Il cristallo è trasparente, infatti le leggi non scritte non traspaiono, ma per avanzare bisogna romperlo, con il rischio concreto di ferirsi.

Le discriminazioni non sono solo verso il genere femminile, purtroppo, ma investono anche minoranze etniche, gruppi sociali, orientamenti sessuali.

Ilaria Capua racconta diverse situazioni, invitando a non demordere mai, a perseverare, a non lasciare spazio alla rassegnazione. A resistere a quella che chiama “operazione crostata”.

Ricorda l’importanza dell’autostima, spesso minata da agguati di ogni sorta. Parole, battute, o peggio, che a volte fanno venir voglia di gettare la spugna.

Come non pensare, allora, alla sagace risposta che dava Rita Levi Montalcini a chi non concepiva che negli anni Cinquanta una donna, nubile, potesse dedicare la propria vita alla carriera e alla scienza, e le chiedeva con insistenza chi fosse il marito, unico modo per legittimare la sua presenza in un istituto di ricerca: “Sono il marito di me stessa”.

Un libro adatto a tutti: alle donne che con determinazione e perseveranza camminano lungo un percorso irto di ostacoli e di frustrazioni, e agli uomini, per comprendere le molteplici potenzialità dell’universo femminile.

E per la crostata, rivolgersi alle pasticcerie.

 

Ilaria Capua

Non mollate

Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile

2026 Rizzoli

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Una donna talentuosa, cantante, musicista, docente, direttrice di coro, colta, intelligente, sempre sorridente, splendida dentro e fuori, appassionata, con mille progetti e le mani d’oro. È l’eroina di un romanzo? No, è una donna vera.

Si chiama Roberta Frameglia, soprano. E non si tratta di un romanzo: è la sua storia.

Il titolo di questo libro è: Il mio contrappunto imperfetto. Una vita da musicista con la Sindrome di Tourette.

Il racconto inizia dal fondo, dall’oggi, e ripercorre, con occhi nuovi, il suo passato. Da pochi anni, infatti, Roberta ha dato un nome a una serie di gesti, di abitudini, di tic che l’hanno accompagnata nell’arco della sua vita. Fin da piccola era una bambina piena di energia, sempre attiva, impegnata nella danza e nella musica, come tante altre bimbe della sua età. Eppure, lei avvertiva un battito diverso. Rumori, suoni, profumi dilagavano nel suo essere in maniera più incisiva rispetto agli altri. Frenesia, odori, eccitazione, tipici ad esempio di un saggio di danza, richiedevano di essere compensati da un corrispettivo di calma e quiete.

Dedicarsi completamente alla musica la porta a trasferirsi dal Veneto a Milano per seguire le lezioni in Conservatorio. Un nuovo tumulto di stimoli esterni, i tic aumentano, i compagni li notano. L’autocontrollo richiede un’immane fatica, che poi sfocia in terribili emicranie.

A fornire un inconsapevole argine è l’insegnante di canto, Madame Ogéas. Sotto la sua guida, severa ma di sprone, apprende un metodo basato sul rigore e sulla disciplina. Impara a convogliare le sue energie attraverso la musica, a trasformare la sua realtà in potenziale artistico.

La vita scorre, arrivano i successi, il lavoro, il matrimonio con Gianpiero.

La svolta si data al 2023, quando, quasi per caso, sente parlare della Sindrome di Tourette, che comporta situazioni a lei ben note. La visita da uno specialista scioglie ogni dubbio.

È una scoperta che destabilizza. Perché ora bisogna rileggere tutta la propria esistenza attraverso questa lente.

È tuttavia anche un momento liberatorio. Adesso diventa comprensibile quel sovrappiù di energia che andava sempre incanalato, o quell’eccessiva percezione degli stimoli esterni, quell’irrequietezza che le faceva riempire pagine di ghirigori. In effetti, spiega, quando la mente e le mani sono impegnate, la parte di cervello deputata a tenere a bada i tic si “distrae”, favorendo un equilibrio cognitivo e la concentrazione.

Roberta Frameglia svela al lettore squarci della propria vita, con sincerità e un tocco di leggerezza, per condividere il suo percorso non solo con chi ha affrontato o sta affrontando un’esperienza simile, ma con chiunque stia combattendo una battaglia propria, anche se invisibile agli altri.

Le sfide, i momenti difficili, le lacrime sono diventati passi in avanti verso l’accettazione di sé. “Esistere senza resistere” è la conquista che le permette di fare pace con sé stessa, con la consapevolezza di possedere una ricchezza particolare, di avere una marcia in più.

La consapevolezza dell’unicità.

Roberta Frameglia, soprano e docente di canto, per quindici anni è stata voce guida e soprano solista presso il Duomo di Milano. Tiene concerti, seminari e corsi di vocalità in Italia e all’estero.

Ha cantato in mondovisione per tre pontefici: papa Benedetto XVI, papa Francesco e, a giugno di quest’anno, nella sua Pavia, per papa Leone XIV.

All’elenco iniziale di doti ora aggiungiamo la mano felice nella scrittura.

 

Roberta Frameglia

Il mio contrappunto imperfetto

Una vita da musicista con la Sindrome di Tourette

2026 ITL

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Non si placano i commenti sul film dell’estate, l’Odissea di Christopher Nolan, con il rituale corredo di lodi entusiastiche e stroncature. Non è questa la sede per una disamina sugli episodi tralasciati, sulla beltà chiara o scura delle protagoniste o sul significato di questa rilettura in chiave moderna.

A offrirmi il destro è la nuova pubblicazione del professor Giulio Guidorizzi, Donne di Grecia.

In sedici agili capitoletti il noto grecista traccia figure emblematiche del mondo classico, evidenziando per ognuna un tratto che la contraddistingue.

Compaiono, dunque, Elena con la sua bellezza, o Penelope simbolo di fedeltà. Accanto, Pandora, la prima donna; Saffo, la poetessa dell’amore; la profetica Pizia; Medea che cova vendetta; Lisistrata e lo sciopero delle donne. C’è spazio anche per il Biasimo delle donne del misogino Semonide di Amorgo, o per il femminicidio di Melissa.

Tornando al film, uno dei passaggi più controversi è il ritorno di Odisseo nella sua Itaca, e in particolare il riconoscimento da parte di Penelope. Manca infatti la cosiddetta “prova del letto”. Perché non rileggerla allora nella traduzione dal greco che questo libro ci offre?

La scena di agnizione è dolcissima: Penelope è consapevole che lo straniero presentatosi alla sua reggia è il marito, ma stenta ancora a credere a questa sconvolgente realtà. E così, degna moglie dell’“astuto” Odisseo, gli tende un tranello: ordina alla serva di portare fuori dalla camera nuziale il letto e di coprirlo con pelli e coperte preziose. L’uomo si infiamma, esclamando che è impossibile, dato che lui stesso ha costruito quel solido letto, intagliandolo direttamente nel tronco di un olivo ancora radicato nel terreno e costruendovi intorno il talamo. Questo particolare era noto solo ai due sposi, dunque la prova di Penelope è superata.

Il racconto, molto particolareggiato, è ricco di pathos: i due sposi piangono, si abbracciano, chiacchierano a lungo, hanno mille cose da raccontarsi e confidarsi. Così, la dea Atena, indulgente, allunga la notte, trattenendo Aurora e i suoi puledri che portano il giorno.

Le tre ore di trasposizione cinematografica di Nolan non riescono a includere ogni dettaglio: noi però possiamo leggere questi versi eterni e immaginare la scena con i nostri occhi.

Giulio Guidorizzi ha insegnato Grammatica greca all’Università degli Studi di Milano, Letteratura greca e antropologia del mondo antico presso l’Università di Torino, dove è stato anche direttore del Centro Studi per il teatro classico.

 

Giulio Guidorizzi

Donne di Grecia

Voci femminili del mito che parlano al presente

2026 Rizzoli

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Venanzio Postiglione è l’autore dell’ultimo volume di questa breve lista, intitolato Le dieci parole tradite. Occorre riscoprire alcune parole, partendo dal loro significato etimologico, ripercorrerne la storia e constatarne il cambiamento, se vogliamo recuperarle.

Sono concetti di grande rilevanza, che fino a ieri sembravano far parte a tutti gli effetti della nostra società, della nostra cultura, e invece oggi sono in grande pericolo, a partire dal primo: Democrazia. Basti vedere negli Stati Uniti, da sempre esportatori di democrazia, folle di manifestanti esibire cartelli con la scritta “No king”. Quante conquiste stiamo rischiando di perdere.

Il giornalista argomenta di Felicità, Fraternità, Libertà, Misura, Pace, Parità, Pianeta, Talento, Verità. È un testo avvincente, rutilante di citazioni, prese dagli antichi e dai contemporanei. Si legge in un fiato, ma le riflessioni che propone richiedono una meditazione profonda.

Tra le pagine ritrovo i temi trattati poco sopra, e mi soffermo sulla Parità. L’articolo 37 della nostra Costituzione recita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”. Sono passati parecchi decenni, ma l’Italia è ancora molto indietro. Il Global Gender Gap ha certificato che nel 2025, a proposito della parità di genere, su 148 Paesi presi in considerazione il nostro si colloca al poco onorevole 85esimo posto; in Europa siamo addirittura alla posizione 35 su 40, superati solo da Macedonia, Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Turchia.

Venanzio Postiglione, che si rivela anche un finissimo linguista, sottolinea il valore della parola in sé, il logos, che rappresenta parola e pensiero. E se l’umanità è nata con il linguaggio, “il tempo delle donne richiede pensieri nuovi e quindi parole nuove. […] Dire avvocata, prefetta, sindaca, non è un capriccio o un gioco di società: aiuta le ragazze a pensarsi in quel ruolo, a vedersi lì”. Perché è il linguaggio a creare l’immaginario.

Anche il termine “femminicidio” ha una ragion d’essere (magari definisse solo cronache del passato, e non vicende quotidiane!). È una risposta culturale, perché non si tratta di omicidi come gli altri, ma di uomini che uccidono perché si sentono proprietari del corpo, dell’anima, della libertà e della vita delle donne. Bene scrive Gino Cecchettin, nel libro Cara Giulia: “… la parità non è a scapito di qualcuno, è un fatto di civiltà, e non si tratta di sottrarre niente a nessuno, quanto di parificare la bilancia”.

Questo libro è consigliato vivamente a tutti: è un bagno nella cultura, nella storia, e un monito a riscoprire alcuni valori che sembrano andare perduti, per salvarli finché siamo ancora in tempo.

Vicedirettore del “Corriere della Sera”, Venanzio Postiglione ha fondato e dirige la Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano.

 

Venanzio Postiglione

Le dieci parole tradite

Come abbiamo smarrito le radici della nostra civiltà: dalla democrazia al talento

2026 Solferino

In apertura, foto di Ilaria Santomanco