Enrico Intra, musicista e compositore milanese, lo scorso anno in occasione dei suoi novant’anni ha ricevuto l'onorificenza del Comune di Milano e quella più significativa, il Diploma Accademico per la ricerca musicale rilasciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. I novantuno li ha festeggiati al Guado Officine Creative di Robecchetto con Induno, in provincia di Milano, suonando col virtuoso di violino Leonardo Moretti.

INTERVISTA A ENRICO INTRA

Maestro, come e quando è nata la tua passione per la musica?

La passione precoce è nata a circa 5 anni, e mi sento fortunato, doppiamente fortunato, perché mio fratello Gianfranco studiava al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e l'altro fratello, il maggiore, è stato il primo a portare un pianoforte in casa, per volere di mia mamma Anita, grande appassionata di musica. Il pianoforte era di casa e quando abbiamo dovuto lasciare Milano nel 1940 e sfollare durante la guerra, lo portammo a Vailate, in provincia di Cremona, trasportato su un carretto trainato da un cavallo.

Quando è iniziata la tua carriera professionale?

Prestissimo, a 16 anni. Mi ricordo, sostituivo mio fratello Gianfranco che suonava in un gruppo orchestrale chiamato “Menestrelli del Jazz”, che agiva come complesso da ballo presso la Triennale di Milano. Le prime esperienze le ho vissute con musicisti più anziani e furono utili; mi diedero consapevolezza su come fare e inventare musica, ma soprattutto mi sono abituato all'ascolto, necessario per poter fare questo mestiere.

Chi sono stati i tuoi maestri?

Non ho avuto un maestro particolare (tutti e tanti) ma il mio studio era semplicemente basato sull'ascolto continuo di dischi che gli amici di mio fratello Gianfranco portavano dagli Stati Uniti. Erano giovani musicisti che suonavano musica da ballo sulle navi passeggeri che dall'Europa raggiungevano il continente nordamericano attraversando l'oceano.

Quando sei andato in Tv?

Ho cominciato a frequentare la Tv alla fine degli anni ‘60 del così detto miracolo economico. In quel periodo facevo anche il testimone per una azienda produttrice di abiti assieme a Dino Piana, Gil Cuppini e Gianni Basso. Grazie a questa visibilità la Rai accettò alcune mie proposte di spettacolo. Una delle prime fu “Abito da sera” con Lilian Terry, la signora del jazz italiano come presentatrice, una occasione importante in cui abbiamo potuto invitare musicisti di jazz e di musica classica. A seguito di questa iniziativa, che ebbe un discreto successo, mi chiamarono a metà degli anni ‘70 a partecipare alla trasmissione “Domenica In”, condotta da Corrado, assistito da Dora Moroni.

Con Franco Cerri c’è stato un sodalizio musicale molto intenso?

Negli anni ‘80 ho costituito con il chitarrista Franco Cerri un quartetto jazz con cui abbiamo girato, oltre all'Italia anche diverse città importanti europee. In seguito, il nostro quartetto lo chiamammo "Doppio Trio", anche perché Franco era un interprete di jazz classico. Io invece in quel periodo stavo cercando altre strade, influenzato dalla musica contemporanea dei vari Schoenberg e Bruno Maderna, il quale ultimo, tra l'altro, veniva spesso al club Taverna Messicana ad ascoltare il gruppo di Basso e Valdambrini di cui in quel periodo ero il pianista. Fui sostituito poi nel gruppo di Cerri da Renato Sellani. Questo avvenne quando formai un quartetto per cercare altre strade che si potessero anche identificare come musica Jazz contemporanea. Per dirla con semplicità, quella musica estemporanea che nasce lì per lì, mettendo a suono le esperienze della giornata, viva di incontri, sensazioni ed emozioni.

Hai insegnato musica?

Non ho insegnato, anche se ho scritto diversi libri didattici. Mi sono rifiutato di insegnare perché lo ritengo un lavoro faticoso e noioso, che ti costringe a stare chiuso per ore in uno spazio privo di libertà fisica. Ho creato invece a Milano una scuola istituzionale di cui sono stato il direttore didattico. I Civici Corsi di Jazz finanziata dallo stesso Comune di Milano, la cui prima sede fu in corso Venezia 7, in uno scantinato, ospiti di un pianista amatore, dilettante e mecenate, Tito Fontana, la cui attività commerciale era tutt'altro, con un negozio in piazza San Babila. I Civici Corsi di jazz furono una delle prime Scuole istituzionali dopo il breve tentativo che Giorgio Gaslini fece a Roma, anche se durò, purtroppo, poco tempo. Negli anni successivi ne sono sorte altre in tutto il paese, conosciuti per il bel canto. Ecco, con questa iniziativa ho creato una Scuola di musica strumentale di musica jazz i cui docenti erano concertisti di jazz affermati tipo D'Andrea, lo stesso Franco Cerri, il sassofonista Fasoli, il trombonista Rossi, il batterista Tony Arco e il musicologo Maurizio Franco, insegnante di Storia ed estetica del Jazz, tanto per fare qualche nome.  Inoltre, alla fine degli anni ‘50, prima della Scuola di jazz e prima di sposarmi con Fiorenza, di origine Svizzera del Canton Ticino, creai uno spazio notturno, un cabaret: “L'Intra's Derby Club”. Gli spettacoli che presentavamo erano particolari, una novità per Milano, in cui si alternavano momenti di musica jazz e teatro notturno con interventi di giovani attori. Mi fa piacere fare qualche nome: Enzo Jannacci, Franco Nebbia, Gabriella Ferri, Maria Monti, i Gufi con Lino Patruno. Fu un successo ed è stato attivo per diversi anni. Io lo lasciai nel 1965, quando mi sono unito con Fiorenza. Matrimonio civile, poi ufficializzato in chiesa a Lugano, con la presenza dei due figli grandi Mattia e Martina, che già ci avevano dato nipoti.

Hai suonato giorni fa a Umbria Jazz?

Sì. Soprattutto, mi sono divertito ricordando con Jacopo Fo gli aneddoti del padre Dario e di Enzo Jannacci negli anni fantastici dell'Intra's Derby Club.

Novità discografiche?

A giorni uscirà un CD dal titolo “In..tra in Duo+”, edito da Alfa Music. Il disco contiene duetti registrati con giovani musicisti.   

Altri progetti, maestro?

Ci penserò! Certamente l'immobilità non mi è familiare. Per ora è certa la mia partecipazione a JazzMi il 31 ottobre. Sarò in duo con una ex studentessa dei Civici Corsi di Jazz, Margherita Carbobel, solista di contrabbasso con la quale mi sento libero di fare la mia musica senza costrizioni di genere, ma seguendo il fiume della composizione estemporanea navigando nel mare del suono.

In apertura, Enrio Intra. Foto Priolo