Le ragazze sono tornate è una commedia scritta e diretta da Diego Ruiz con Fiordaliso, Daniela Poggi, Debora Caprioglio, Giorgia Guerra e Nicola Paduano. La tournée italiana, iniziata a febbraio, si è conclusa al Teatro Gioiello di Torino il 26 aprile scorso.

Abbiamo incontrato Daniela Poggi, una delle protagoniste dello spettacolo Le ragazze sono tornate. Gentilmente puoi parlarmene?
Si tratta di una commedia con un risvolto giallo. Il mio ruolo è quello di una intellettuale, attrice di teatro e cinema d'autore, impegnata nel sociale. Fiordaliso, che fa la cuoca in tv da venticinque anni, vorrebbe ritornare a cantare. Debora, che interpretava film sexy e che ora recita nei reality, vorrebbe rientrare nel cinema in ruoli impegnativi.
Come si sviluppa la storia?
Le tre protagoniste, cui si aggiunge una quarta immaginata sullo sfondo, sono amiche del cuore che si incontrano in un momento della vita, dove di regola si è confinate nel ruolo di nonne o zitelle, o che fanno la calza davanti al camino. Mentre rivendicano con forza il diritto di vivere appieno la loro indipendenza, col desiderio di mettersi in gioco. A un certo punto tra le protagoniste sorgono rivalità e gelosie. Si intuisce l'ombra di un tradimento.
Come ti sembra Torino?
Una città magica ed esoterica. Ho fatto un giro in città. La cultura e l’arte si sono sempre respirate nella mia famiglia, e io sono stata contagiata anche dal papà, mercante d’arte, e dalla mamma, modella di un pittore. Un nonno e uno zio erano tenori lirici, mentre un cugino è pittore. Sono andato al Museo egizio e ho scoperto una esposizione, Gaza. il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo. Il progetto mette in relazione una selezione di circa ottanta reperti archeologici dall’età del bronzo al periodo ottomano.
Cosa è per te il teatro?
Nella fatica dell’attore, ho compreso il paradosso di Diderot. Soprattutto il gravame nel creare, allestire e produrre dietro le quinte movimenti di scena, azioni e tutto ciò che caratterizza un’arte. Oggi fare teatro è un lavoro difficilissimo. La vicinanza tra Teatro e Poesia fa parte di una vocazione dei grandi che componevano dell’uno e dell’altro. Da Shakespeare a Vittorio Alfieri, da Schiller a Camus e T. S. Eliot.
Quando è nata la tua passione?
Avevo solo quattordici anni quando si aprì il primo sipario della mia vita interpretando Andromaca di Jean Racine in lingua francese. Il cuore batteva a mille ma io mi sentivo “esistere”. Occhi che mi guardavano, orecchie che mi ascoltavano e io non potevo, non dovevo deluderli. Esistere, sentirmi viva, emozionare. Il bisogno di entrare ed uscire da me, conoscere altre anime e poter dare loro il mio volto e la mia voce.
Il teatro è dunque la tua vita. Ma hai avuto esperienze in altri campi?
Dal teatro al cinema e alla televisione, tanti i ruoli, tante le sfide come ad esempio Chi l'ha visto, per la Rai, dal 2000 al 2004. Sempre con la stessa passione, sempre con lo stesso desiderio di entrare in un mondo sconosciuto e farlo mio per dare a chi mi guarda emozioni che nascono dal cuore. Il bisogno di amare ed essere amata. Il bisogno di vivere tante vite in un lungo e profondo viaggio dentro me stessa. Guardarsi dentro, non comprendersi ma accettarsi perché intanto sai che colei che interpreti è altro da te, ma sempre in te c’è parte di lei. Un labirinto meraviglioso nel quale perdersi per ritrovarsi poi tra gli applausi di un pubblico che ha scelto te, il tuo essere, la tua recitazione.
Tu però hai recitato anche drammi. L'ultimo: Figlio non sei più giglio…
Lo ha scritto Stefania Porrino. Le recite con Mariella Nava iniziate tre anni fa sono arrivate a sovrapporsi in alcuni momenti alla commedia di cui parliamo oggi. La storia di una mamma di un femminicida con tanti sensi di colpa ti ferisce nell'intimo ma ti porta a invocare la redenzione. Cambiare genere in pochi giorni è per me una sfida continua che crea tensioni forti e catarsi.
Tu ti sei esposta recentemente per denunciare i tagli governativi alla cultura e al teatro…
La cultura e la memoria vanno preservati per trasmettere anche alle giovani generazioni i saperi e l'identità stessa del nostro Paese. Ad esempio, i tagli dei finanziamenti all'Archivio Audiovisivo del
Movimento Operaio e Democratico mettono in difficoltà strutture che hanno bisogno di vivere svolgendo un ruolo educativo. Ricordo che è caduta in questi giorni l'insurrezione partigiana torinese, tra il 26 e il 28 aprile del 1945. Memorabili il comizio e la frase finale del liberale Franco Antonicelli, capo del Cnl piemontese: l’Italia è come una creta informe, in cui dobbiamo introdurre il «creator spiritus», il soffio dei nostri diversi, ma congiunti ideali. Forse con questo spirito abbiamo il dovere di fare vivere il Teatro. Perché, come scrive Shakespeare ne La Tempesta: “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”
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In apertura, foto di Azzurra Primavera