Le famiglie olearie aderenti a Unifol esprimono vicinanza e condivisione agli olivicoltori, ai frantoiani e alle cooperative che in questi giorni hanno manifestato a Bari contro il crollo dei prezzi dell’extra vergine, le giacenze invendute e l’aumento dei costi di produzione alla vigilia della nuova raccolta.

Unifol, l’Unione italiana delle famiglie olearie, riunisce alcuni tra i più prestigiosi marchi del settore, tutti in mano a famiglie storiche italiane. L’associazione comprende le ragioni della protesta perché negli ultimi mesi le famiglie olearie hanno vissuto lo stesso dramma dei frantoiani: scorte acquistate a valori ben più alti e poi svalutate da un mercato in caduta, perdite importanti e un’incertezza che pesa su ogni scelta di acquisto e di investimento.

“Conosciamo bene la sofferenza di chi è sceso in piazza, perché è anche la nostra”, ha affermato il presidente Unifol Giuseppe Vacca. “Quando il valore dell’olio crolla - precisa - a soffrire è l’intera filiera, dal campo alla bottiglia. Per questo condividiamo il disagio espresso in queste settimane”.

Per Unifol, tuttavia, quella di oggi non è un’emergenza isolata. Da anni il settore alterna fasi di prezzi alle stelle e fasi di crollo, e ogni volta si risponde con misure d’urgenza che sono necessarie ma non cambiano il quadro. Alle crisi periodiche serve una risposta strutturale. Ben vengano gli impegni per aumentare la produzione nazionale di extravergine e gli investimenti in comunicazione ed educazione del consumatore. Ma è sempre più urgente riposizionare l’olio italiano di qualità, ancorandolo a valori e strumenti di differenziazione efficaci e riconoscibili rispetto agli extra vergini comunitari, quando si tratta di reale alta qualità.

L’alta qualità è una richiesta che Unifol ha fatto propria da tempo e che porta su ogni tavolo istituzionale e di filiera. Senza contenuti oggettivi e distintivi, l’italianità non crea un valore sufficiente, né mette i produttori al riparo dalle tensioni dei prezzi internazionali.

“Il problema non sono gli oli spagnoli o comunitari”, ha sostenuto Giuseppe Vacca. “Il problema è l’olio italiano e quello che abbiamo fatto, o non abbiamo fatto, per differenziarlo. Le frodi prosperano grazie a interessi e connivenze che vanno scardinati senza esitazioni. Ma se oggi il consumatore non distingue un extra vergine italiano dagli altri, dobbiamo avere il coraggio di chiederci perché. Un grande olio italiano deve poter dimostrare, con parametri misurabili, perché vale di più e chi lo acquista deve poterlo riconoscere a scaffale. Sono anni che lo chiediamo, in ogni sede. Quanto vogliamo aspettare ancora? Ci chiediamo a chi dà fastidio un olio italiano di alta qualità?”

Unifol mette a disposizione l’esperienza delle proprie aziende e rinnova la proposta di un confronto con le organizzazioni agricole, i frantoiani e le istituzioni, nel segno della cooperazione di filiera che è parte della sua identità, per costruire insieme e senza ulteriori rinvii gli strumenti di questo riposizionamento.

In apertura, foto di Olio Officina