Relegato per troppo tempo a un ruolo marginale nell’ambito vitivinicolo del Lazio, il Cesanese da un paio di decenni sta vivendo una significativa riscoperta qualitativa.

Le sue origini sono antiche, sebbene non del tutto documentate: si ritiene che fosse già conosciuto e coltivato in epoca romana. Il nome potrebbe derivare dalla cittadina di Cesano, oppure da Caesares, come testimonianza di un possibile legame con l’aristocrazia imperiale. Un’altra ipotesi attribuisce il suo arrivo in zona ai soldati romani, che disboscarono le colline per impiantare le nuove vigne; il nome del vitigno potrebbe dunque essere legato al termine caesum, ossia “tagliato”, usato per indicare le aree soggette al taglio della superficie boschiva.

La zona di maggior vocazione, anche dal punto di vista storico, si trova a cavallo tra le province di Roma e Frosinone, a una cinquantina di chilometri a est della Capitale.

Attualmente, le due principali varietà coltivate sono il Cesanese Comune e il più pregiato Cesanese di Affile, caratterizzato da acini più piccoli e da una maggiore concentrazione aromatica e fenolica, con evidenti benefici per l’evoluzione del vino nel tempo. Tuttavia, nei vecchi vigneti si assiste spesso a una felice convivenza tra i due, che permette di realizzare espressioni dalla beva più pronta. Studi recenti hanno evidenziato una stretta affinità genetica tra di loro, escludendo allo stesso tempo ogni parentela con altri vitigni.

Entrambi si adattano bene ai terreni collinari di origine vulcanica, dove prediligono esposizioni soleggiate e un clima temperato, con buone escursioni termiche tra giorno e notte. Non sono facili da coltivare, perché sono piuttosto sensibili alle malattie e richiedono molta attenzione nel controllo delle rese, per ottenere vini di qualità.

Dal punto di vista normativo, il 29 maggio 1973 sono state approvate contemporaneamente le tre Doc di riferimento: Cesanese di Olevano Romano, Cesanese di Affile e Cesanese del Piglio. Quest’ultima nel 2008 ha ottenuto il riconoscimento della Docg. Particolare curioso, ma lungimirante per l’epoca, è che per le tre Doc si può indicare solo il nome geografico, omettendo il vitigno (quindi, Olevano Romano, Affile, Piglio).

Nell’areale del Cesanese di Olevano Romano, in parte esteso nel comune confinante di Genazzano, sempre in provincia di Roma, spicca l’intraprendenza di Damiano Ciolli. La sua famiglia vantava già una solida tradizione vitivinicola: il nonno Guido e il padre Costantino producevano infatti vino sfuso destinato al mercato romano, secondo una pratica assai diffusa nel territorio. Nel 2001 Damiano dà una svolta all’azienda e intraprende un percorso radicalmente diverso, per puntare sulla qualità e sull’identità territoriale del Cesanese. Una scelta controcorrente rispetto alle logiche produttive del passato, destinata a segnare una nuova fase per l’intera denominazione. Per le prime sperimentazioni si rivela preziosa la vigna storica di Cesanese messa a dimora dal nonno nel 1953, l’unica rimasta, poiché tutte le altre erano state reimpiantate con vitigni a bacca bianca, molto più richiesti dal mercato alla fine del Novecento.

Da subito, per dar forma al suo ambizioso progetto, Damiano ha potuto contare sull’aiuto di Letizia Rocchi, al suo fianco nella vita e nel lavoro, la cui competenza tecnica nel settore ha contribuito a definire negli anni la visione agronomica e lo stile produttivo della cantina.

Dal primo ettaro dell’esordio, attualmente le vigne, adagiate su terre rosse di origine vulcanica, occupano una superficie di circa 7 ettari, tra i 300 e i 450 metri di altezza, con esposizione a sud e riparate su tre lati dalle colline.

La filosofia aziendale si fonda su pochi principi chiave: agricoltura sostenibile, privilegiando pratiche biologiche e biodinamiche, volte a preservare la fertilità del suolo; interventi minimi in cantina, con fermentazioni spontanee; centralità del terroir, per esprimere l’interazione tra suolo, microclima e vitigno. L’obiettivo dichiarato non mira alla potenza o alla struttura, ma punta su finezza, freschezza e bevibilità, caratteristiche che rendono immediatamente riconoscibili i vini di Damiano Ciolli.

Dalla cantina escono circa 35mila bottiglie all’anno, orientate su due espressioni differenti di Cesanese di Olevano Romano. Dalle vigne più giovani si ottiene il Silene, che esprime il lato fragrante e immediato della varietà, mentre la Riserva, dotata di maggior complessità e struttura, rappresenta il vertice produttivo. In gamma è presente un solo vino bianco, frutto di un blend di Trebbiano Verde per il 70% e di Ottonese per la parte restante; si chiama Botte Ventidue dal numero d’ordine che contrassegna la botte grande dove il vino sosta per quasi un anno.

Sotto la lente mettiamo l’Olevano Romano Riserva, proveniente dalla vigna storica impiantata nel 1953 ad alberello, modificato in seguito con il sistema detto a ventaglio o candelabro, in grado di produrre da quattro a sei grappoli per ceppo. La vendemmia, rigorosamente manuale, si effettua intorno alla seconda metà di settembre, quando le uve hanno raggiunto la piena maturazione fenolica. Dopo un’accurata selezione, si procede con una vinificazione tradizionale in botti di cemento, con fermentazione spontanea e macerazione sulle bucce per circa 15 giorni. Il vino trascorre un anno in botte grande sulle fecce fini, un altro anno in cemento, per affrontare poi l’affinamento in bottiglia per 12 mesi.

Il manto è carminio di media intensità, solcato da tenui venature granato. L’elegante profilo olfattivo mostra in esordio sentori di rosa canina, confettura di mirtillo, amarena candita e rabarbaro, seguiti da liquirizia, pepe nero e cardamomo; in chiusura un cenno balsamico di eucalipto. All’assaggio, la rilevante dotazione calorica è ritmata da un tannino sapientemente cesellato e da una gustosa impronta sapida, che sfumano in un finale di lunga persistenza.

Servito alla temperatura di 16 °C si abbina felicemente con le carni rosse cotte alla brace, oppure con brasati e stracotti. È insuperabile con il tradizionale abbacchio alla romana. 

Olevano Romano Cesanese Doc Riserva 2022 - Damiano Ciolli

Cesanese di Affile 100% - 14% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco