Nel contesto vitivinicolo del Piemonte il Dolcetto riveste un ruolo di tutto rispetto: terzo tra i vitigni a bacca nera più coltivati della regione, preceduto solo da Barbera e Nebbiolo, dà origine a un vino profondamente radicato nella cultura contadina e nella quotidianità dei consumi, soprattutto nelle Langhe.

Coltivato principalmente nelle province di Cuneo e Alessandria, il Dolcetto è la varietà solista di sei rinomati areali a Denominazione di Origine, che da est verso ovest portano i nomi di Dolcetto di Ovada, Dolcetto d’Acqui, Dolcetto d’Asti, Dolcetto d’Alba, Diano d’Alba e Dogliani, oltre alle due più ampie e generose Doc Langhe e Piemonte, senza dimenticare l’appendice ligure dell’Ormeasco di Pornassio.

Dal punto di vista agronomico, ha un ciclo vegetativo precoce, circostanza che ne ha favorito la diffusione lungo i versanti collinari più elevati e climaticamente freddi, poco adatti a uve dalla maturazione tardiva come Barbera e Nebbiolo. Questo aspetto, inoltre, ha rappresentato per secoli un vantaggio strategico per i contadini, che potevano contare su un vino già pronto in tempi relativamente brevi.

Malgrado sia coltivato da secoli, la prima citazione ufficiale risale solo al 1593 in un documento intitolato Ordini per le vindimie, riferito al comprensorio di Dogliani, che regolamentava la raccolta dei “dozzetti”, ossia gli attuali Dolcetti, indicati come la varietà prevalente. Non è dunque casuale che quello di Dogliani sia considerato il territorio più vocato per questo vitigno, che qui trova condizioni molto favorevoli, anche per la posizione più meridionale delle Langhe, orientata verso l’Appennino Ligure e le Alpi Marittime, con colline ventilate, altitudini superiori rispetto ad altre zone di produzione e suoli ricchi di marne calcaree. Questi elementi contribuiscono a dare vini più strutturati e longevi rispetto alla media della tipologia, smentendo l’idea che il Dolcetto sia esclusivamente un vino da consumo immediato.

La Doc Dolcetto di Dogliani, riconosciuta nel 1974, è stata sostituita nel 2005 dalla Docg Dogliani, che ha assorbito anche la Doc Dolcetto delle Langhe Monregalesi, e si estende su 21 comuni.

Dogliani lega il proprio nome a quello di Luigi Einaudi, Governatore della Banca d’Italia tra il 1945 e il 1948 e in seguito primo Presidente della Repubblica Italiana eletto dal Parlamento, dal 1948 al 1955. Nativo nella vicina Carrù, in tenerissima età rimase orfano di padre e si trasferì a Dogliani, luogo di origine della madre. Qui nel 1897 fondò l’azienda agricola che tuttora porta il suo nome.

Un’altra realtà significativa del territorio è quella della famiglia Chionetti, la cui storia inizia nel 1912, quando Giuseppe Chionetti acquistò una cascina nella località San Luigi. In origine l’attività era incentrata prevalentemente sulla vendita delle uve, soprattutto Dolcetto, ai commercianti locali. Il passaggio successivo, con le prime vinificazioni, avviene con l’ingresso del figlio Andrea. Ma la figura chiave per lo sviluppo aziendale nel secondo dopoguerra è quella di Quinto, nipote del fondatore. Sotto la sua guida, con l’ausilio del figlio Andrea, la cantina è tra le prime a Dogliani a imbottigliare il Dolcetto menzionando i singoli vigneti in etichetta (Briccolero, San Luigi), anticipando il concetto moderno di “cru”. Dopo il decesso di Andrea nel 1988 in un tragico incidente stradale, Quinto e la moglie Gemma con grande determinazione hanno ripreso in mano le redini, conducendo questa realtà fino all’ingresso della quinta generazione, rappresentata da Nicola Chionetti, nel 2013. 

Dagli attuali 15 ettari si ricavano mediamente 85mila bottiglie all’anno, in prevalenza di Dogliani, affiancate nella gamma da Barbera, Nebbiolo e Riesling. Dal 2015 è stata avviata l’acquisizione di alcune vigne negli areali storici del Barolo, come Bussia, Roncaglie e Parussi – un vecchio sogno del papà Andrea – che assicurano una produzione complessiva intorno alle 10mila bottiglie.

Sotto la lente mettiamo il Dogliani San Luigi, proveniente dall’omonima Unità Geografica Aggiuntiva (UGA) prevista dal disciplinare della Docg, da cui si ottengono circa 30mila bottiglie all’anno.

Le uve provengono da vigne allevate a guyot, gestite in regime biologico e adagiate sul versante occidentale della collina; qui il terreno, molto fertile, presenta una tonalità leggermente rossastra dovuta a una maggiore presenza di argilla. Dopo la vendemmia, intorno alla metà di settembre, la vinificazione tradizionale in rosso è condotta in recipienti d’acciaio, dove il vino riposa per 9 mesi, prima di affrontare un breve affinamento in bottiglia.

Rubino luminoso, intarsiato da vivide sfumature porpora. Al naso si colgono sentori fruttati di ribes nero, mora di rovo e confettura di ciliegia, intercalati da note di rosa canina, cardamomo e liquirizia, con accenni di erbe mediterranee in chiusura. L’assaggio è equilibrato, grazie alla dotazione calorica mitigata da un tannino dal timbro giovanile, garanzia di bevibilità per il presente e di durata per il futuro.

Servito alla temperatura di 16 °C si dimostra un vino versatile, in grado di spaziare dai primi piatti di pasta fresca accompagnati da condimenti saporiti, come i tradizionali tajarin al sugo di salsiccia, fino alle carni bianche (coniglio in umido) e ai formaggi di media stagionatura.

Dogliani Docg San Luigi 2023 - Chionetti

Dolcetto 100% - 13,5% vol.

 In apertura, foto di Olio Officina