Il Trebbiano Spoletino è geneticamente differente dalle altre tipologie di Trebbiano presenti in Italia (toscano, romagnolo, abruzzese, ecc.) che abbiamo già trattato in questa rubrica.

Storicamente coltivato tra Spoleto e Montefalco, si è caratterizzato nel tempo per l’originale sistema di allevamento definito “alberata” o “vite maritata” per l’utilizzo di tutori vivi, come olmi o aceri. Questo metodo proteggeva le viti dall’umidità del suolo e dagli animali, elevandole fino a tre o quattro metri di altezza.

Dopo aver rischiato di scomparire, soppiantato da vitigni più produttivi, il Trebbiano Spoletino è stato riscoperto e valorizzato a partire dai primi anni Duemila. Il motivo di tanta attenzione risiede nella sua versatilità, che ne permette la declinazione in diverse tipologie: dalle versioni giovani e immediate, fino a interpretazioni più strutturate, passando per vini spumanti, macerati e perfino passiti. Anche il cambiamento climatico ha giocato a suo favore, grazie alla maturazione tardiva e alla capacità di conservare una spiccata acidità pure nelle annate più calde.

La consacrazione ufficiale è arrivata nel 2011 attraverso il riconoscimento della nuova Doc Spoleto, la cui zona di produzione comprende per intero il territorio di Montefalco e parzialmente quello dei comuni limitrofi di Spoleto, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Foligno e Trevi.

Tra quanti hanno creduto fin dall’inizio nel recupero dello storico vitigno e nelle sue potenzialità va menzionata l’azienda Antonelli San Marco, una delle realtà più solide e longeve del territorio, situata a Montefalco, nel cuore della Docg del Sagrantino.

La tenuta gravita in un areale conosciuto nel Medioevo con il toponimo San Marco de Corticellis, già all’epoca rinomato per la coltivazione della vite e dell’olivo. Dal XIII al XIX secolo appartenne alla Curia Vescovile di Spoleto, mantenendo una forte identità agricola. Nel 1883 l’avvocato Francesco Antonelli, anch’egli di Spoleto, la acquistò e avviò un processo di modernizzazione delle colture e dell’organizzazione agraria. Da allora è sempre rimasta nelle mani della famiglia Antonelli, che ne ha consolidato la vocazione vitivinicola.

Dal 1986 alla guida c’è Filippo Antonelli, che divide il suo tempo tra Montefalco e Roma, dove dirige un’altra attività di famiglia: il Castello di Torre in Pietra.

La proprietà di Montefalco è strutturata in un corpo unico, esteso su una superficie di 190 ettari, di cui 60 vitati e 10 coltivati a oliveto, mentre la parte preponderante è costituita da aree boschive e seminative.

Dalla cantina escono mediamente 400mila bottiglie, suddivise in una dozzina di referenze, ottenute da vitigni tradizionali, come Sagrantino, Sangiovese, Grechetto e Trebbiano Spoletino, quest’ultimo proposto in tre versioni, compreso un Metodo Classico.

Uno degli elementi distintivi dell’azienda è la scelta di ricorrere esclusivamente a uve di propria produzione, garantendo il controllo completo della filiera.

La nuova cantina è stata progettata in funzione della vinificazione per gravità, un sistema che evita l’uso di pompe e consente una lavorazione più delicata delle uve, preservandone integrità e qualità.

Dal 2009 è stata completata la conversione al biologico, con la certificazione ufficiale a partire dalla vendemmia 2012.

Si produce anche un eccellente olio extra vergine di oliva da un blend di olivigni tra i più diffusi nel Centro Italia: Moraiolo, Frantoio e Leccino.

È stata sviluppata una vivace attività di enoturismo, con degustazioni, visite guidate ed esperienze legate alla cucina e ai prodotti locali, che contribuisce alla promozione dell’intero comprensorio.

Sotto la lente mettiamo il Trebbiano Spoletino Spumante, un Metodo Classico prodotto per la prima volta in via sperimentale nel millesimo 2019, senza rivendicare il vitigno e la denominazione.

Le uve sono coltivate in regime di agricoltura biologica in un vigneto collinare esposto a ovest e allevato a guyot, a circa 350 metri di altitudine. L’impianto è stato realizzato con barbatelle provenienti da una selezione massale di vecchie viti di Trebbiano Spoletino maritate con aceri. La vendemmia, con raccolta manuale in piccole cassette, si effettua intorno alla metà di settembre, quasi un mese prima rispetto alle uve destinate ai vini fermi. In cantina si procede con la pressatura soffice del grappolo intero, seguita da una chiarifica statica a freddo. Il vino base, vinificato senza fermentazione malolattica, riposa poi per oltre 30 mesi sui lieviti in bottiglia. Al momento della sboccatura non si effettua alcun dosaggio.

Paglierino luminoso, con riflessi dorati, solcato da un perlage finissimo. Il ventaglio olfattivo spazia su sentori fruttati di pompelmo, mela verde, pesca bianca e uva spina, seguiti da cenni di erbe aromatiche e pane appena sfornato. L’assaggio è animato da una slanciata vena sapida e da una rinfrescante effervescenza, che donano equilibrio e prolungano la persistenza.

Servito a una temperatura intorno agli 8 °C, trova il suo abbinamento migliore con pietanze a base di crostacei, crudité di mare e tartare di tonno. Da provare con gli scampi in guazzetto.

Spoleto Doc Trebbiano Spoletino Spumante Metodo Classico 2021 - Antonelli San Marco

Trebbiano Spoletino 100% - 13% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco