La Valle dei Laghi, situata sopra il lago di Garda, nell’area a ovest di Trento, è un suggestivo ambiente naturale. Numerosi specchi d’acqua di origine glaciale, tra cui i laghi di Terlago, Lamar, Santa Massenza, Toblino e Cavedine, punteggiano il paesaggio modellato da colline e montagne: sono come piccoli gioielli immersi tra vigneti, frutteti e boschi. Dal punto di vista climatico la zona, protetta dal monte Bondone e dalla Paganella, si distingue per il suo clima mite, per lo più mediterraneo, influenzato dall’òra del Garda, il vento regolare e costante che soffia da sud verso nord, generalmente da mezzogiorno al tramonto.
In questa porzione di Trentino si produce il Vino Santo. Non va confuso con i numerosi ed eccellenti Vin Santo del resto d’Italia: la differenza non è solo lessicale, ma interessa anche l’aspetto ampelografico, quello produttivo e la cifra stilistica.
Si utilizza la Nosiola, l’unica uva bianca autoctona del Trentino coltivata ancora in modo significativo, malgrado il disciplinare consenta l’impiego fino al 15% di altre varietà a bacca bianca, con esclusione di quelle aromatiche. La Nosiola possiede diversi aspetti vantaggiosi: una buccia spessa e resistente, ideale per l’appassimento, una maturazione tardiva, una spiccata acidità naturale e un profilo aromatico delicato, che si amplifica con l’evoluzione nel tempo. Inoltre, i vigneti, adagiati su suoli calcarei di origine morenica, sono esposti a forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, che permettono di mantenere freschezza e integrità aromatica anche dopo mesi di disidratazione.
La vendemmia è effettuata generalmente tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre. I grappoli migliori sono selezionati manualmente e posti ad appassire sui tipici graticci in legno, chiamati “arèle”, in ambienti ben ventilati. Per tradizione l’appassimento dura fino alla Settimana Santa (da cui il nome Vino Santo), in pratica fino a sei mesi dalla raccolta. Durante questo lasso di tempo il peso dell’uva si riduce quasi della metà, il contenuto zuccherino si concentra e, se le condizioni ambientali lo permettono, può svilupparsi anche la muffa nobile.
La pigiatura avviene dunque in primavera, seguita da una fermentazione lenta e complessa, talvolta di durata pluriennale. La maturazione si svolge in piccole botti di rovere (caratelli o barrique), date le esigue quantità, per un periodo che di norma supera i cinque anni, ma può arrivare a dieci anni prima dell’imbottigliamento.
A cimentarsi ancora con questo nettare sono poche realtà, riunite in un’Associazione di Vignaioli, tra le quali emerge l’azienda agricola Francesco Poli, guidata oggi dal figlio Alessandro e dalla sua famiglia. L’attività è ubicata a Santa Massenza, una frazione del comune sparso di Vallelaghi, istituito il 1° gennaio 2016 dalla fusione dei comuni di Terlago, Vezzano e Padergnone. Santa Massenza, anticamente chiamata Maiano e conosciuta come la “piccola Nizza de Trent” per il clima particolarmente gradevole, deve il nome alla Santa ritenuta la madre di san Vigilio, patrono di Trento.
A rendere celebre la località è la fiorente produzione di grappa, con ben cinque distillerie pienamente operative. Alla fine degli anni Sessanta erano addirittura tredici, tutte regolarmente autorizzate, in un borgo che contava un centinaio di abitanti: quasi tutti i nuclei familiari avevano a disposizione un proprio alambicco, che consentiva di incrementare il reddito derivante dall’attività agricola.
La stessa azienda Francesco Poli, fondata nel 1969, è nata proprio come distilleria e nel tempo ha affiancato la produzione vitivinicola. La gestione conserva il carattere artigianale e un forte legame con la tradizione locale, ma li ha integrati con moderne tecniche di lavorazione.
Dispone di una superficie vitata di poco più di 7 ettari, da cui si ricavano mediamente 40mila bottiglie, con una dozzina di etichette.
La Nosiola, la varietà più coltivata, dà vita, oltre al Vino Santo, a un vino frizzante rifermentato in bottiglia - chiamato spiritosamente Belle, per la sua piacevolezza, in contrapposizione al termine Brut - e a due versioni ferme: Sottovi, vinificata in acciaio, e Majano, che sosta in legno dopo un breve appassimento.
Dai vitigni resistenti Bronner e Solaris nasce Naranis, mentre sul versante dei rosati spiccano due declinazioni di Schiava. Per i rossi sono impiegati Lagrein, Rebo e Cabernet Sauvignon.
All’azienda va riconosciuto anche il merito di aver salvato dall’estinzione due uve storiche, la Pavana e la Peverella.
Il clima mite dell’areale consente la produzione di un eccellente olio extra vergine di oliva, ottenuto da duecento piante di cultivar Casaliva messe a dimora una trentina di anni fa.

Sotto la lente mettiamo il Vino Santo Trentino, tipologia realizzata per la prima volta dall’azienda nella vendemmia 1985, con una produzione media di circa 4mila mezze bottiglie da 0,375.
Le uve provengono dai vigneti sovrastanti il lago di Santa Massenza, allevati a pergola trentina e coltivati in regime di agricoltura biologica. La vendemmia è condotta ai primi di ottobre, selezionando i grappoli più spargoli e giunti a perfetta maturazione, che già in vigna vengono adagiati direttamente su arèle leggermente più piccole rispetto a quelle tradizionali. Questo accorgimento permette di evitare una doppia manipolazione. Le arèle, portate in cantina, rimangono per circa 6 mesi in un appassitoio. Dopo la pigiatura, la fermentazione in acciaio è molto lenta, a causa dell’elevato contenuto zuccherino del mosto. Alla prima maturazione in acciaio segue un passaggio in piccole botti di rovere e acacia, dove il vino riposa per svariati anni. Quindi un lunghissimo affinamento in bottiglia precede la commercializzazione.
La veste ambrata è solcata da riflessi mogano; il nettare scorre lento nel calice. Il bouquet sprigiona aggraziati profumi di albicocca sciroppata, miele di castagno, nocciola tostata, fichi secchi, datteri e uva sultanina, senza sosta, con un alito rinfrescante di erbe alpine in chiusura. Al palato esibisce una dolcezza avvolgente e una garbata dotazione calorica, equilibrate da un deciso tratto sapido, che vivacizza il sorso e accompagna verso un finale interminabile.
Servito intorno ai 12 °C, è perfetto in abbinamento con la tradizionale torta de fregoloti (“briciole”), una frolla ricca di mandorle, dalla consistenza croccante, che si sbriciola con facilità. Da gustare anche con i formaggi erborinati, oppure come vino da conversazione.
Trentino Vino Santo Doc 2002 - Francesco Poli
Nosiola 100% - 12,5% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco