Sulle prime colline della provincia di Chieti, a pochi chilometri dall’Adriatico, con la Majella e il Gran Sasso a fare da sfondo, Tollo è uno dei centri più rappresentativi della viticoltura abruzzese. La vicinanza del mare e la presenza della dorsale appenninica contribuiscono a creare un ambiente favorevole alla coltivazione della vite, che nei secoli ha modellato il paesaggio e accompagnato la memoria della comunità, fino a diventare una componente chiave della sua identità.
All’inizio del Novecento i vigneti occupavano una parte considerevole della superficie agricola; prevaleva l’allevamento ad alberello, espressione di una viticoltura legata al lavoro manuale e alla dimensione contadina. Durante la Seconda guerra mondiale, a causa della vicinanza con Ortona, dove passava la linea del fronte, la cittadina fu ripetutamente bombardata, gran parte dell’abitato venne raso al suolo e le aziende subirono ingenti danni. Tollo fu ricostruita grazie alla tenacia degli abitanti, scommettendo sul comparto vitivinicolo. Questa vocazione è oggi espressa dalla storica cooperativa Cantina Tollo, fondata nel 1960, e da numerose aziende agricole che conferiscono le uve.
È proprio Cantina Tollo a dar vita nel 2004 al progetto Feudo Antico, un centro di ricerca e sperimentazione con l’obiettivo di riportare l’attenzione sulle peculiarità dell’areale e su alcuni vitigni autoctoni a lungo trascurati. Il programma agronomico parte da Pecorino e Passerina, varietà che avevano conosciuto un progressivo ridimensionamento, alle quali si è affiancato il Montepulciano. Investire sulla loro valorizzazione significava confrontarsi con il contenimento delle rese, la scelta dei cloni migliori e la necessità di identificare i suoli più adatti. Il lavoro di zonazione, avviato nel 2011 in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano sotto la supervisione del professor Attilio Scienza, si è rivelato prezioso per individuare i siti migliori e definire le caratteristiche dei diversi vigneti.
Il percorso intrapreso da Feudo Antico coincide in larga misura con quello della Denominazione Tullum (o Terre Tollesi), riconosciuta Doc nel 2008 e trasformata nel 2019 in Docg, una delle più piccole per estensione nel panorama italiano, poiché riservata al solo comune di Tollo. La base ampelografica è rappresentata dalle tre varietà oggetto della ricerca: Montepulciano (nelle tipologie Rosso e Rosso Riserva per almeno il 95%), Pecorino e Passerina (minimo il 90%).
Nel 2013, durante i lavori per il reimpianto dei primi vigneti di Pecorino, è venuto alla luce un complesso rurale di epoca romana, con testimonianze legate alla produzione e alla conservazione di vino e olio. Intorno a queste testimonianze l’azienda ha realizzato la nuova struttura della vineria, per proteggere i preziosi reperti e renderli visibili in un contesto destinato all’ospitalità, alla ristorazione e alle attività espositive.
Nella gamma produttiva che fa capo a Feudo Antico, oltre alle tipologie riconducibili alla Docg Tullum, figurano una decina di referenze ottenute da coltivazioni biologiche o da vinificazioni particolari, come quelle in anfora, per una produzione complessiva di circa 150mila bottiglie all’anno. Feudo Antico partecipa, insieme a Casadonna dello chef Niko Romito, alla sperimentazione della coltivazione del Pecorino nell’areale di Castel di Sangro, a 850 metri di altezza, portando il vitigno fuori dal suo tradizionale contesto collinare per studiarne il comportamento in condizioni climatiche sensibilmente differenti.

Sotto la lente mettiamo la Passerina, il cui nome è generalmente ricondotto all’attrazione dei passeri per la dolcezza degli acini. Si tratta in effetti di una varietà in grado di accumulare zuccheri in prossimità della vendemmia, mantenendo allo stesso tempo una buona acidità. Le uve si raccolgono a mano tra la fine di agosto e la prima decade di settembre, da vigneti impiantati sulle colline nel comune di Tollo. In cantina si procede con una macerazione a freddo sulle bucce, seguita dalla fermentazione in acciaio a temperatura controllata. Il vino matura poi per 6 mesi sulle fecce fini, con periodici bâtonnage, prima di essere imbottigliato senza filtrazione né chiarifica.
Paglierino luminoso con lievi riverberi dorati. Il corredo olfattivo, intenso e variegato, si delinea su riconoscimenti di ginestra, camomilla, fiori di sambuco, pompelmo e pesca nettarina, per proseguire con buccia di cedro, zenzero, macchia mediterranea e un refolo iodato in chiusura. Il palato è animato da un tripudio di sapidità, che vivacizza il sorso e mitiga la disinvolta dotazione calorica. Distinti ritorni di agrumi si colgono nel lungo e appagante finale.
Servito intorno ai 12 °C, predilige i formaggi non troppo stagionati e le pietanze tradizionali a base di pescato, come la frittura di paranza, oppure i maccheroncini alla chitarra ai frutti di mare, ma il suo abbinamento migliore è con il brodetto di pesce alla vastese.
Tullum Passerina Docg 2024 - Feudo Antico
Passerina 100% - 13,5% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco