Attraversata dal fiume Temo, l’unico corso d’acqua parzialmente navigabile della Sardegna, e dominata dal castello dei Malaspina, Bosa conserva un patrimonio architettonico e culturale in grado di testimoniare l’importanza acquisita nei secoli dall’antico areale della Planargia, di cui la cittadina simboleggia il capoluogo.
La sua lunga storia è affiancata da una tradizione enologica fortemente radicata sul territorio, che trova nella Malvasia la sua espressione più rappresentativa. A differenza di molte altre Malvasie coltivate in Italia, quella di Bosa è una varietà aromatica, pressoché identica geneticamente al Greco di Bianco, in Calabria, e alla Malvasia delle Lipari, in Sicilia. La tipologia più diffusa è quella secca, con una complessità generata dalle lunghe maturazioni in botti scolme, che generano una lenta evoluzione ossidativa. Un’identità strettamente legata alle consuetudini contadine del passato, in mancanza di attrezzature per bloccare la fermentazione e mantenere il residuo zuccherino.
Il riconoscimento della Doc, nel 1972, aveva cristallizzato questa realtà, rendendo di fatto la Malvasia di Bosa molto simile alla Vernaccia di Oristano, poiché nel tempo i tratti aromatici del vitigno si attenuavano moltissimo, fin quasi a cancellarsi. Un’opportuna modifica al disciplinare, intervenuta nel 2011, ha ridisegnato il quadro normativo, passando da una sola tipologia alle quattro attuali: amabile o dolce, spumante, passito e riserva. La zona di produzione interessa parte dei territori comunali di Bosa, Magomadas, Modolo, Tresnuraghes, Flussio, Suni e Tinnura. Si tratta di una denominazione dalle dimensioni parecchio contenute, sostenuta per lo più da aziende di piccole dimensioni e da una viticoltura ancora legata alla sfera familiare.
Angelo Angioi è una delle figure di riferimento della Planargia. Nato a Magomadas nel 1955, dopo la laurea in Scienze Agrarie all’Università degli Studi di Sassari e la specializzazione in Viticoltura ed Enologia in quella di Torino, ha maturato una lunga esperienza professionale presso diverse cantine sarde, occupandosi per anni anche della valorizzazione della Malvasia locale.
Nel 2010 ha avviato una propria attività a Tresnuraghes, nel Salto di Coloras, partendo da un terreno di famiglia acquistato dal bisnonno nel 1907. Su un altopiano calcareo, roccioso e poco profondo, a circa 180 metri di altezza e affacciato sul golfo di Bosa, ha messo a dimora un vigneto di 5 ettari interamente dedicato alla Malvasia, con sesti di impianto abbastanza ridotti, per limitare la produzione di ogni singola pianta. La forma di allevamento è la spalliera con potatura a guyot, un sistema che impone il rinnovo annuale del capo che darà vita al nuovo grappolo.
Angelo è stato uno dei fautori dell’inserimento delle nuove tipologie nel disciplinare, di conseguenza il suo progetto si è fortemente concentrato sulle diverse espressioni della Malvasia, in particolare su quella dolce, riconoscibile nella sua gamma dalla capsula verde. In realtà, sono due le versioni di Malvasia dolce, ma quella con la capsula blu è prodotta soltanto nelle annate in cui si forma sugli acini la muffa nobile. Realizza anche la Malvasia della tradizione, che il nuovo disciplinare identifica con il termine Riserva, in cui il vino matura per 4 anni in caratelli di rovere usati in distilleria, sotto il velo dei lieviti flor.
Alla Malvasia si affianca una piccola produzione di Vermentino e Cannonau, oltre a un bianco secco da uve aromatiche.

Sotto la lente mettiamo la rara Malvasia di Bosa dolce da uve botritizzate, contraddistinta dalla capsula blu. Per la raccolta occorrono fino a sei o sette passaggi in campo, man mano che gli acini vengono attaccati dalla botrytis cinerea, un fungo parassita che in determinate condizioni climatiche (giornate calde seguite da notti umide e poco ventilate) concentra le sostanze estrattive per dar vita a un miracolo enologico. Portate in cantina, le uve sono vinificate in acciaio con una breve macerazione sulle bucce, quindi il mosto, refrigerato e illimpidito per decantazione statica, si avvia a una lenta fermentazione a temperatura controllata, innescata da lieviti selezionati. Il disciplinare consentirebbe l’immissione al consumo a partire dal 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia, quindi dopo meno di 6 mesi di sosta in cantina, ma qui i tempi si allungano a dismisura, fino a 3 o 4 anni, per offrire un prodotto di elevato prestigio.
Oro antico con riflessi ambrati, luminoso, scorre lento nel calice. Sentori di albicocca disidratata, miele di erica, marmellata di arancia, gherigli di noce, datteri e fichi secchi tratteggiano il pregevole profilo olfattivo, fino a terminare su nuance di zafferano. Al gusto è dolce, con una solida e avvolgente dotazione calorica, equilibrata da un incisivo contributo di freschezza e sapidità, che elargiscono un finale di lunga progressione.
Servito intorno ai 12 °C si abbina per tradizione ai dolci a base di frutta secca, come le pabassinas, oppure con i formaggi erborinati, senza dimenticare la sua solida reputazione di vino chi cheret chistionadu.
Malvasia di Bosa Dolce Doc Salto di Coloras (capsula blu) 2020 - Angelo Angioi
Malvasia di Sardegna 100% - 14,5% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco