Quando i geologi studiano un vulcano, possono osservare solo ciò che affiora in superficie, ossia il cratere, le colate laviche e i depositi delle eruzioni, mentre le strutture profonde, dove il magma si forma, si accumula e si trasforma, rimangono nascoste per chilometri nel sottosuolo. In una vasta porzione del quadrante settentrionale del Piemonte è accaduto qualcosa di eccezionale: dopo l’attività del cosiddetto “Supervulcano della Valsesia”, risalente a circa 290 milioni di anni fa, i grandi movimenti della crosta terrestre, responsabili anche della formazione delle Alpi, hanno sollevato e inclinato le rocce preesistenti, mettendo in evidenza le parti che originariamente si trovavano a notevole profondità. È come se la natura avesse sezionato un vulcano, consentendo agli studiosi di analizzarne l’anatomia interna, una sorta di laboratorio naturale per comprendere fenomeni impossibili da osservare nei sistemi ancora attivi. 

Dal punto di vista vitivinicolo, l’Alto Piemonte, adagiato ai piedi del Monte Rosa, tra le province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola, è una delle zone più affascinanti e ricche di storia della regione. Qui il Nebbiolo, localmente conosciuto come Spanna, trova espressioni di straordinaria eleganza e longevità. Dalle Docg più conosciute di Gattinara e Ghemme, alle Doc meno note di Lessona, Bramaterra, Sizzano, Fara e Boca, nascono vini dalla forte personalità, nei quali il Nebbiolo, talvolta affiancato da Vespolina e Uva rara, esprime un carattere in genere più austero e slanciato rispetto alle interpretazioni delle Langhe.

In questo scenario si inserisce il percorso di Davide Carlone, vignaiolo di Grignasco - piccolo comune della provincia di Novara -, che ha trasformato un sogno coltivato fin dall’infanzia in un progetto concreto di recupero e valorizzazione del territorio. Una storia di tenacia e di attaccamento alle proprie radici, nella quale la rinascita di antichi vigneti si accompagna alla volontà di restituire identità e prestigio ai vini di Boca, la cui produzione, in base al disciplinare approvato nel 1969, si concentra nel comune omonimo e parzialmente in quelli di Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco.

Davide è cresciuto ascoltando i racconti del nonno, che aiutava nei lavori in campagna e in cantina fin dall’adolescenza, dopo la scuola. Il mondo nel quale la vite costituiva una risorsa fondamentale per l’economia locale e il paesaggio era disegnato da una successione ininterrotta di piccoli appezzamenti coltivati era cambiato, poiché l’industrializzazione e le nuove opportunità occupazionali offerte dalle attività manifatturiere avevano allontanato molte famiglie dall’agricoltura. Nella campagna abbandonata i boschi riguadagnavano spazi un tempo vitati e un patrimonio di conoscenze rischiava di scomparire.

Michela Carlone

Da questa consapevolezza nasce il desiderio di invertire la rotta. Nel 1991 decide di avviare un paziente lavoro di recupero dei vigneti, sostenuto dalla sorella Michela, che ancora oggi lo affianca nell’attività. Partendo da una superficie iniziale di circa 3500 metri quadrati, l’azienda si sviluppa fino a raggiungere gli attuali 11 ettari. Un risultato molto significativo se si considera la frammentazione fondiaria e la difficoltà di recuperare appezzamenti che, in molti casi, erano stati lasciati all’incuria per decenni.

Con una produzione di circa 40mila bottiglie, suddivise in una decina di referenze, la gamma è identificata con l’espressione “I vini del fuoco”, un riferimento diretto all’origine vulcanica di queste colline e un’immagine evocativa della natura di un territorio che, dopo milioni di anni di trasformazioni geologiche, continua a esprimere uno stile inconfondibile.

Sotto la lente mettiamo il Boca, fiore all’occhiello della cantina, le cui uve provengono dai vigneti tra Boca e Prato Sesia, a oltre 400 metri di altezza, allevati a guyot su terreni ricchi di porfido. La vendemmia è condotta a mano nella seconda decade di ottobre; in cantina si esegue una vinificazione tradizionale in rosso delle uve diraspate, con macerazione di 30 giorni sulle bucce e successiva fermentazione malolattica in acciaio. La maturazione del vino si protrae per 36 mesi, di cui 24 in botti grandi di rovere di Slavonia, quindi sosta per 4 mesi in bottiglia.

Granato classico di vivida trasparenza. Il variegato bouquet spazia dai frutti di bosco a bacca scura, come mirtillo, ribes nero e mora di rovo, ai cenni floreali di rosa canina e violetta appassite, fino a elargire sentori di cardamomo, eucalipto e liquirizia. L’assaggio è robusto e austero, con l’impronta calorica bilanciata da un tannino in bella evidenza, che lascia intuire una lunga prospettiva di evoluzione nel tempo.

Servito alla temperatura di 18 °C, è ideale con il tapulone novarese, il tradizionale spezzatino cotto a lungo nel vino di Boca e accompagnato da una morbida polenta.

Boca Doc 2021 - Davide Carlone

Nebbiolo (Spanna) 85%, Vespolina 15% - 14% vol.

In apertura e all'interno, foto di Ilaria Santomanco