Naturale pensare alle Fiabe del Basile messe in scena da Lucia Poli nel lontano 1972 con un debuttante d’eccezione, Roberto Benigni, di fronte a questo Re Chicchinella.
E come non pensare, poi, ad altri due fratelli Poli, Laura e il più celebre Paolo, che ebbero, tra i loro amori, proprio questo genere letterario.
Paolo Poli portando in teatro uno spettacolo dal titolo Favole ispirato alle fiabe francesi; Laura facendo un lavoro di ricerca sulle fiabe di tradizione toscana sia per la Rai sia per I Pupi di Stac, il suo teatro di burattini.
Ispirata alla fiaba La papera, Emma Dante torna ancora una volta al Basile portando in teatro l’autore di Lo cunto de li cunti a cui hanno guardato tutti, da Perrault ai Grimm.
E per la terza volta, dopo La Scortecata e Pupo di zucchero.
Così dopo aver visto, lo scorso novembre, il suo L’angelo del focolare (di cui scrivemmo in questa sede col titolo Un angelo che non vorremmo conoscere) al Piccolo di Milano, ecco di nuovo l’attrice-regista-drammaturga, in questo spettacolo coprodotto, tra gli altri, proprio con il Piccolo.
Emma Dante - appena insignita del Leone d'oro alla Carriera dalla Biennale Teatro 2026 - conclude con questo lavoro il progetto sull’autore campano nel cui mondo si è immersa, seguita da un pubblico sempre partecipe e appassionato.
Eccola allora usare un’altra favola per raccontare la profondità dell’animo umano tramite il gioco e l’ornamento della poesia barocca.
La trama è grottesca. Un re, per pulirsi dopo un bisogno corporale, usa una gallina che credeva morta.
Questa però gli si incolla al corpo ed entrando nel suo intestino si nutre e gli fa espellere uova d’oro.
Ma la vicenda è pure metafora dell’avidità umana, con una chiara critica al potere, visto che l’intera corte sfrutta il dolore del re per ottenere l’oro.
Il re deciderà allora di… ma…

In primo piano anche temi come la malattia e l’anaffettività che vediamo in
un re sofferente da un lato, dall’altro in una famiglia e in una corte avide, che si presentano al pubblico con il linguaggio iconico di Emma Dante.
Il linguaggio del corpo che riesce a unire comicità e tragedia usando una lingua che è una sorta di gramelot di dialetti meridionali.
Una lingua che più che esprimere fa da colonna sonora a ciò che si vede in scena.
Un lavoro che non lascia spazio alla noia, che si segue con l’attenzione e la passione quasi fosse un balletto, in cui l’intera compagnia si fa coro e danza unanime.
Tutti bravissimi, ma fantastico (in doppio senso) il re di Carmine Maringola.
Re Chicchinella, scritto e diretto da Emma Dante da La papera di Giambattista Basile con Carmine Maringola (nel ruolo del re) e Annamaria Palomba, Angelica Bifano, Davide Mazzella, Simone Mazzella, Stephanie Taillandier, Viola Carinci, Davide Celona, Roberto Galbo, Enrico Lodovisi, Yannick Lomboto, Samuel Salamone, Marta Zollet, Odette Lodovisi.
Lucca, Teatro del Giglio Giacomo Puccini, 27-28 febbraio e 1° marzo 2026
In apertura e all'interno, ph © Masiar Pasquali