È un crescendo di emozioni Stand up for Giuda di Leonardo Petrillo in cui si unisce una scrittura scenica moderna a un personaggio antico.
Un Giuda visto in una nuova prospettiva, ovvero un Giuda che si ribella.
Ed è Ettore Bassi a dar voce a questo uomo, in una versione inedita in cui l’apostolo rifiuta la condanna collettiva, non accettando un’etichetta che ingiustamente gli è stata apposta.
Bassi si muove sul palcoscenico tra un tavolo a sinistra con funzione di camerino con specchio e luci tipiche, al centro un albero (l’albero…), a destra una lavagna girevole, in cui si alternano la geografia delle terre di Gesù a un grande specchio per riflettere e fare “riflettere”.

È qui che si svolge la vita di Giuda, considerato da sempre il traditore per eccellenza: dal suo incontro con Gesù al gesto finale.
Un Gesù che cela per lui mistero e dubbio, ma che, nonostante ciò, riuscirà ad amare più degli altri apostoli e il suo tradimento avrà uno scopo ben preciso: far sì che si compia il disegno divino.
È, quella di Giuda, una scelta di amore estremo e Giuda è per Petrillo l’apostolo che più ama Gesù perché ne sa vedere tutta la sua fragilità: infatti non usa nessun potere straordinario per salvarsi e muore.
E solo Giuda non verrà mai, a differenza degli altri apostoli, a conoscenza della Resurrezione, per cui, in preda al rimorso, si suiciderà.
La sua condanna non sarà però eterna, sembra dirci l’autore: finirà quando l’uomo non sarà più prigioniero del pregiudizio.
Il pubblico deve interrogarsi, deve fare un’analisi collettiva.
Al pubblico viene chiesto di giudicare questo Giuda, a metà tra il teatro dell’assurdo e un personaggio in cerca d’autore, questo uomo solo davanti alle menzogne della storia.
Così il pubblico segue Ettore Bassi che ci dice che Gesù viene nominato come Rabbi; che esiste pure (seppur apocrifo) un Vangelo di Giuda; che ci parla dei Vangeli e degli evangelisti (Luca non era neppure un apostolo…); dei tre Vangeli sinottici; poi di quello di Giovanni che è diverso ed è quello che si accanisce contro di lui.
E le parole di Petrillo vivacizzano i personaggi: così Matteo è definito l’apostolo di Equitalia, mentre Giuda l’amministratore del gruppo.
Rabbi è buono, ma non mite (si pensi alla cacciata dei mercanti dal tempio). Giuda lo ama e sostiene che Rabbi sia un «artista della parola.»
Giuda ha tradito Cristo, ma non lo ha svenduto. Da qui il suo senso di colpa, nonostante il tradimento faccia parte di un piano prestabilito.
Giuda soffre e si lamenta, per esempio del fatto che tutti portano i nomi degli apostoli, ma nessuno il suo.
Poi accusa quelli che secondo lui sono i veri traditori di Cristo ovvero Pietro, Giacomo e Giovanni che si addormentano nel Giardino del Getsemani, come ben si vede nei dipinti dei due cognati, Giovanni Bellini e Andrea Mantegna, alla National Gallery.
Poi il “palleggiarsi” Rabbi tra Pilato e il Sommo Sacerdote e la scelta tra liberare Cristo o Barabba.
Viene detto che è solo Matteo, nel suo Vangelo, a parlare dell’impiccagione di Giuda, perché, come già è stato detto, è l’unico apostolo che non ha assistito alla Resurrezione.
E ancora Giuda si metterà a confronto con Rabbi dicendo: «Sono stato io a essere tradito, non c’è nessuna differenza tra la sua croce e il mio albero.»
Uno spettacolo in cui si parla di eutanasia e suicidio assistito.
Uno spettacolo che è un excursus che parte dallo storico ebreo Giuseppe Flavio, all’intercalare “porco Giuda”, alla domanda su cosa voglia dire tradire, guardando al primo grande tradimento: quello di Caino nei confronti di Abele.
Uno spettacolo che inizia facendo sorridere per poi far vivere il dramma di un uomo, in uno sfogo ininterrotto che per un’ora e venti tiene lo spettatore avvinto e lo porta a una vera e propria standing ovation.
Uno spettacolo che, coinvolgendo, lascia il segno.
Noi avevamo già ammirato Leonardo Petrillo per Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound, con la prova notevole di Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini.
Ora confermiamo la nostra ammirazione a cui aggiungiamo quella per la bravura di Ettore Bassi.
Stand up for Giuda scritto e diretto da Leonardo Petrillo con Ettore Bassi.
Moncalieri, Fonderie Limone/Sala grande, 5-8 febbraio 2026
In apertura, Stand up for Giuda. Foto ©Paola Panatta