Sabato 21 marzo 2026, al Teatro Niccolini di Firenze – quello stesso che Carlo Collodi frequentava e tante volte menzionava nei suoi giornali – si è svolto un evento che non esitiamo a definire “storico”. Un magnifico Peppe Barrra è stato protagonista dello spettacolo Buonasera a tutti… Dai miei disordinati appunti, con la regia misurata e fruttuosa del giovane Francesco Esposito.

            La scena che si guardava dalla platea era essenziale, ma efficace: come quella di una favola dove le cose e i personaggi, per il fatto stesso di essere nominati, SONO in tutto il rilievo plastico e suggestivo della stilizzazione. A sinistra un pianoforte, suonato dal maestro Luca Urciolo in modo tale da fare della musica uno spettacolo nello spettacolo, e non solo quando lo strumento accompagnava le performances canore di Barra, la cui voce è bella, nella sua “napoletanità”, e ancora potente. Apprezzate, infatti, sono state le “fantasie”, le improvvisazioni sue e di Barra che ha interloquito con Urciolo più volte nella migliore tradizione del teatro popolare. Al centro stavano invece una sedia e, in alto, fra il pianoforte e quest’ultima, una marionetta di Pulcinella appesa a un lungo filo: come a presiedere lo spettacolo dell’attore e come se fosse un segnale di quello che si stava per svolgere sul palcoscenico, cioè un teatro nel teatro. Infine, a destra, si innalzava un leggio paludato di un panno multicolore. Peppe Barra, capace con la sua versatilità di improvvisare appunto, di recitare ed eseguire numeri comici e di canto, si è alzato, seduto e mosso, con la calma dei suoi quasi 82 anni: pure quest’ultimo un modo dell’interprete per introdurre sapienti pause anche di riposo nel ritmo, peraltro sempre brillante e coinvolgente, della propria recitazione e del proprio canto.

            Presentato da Barra con semplicità umile come uno spettacolo derivato dalla rilettura di suoi disordinati appunti, in breve di sue memorie dell’infanzia, ma anche di un mondo partenopeo che si avvia a scomparire, se purtroppo già non lo ha fatto, quello donatoci dall’attore è stato un momento di civiltà teatrale impareggiabile. Barra ha raccontato di sé stesso bambino e della sua famiglia (è figlio del fantasista Giulio Barra e della cantante e attrice Concetta Grasso Barra) senza gigionerie, con una fluidità e veracità di ricordi in cui affioravano garbati cenni di ironia e autoironia lontani da ogni compiacimento.

            Insigne interprete, forse davvero l’ultimo, di un teatro come quello napoletano, ricco di mestiere, di etica e rispetto per la propria arte e lo spettatore, Barra – fra percorsi palesi e citazioni implicite – ha reso il suo Buonanotte a tutti una splendida, e a tratti anche struggente, scorribanda nella cultura, quella alta, e nel teatro in ogni suo genere: appunto il teatro in maschera (ad un certo punto ha fatto un numero indossando quella di Pulcinella); la farsa; l’avanspettacolo; il varietà (divertente l’interpretazione della canzone Balocchi e profumi, del 1928); il teatro di prosa/commedia alla maniera “familiare”, pianamente raccontata, di Eduardo De Filippo; il teatro di ricerca e dei repertori originali e tradizionali ecc. Non a caso, Barra ha ricordato sia la scrittrice e autrice teatrale Zietta Liù, pseudonimo di Lea Maggiulli Bartorelli (sua maestra elementare) e Roberto De Simone (suo maestro di musica) e la Nuova Compagnia di Canto Popolare o NCCP, con cui ha lavorato per alcuni anni e pure nel memorabile La gatta Cenerentola. Perché anche la cultura popolare, al pari di quella culta, veicola contenuti alti nei suoi modi e forme specifiche.

            Due i momenti di maggiore intensità teatrale, per noi, di questo spettacolo di straripante vitalità e mirabile tecnica. Il primo è stato quello della recitazione-reinterpretazione magistrale della favola/fiaba di Giambattista Basile La vecchia scorticata (da Lo cunto de li cunti, I, 10), ancor più sapidamente grottesca nella rivisitazione di Barra. Il secondo è stato quello del bis cioè dell’interpretazione della celebre canzone Tammurriata nera (1944): dolente, malinconica e tragica insieme, per lo stupro a cui alludono le parole di E. A. Mario ed Edoardo Nicolardi. Barra ne ha fatto venir fuori una sorta di emozionante, quasi selvaggio, esorcismo contro il Male.

             Il pubblico, in cui si distinguevano fra gli altri Lucia Poli e Ugo Chiti, è stato alla lettera conquistato dallo spettacolo, come raramente accade oggi, per la ragione evidente che sul palcoscenico si stava facendo un Teatro-Teatro, non uno spettacolo che imita la TV e il cinema e ne prende a prestito trame e personaggi. Così non si sono contati gli applausi a scena aperta e, alla fine, i “bravo” e le chiamate al proscenio, coronati dalla ovazione in piedi: dovuta all’uomo Peppe Barra per la sua spontaneità e a quel “regale” protagonista del teatro che è.

LA SCHEDA ARTISTICA

PEPPE BARRA IN BUONASERA A TUTTI. DAI MIEI DISORDINATI APPUNTI

AL PIANOFORTE IL M° LUCA URCIUOLO

REGIA DI FRANCESCO ESPOSITO

IL MODO DI FARE TEATRO DI PEPPE BARRA È STATO PIÙ VOLTE DEFINITO “LE MILLE E UNA RESURREZIONE DELL’ANIMO PARTENOPEO”. ATTRAVERSO LA SUA MASCHERA SARCASTICA E I TANTI REGISTRI VOCALI - DAI PIÙ GRAVI AI PIÙ ACUTI -, UNISCE DA SEMPRE GLI ELEMENTI COLTI E POPOLARI DELLA SUA CITTÀ, MESCOLANDO NEI SUOI SPETTACOLI, CON FACILITÀ, LA TRADIZIONE E L'INNOVAZIONE. IL RECITAL “BUONASERA A TUTTI” GIÀ DAL TITOLO LASCIA INTUIRE COSA DOVRÀ ASPETTARSI IL PUBBLICO: UN MOMENTO DI INTIMITÀ TRA ARTISTA E SPETTATORI, OLTREPASSANDO LA COSIDDETTA QUARTA PARETE IN UN CONTINUO DIALOGO CON LA PLATEA. UN VIAGGIO NELLA VITA DELL'UOMO E DELL'ARTISTA: I SUOI RICORDI DI INFANZIA E ADOLESCENZA NELLA PROCIDA E NELLA NAPOLI DEGLI ANNI '50, LA SUA MEMORIA DI GIOVANISSIMO ATTORE CON ZIETTA LIÙ, FINO AL SUCCESSO DELLA NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE E AGLI ANNI DI TEATRO INSIEME ALLA INDIMENTICATA CONCETTA BARRA, MADRE E COMPAGNA DI SCENA. UNA PASSEGGIATA NEI SUOI OLTRE 60 ANNI DI CARRIERA, TRA TEATRO E CANZONE, TOCCANDO LA MUSICA BAROCCA E LA TRADIZIONE POPOLARE, IL MONDO MAGICO DI BASILE, GRANDI AUTORI COME PETITO E VIVIANI, IL VARIETÀ, IL CABARET, FINO A GIUNGERE AI CANTAUTORI CONTEMPORANEI.

TUTTAVIA, NON SI TRATTA DI UN RACCONTO BIOGRAFICO IN SENSO CRONISTICO, MA PIUTTOSTO DI UNA NARRAZIONE POETICA CHE RIPERCORRE I RICORDI E LI TRASFIGURA: LA CARRIERA ARTISTICA DI BARRA, INFATTI, SI RICOMPONE IN SCENA NEI GENERI CHE ATTRAVERSA, MA IL CUORE DEL RACCONTO RESTA SEMPRE L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA, ETÀ IN CUI TUTTI POSSIAMO RICONOSCERCI.

BARRA SARÀ UNICO MATTATORE IN SCENA – INSIEME AL MAESTRO LUCA URCIUOLO CHE LO ACCOMPAGNERÀ AL PIANOFORTE – PER DIVERTIRE ED EMOZIONARE, CON FOLLIA E POESIA. SENZA MAI INTERROMPERE IL GIOCO CON IL PUBBLICO, COME UN FELICE INCONTRO TRA BAMBINI CHE HANNO SOLTANTO VOGLIA DI STARE INSIEME E DIVERTIRSI ...CON GIOIA ED IRONIA.

FRANCESCO ESPOSITO

DURATA SPETTACOLO: 80 MINUTI SENZA INTERVALLO