Nell’ambito di Olio Officina Festival 2026, ha colpito moltissimo la presenza del fotografo francese Claude Cruells. Una presenza che segna un ritorno, visto che è stato sul palco del festival anche nell’edizione 2025 che si svolse a Genova. Quest’anno l’incontro si è aperto con la presentazione di un volume imponente, Oliviers millénaires. Les Gardiens de la Méditerranée, dedicato a uno dei simboli più profondi del Mediterraneo, e di cui Cruells ne è l’autore.

Espressione viva di cultura

L’olivo ovviamente è da intendere non solo come pianta, come pure non solo come elemento del paesaggio ma quale espressione viva di cultura, memoria e identità. Il libro di Cruells è frutto di molti anni di lavoro e di tanti viaggi. Colpisce immediatamente per la sua forza visiva, oltre che per il peso, fisico e simbolico, che porta con sé. Si tratta di un’opera fotografica dedicata agli olivi millenari, alberi monumentali che attraversano il tempo e raccontano storie di civiltà, territori e uomini.

Anadyomène, la memoria culturale del Mediterraneo

A introdurre il progetto Mediterranean Divine Land è stato Flavio Lenardon, presidente di TreeDream, il quale prima ancora di entrare nel merito del libro ha voluto soffermarsi sulla figura dell’autore.

Claude Cruells viene descritto come un fotografo capace di realizzare un lavoro straordinario, ma soprattutto per essere il fondatore dell’associazione Anadyomène, realtà impegnata nella trasmissione della memoria culturale del Mediterraneo.

Il progetto nasce con l’obiettivo di osservare, documentare e tramandare ciò che accade nel mondo, con particolare attenzione alle tradizioni legate all’olivicoltura. Lenardon ha evidenziato come il percorso che ha portato alla realizzazione del libro sia iniziato nel 2017, attraverso viaggi che hanno attraversato l’intero bacino del Mediterraneo, dalle Colonne d’Ercole fino al Libano, dando vita a un’opera vasta e complessa che raccoglie le testimonianze più significative di tante piante millenarie di olivi.

Il Mediterraneo è ponte, non un confine 

Nel corso della presentazione a Olio Officina Festival è emersa con forza l’idea del Mediterraneo come ponte e non come confine: uno spazio che unisce popoli diversi attraverso radici comuni, tra cui l’olivo, pianta che occupa un posto centrale. Accanto alla dimensione culturale, è stato evidenziato anche il tema della precarietà, legato, questo, all’abbandono di molti oliveti e alla necessità di recuperare e valorizzare un patrimonio che rischia di andare perduto.

Quando ha preso la parola Claude Cruells, l’emozione è stata grandissima, il discorso si è ampliato ulteriormente. L’autore ha precisato che il lavoro della sua associazione sia orientato alla salvaguardia delle culture ancestrali, non solo quelle ancora vive, ma anche quelle dimenticate o ormai scomparse.

Il progetto Mediterranean Divine Land si concentra anche sulle persone che, con fatica quotidiana, continuano a mantenere vive queste tradizioni, spesso in condizioni difficili e con metodi rimasti invariati nel tempo. Si tratta di uomini e donne che custodiscono un sapere antico, legato sia alle tecniche di coltivazione, sia alla produzione dell’olio. 

Il senso di appartenenza a partire dall’olivo 

Il libro è nato come punto di arrivo di un percorso durato oltre dieci anni. Non è un testo tecnico, ma un’opera di viaggio, di incontri ed esperienze. Attraverso le pagine del libro si attraversa tutto il Mediterraneo raccontato attraverso l’olivo. Quest’albero viene descritto come sacro, carico di simboli e profondamente radicato nella storia dei popoli che abitano queste terre. Il progetto di Cruells assume una dimensione culturale, ambientale, patrimoniale e anche umanista, perché contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza a una stessa comunità.

Nel dialogo tra Cruells e Lenardon sul palco di Olio Officina Festival è emersa una riflessione sulle condizioni attuali dell’olivicoltura. Dalle testimonianze raccolte durante i viaggi è affiorato un quadro complesso, segnato da criticità ma anche da segnali di speranza.

Claude Cruells ha raccontato la sua esperienza in Puglia, dove ha potuto osservare da vicino gli effetti devastanti della Xylella, ma anche la capacità di reazione degli agricoltori, i quali hanno ricominciato a coltivare e a ricostruire ciò che era stato distrutto. Accanto a questo stato della realtà, è stato evidenziato il problema crescente del cambiamento climatico, il quale rende sempre più difficile la gestione degli oliveti, anche in aree tradizionalmente favorevoli come l’isola di Creta, dove oggi l’irrigazione sta diventando indispensabile. 

La trasmissione di un sapere, un viaggio emotivo e culturale 

Un altro tema centrale preso in considerazione è stato quello della trasmissione del sapere. Sempre meno giovani scelgono di dedicarsi all’agricoltura, e questo comporta un progressivo abbandono degli oliveti. Si tratta di un fenomeno particolarmente preoccupante, soprattutto se si considera che la domanda di olio da olive è in costante crescita a livello globale, con un aumento significativo proveniente dai paesi asiatici. Si crea così un paradosso: mentre cresce il consumo, diminuisce la capacità produttiva, anche a causa delle caratteristiche stesse dell’olivo, che alterna naturalmente anni di maggiore e minore produzione.

Claude Cruells ha tenuto a evidenziare che il suo lavoro non si concentra sugli aspetti tecnici della produzione, ma sulla dimensione umana e simbolica dell’olivo.

Il libro Oliviers millénaires. Les Gardiens de la Méditerranée vuole essere un viaggio emotivo e culturale, capace di raccontare non solo la pianta ma il mondo che le ruota attorno. Viene anche ricordato come l’olivo sia una presenza antichissima nel Mediterraneo, risalente a milioni di anni fa, ben prima delle civiltà che oggi lo identificano come proprio simbolo. 

L’invito a guardare oltre alle apparenze

La presentazione del volume fotografico di Cruells si è chiusa con una riflessione di Flavio Lenardon sul valore profondo dell’opera, definita come un “libro dell’anima”. Non un manuale, ma un racconto capace di riportare alle radici dell’identità mediterranea, attraverso immagini e storie che restituiscono tutta la forza evocativa dell’olivo. Un invito a guardare oltre la superficie, a riconoscere in questi alberi non solo una risorsa economica, ma un patrimonio culturale e umano da preservare.