Esistono giornate in cui si ha la consapevolezza di assistere a qualcosa destinato a lasciare un segno. Quella vissuta nell’antico oliveto della famiglia Novaro è una di queste.
Dopo un primo incontro nella storica Calata Cuneo, il gruppo composto da Guido Novaro, dal cugino Alberto, da Federico Virgilio – olivicoltore, frantoiano di Gazzelli e Treedreamer della prima ora – e da chi scrive, ha raggiunto l’oliveto di Capo Berta, affacciato sul mare e immerso in uno dei paesaggi più suggestivi della Riviera di Ponente.

Guido Novaro guida il cammino con la sicurezza di chi conosce ogni fascia, ogni sentiero e ogni pianta. I terrazzamenti raccontano gli anni dell’abbandono: il bosco ha lentamente riconquistato gli spazi, molti muretti a secco sono crollati e la vegetazione ha nascosto parte dei percorsi. Eppure gli olivi continuano a vivere, tenaci, radicati in un terreno arido e pietroso, quasi a custodire la memoria di un’intera civiltà agricola.

Lo sguardo tecnico di Federico Virgilio lascia però spazio all’ottimismo. «Gli olivi sono ben messi. Hanno bisogno di cure, di eliminare il secco e di essere nuovamente nutriti. La campagna riprenderà vita. I muretti sono compromessi, ma con un’opera di riassestamento dei terreni si potrà ottenere un ottimo risultato», osserva mentre percorre i terrazzamenti.
Il progetto che prende forma non punta soltanto al recupero produttivo dell’oliveto, ma alla valorizzazione di un patrimonio paesaggistico, storico e culturale che affonda le proprie radici nella tradizione olivicola ligure e nella storia della famiglia Novaro.
A racchiudere il significato della giornata sono le parole di Guido Novaro, pronunciate al termine della visita: «Raramente, nella vita, ti accorgi che, girato un angolo di strada, hai la sensazione di ritrovarti a camminare verso una luce nuova, diversa, più brillante. Oggi è successo».

Chi scrive ha avuto il privilegio di essere testimone di questo momento. Tra gli olivi di Capo Berta sembra essersi riallacciato il filo della storia interrotto nel tempo, quello che riconduce alla visione di Agostino Novaro, fondatore nel 1860 dalla Olio Sasso. Da questo luogo straordinario, sospeso tra cielo e mare, quella storia sembra oggi pronta a riprendere il suo cammino.
In apertura e all'interno, foto di Flavio Lenardon