In una nota diffusa da Assitol si legge che i costi dell’energia sono alle stelle, che la difficoltà nella logistica e gli aumenti dei noli nei trasporti, stanno creando grande incertezza nella programmazione aziendale. Così, a quasi un mese dallo scoppio della crisi iraniana, l’Associazione Italiana dell’Industria olearia, “esprime forti timori per l’impatto che la guerra in Medio Oriente rischia di avere sulle aziende associate, già provate negli ultimi anni prima dal Covid, poi dalla guerra in Ucraina”. 

Assitol è una realtà che racchiude nella sigla una galassia di imprese, oltre a settori dell’industria agroalimentare tra loro molto diversificati, dagli oli da olive a quelli ottenuti dai semi, dai condimenti spalmabili al lievito da zuccheri, dagli ingredienti per pane, pizza e pasticceria alle farine gluten-free, fino al biodiesel e alle agroenergie. Assitol, pertanto, si può ritenere un “osservatorio” privilegiato intorno alla crisi in corso.

Il direttore generale Andrea Carrassi apprezza “l’impegno del Governo a favore del taglio delle accise e dell’alleggerimento degli oneri ambientali, ma - precisa - il blocco prolungato dello Stretto di Hormutz avrà effetti ad ampio raggio non soltanto sul mercato di gas e petrolio, ma anche sulla tenuta della produzione industriale. È la stessa sicurezza degli approvvigionamenti ad essere messa in forse, un problema che purtroppo il nostro agroalimentare ha affrontato più volte a partire dal Covid”.

Le problematiche giustificano ogni timore. L’incremento della spesa dei trasporti, è un serio aspetto da considerare.  “Alcuni gruppi della Gdo hanno persino chiesto ai fornitori un contributo al caro-carburanti”, ha affermato Carrassi. “L’impatto finale lo stiamo vedendo nel carrello della spesa, che registra già i primi aumenti”. D’altra parte, l’incertezza del quadro economico si fonda su notizie concrete come il razionamento dei carburanti in Slovenia e lo stop del Gnl da parte di Qatar Energy. 

“In un Paese come l’Italia, da sempre deficitario di materie prime, la food security rappresenta un problema strutturale su tutti i principali filoni alimentari”. La questione è seria: “da sempre - puntualizza Carrassi - siamo costretti a ricorrere all’import. Tuttavia, per colpa del conflitto, questo quadro si sta aggravando progressivamente. In particolare, gas naturale e fertilizzanti, fondamentali per tutte le filiere agroalimentari, hanno subìto una vertiginosa impennata, tanto da indurre i fornitori a lanciare immediati segnali di allarme circa il pericolo di ulteriori aumenti di settimana in settimana”. 

Per queste ragioni Assitol invita l’intero comparto agroalimentare a far squadra e a sostenere l’azione delle istituzioni e si dichiara disponibile a collaborare con il Governo con l’intento di individuare insieme misure specifiche a sostegno delle aziende manifatturiere, come il credito di imposta commisurato alle maggiori spese energetiche sopportate in questo periodo complesso.

Accanto alle misure d’emergenza, appare necessario ragionare anche sulla strategia futura. “Il Covid e le crisi internazionali degli ultimi anni sembrano non averci insegnato nulla”, è il commento del direttore generale di Assitol. “L’Europa - precisa - deve tornare protagonista. È indispensabile costruire un sistema produttivo più autosufficiente e competitivolavorando a Bruxelles sulla soluzione dei problemi comuni: logistica, approvvigionamento, valorizzazione dei prodotti agroalimentari, sostenibilità”. Invito che l’associazione non lancia per la prima volta: “A partire dalla pandemia, il tema della food security torna ciclicamente a incidere sulla vita di aziende e cittadini. Il timore è che, anche stavolta, non entri ai primi posti nell’agenda della politica, a Roma come a Bruxelles. Se succedesse, sarebbe l’ennesima occasione mancata”.

 Si ringrazia per la notizia Silvia Cerioli. In apertura, foto di Olio Officina