Le origini della produzione spumantistica in Piemonte risalgono alla metà dell’Ottocento, quando alcuni imprenditori vitivinicoli iniziarono a interessarsi al processo di rifermentazione del vino in bottiglia, sviluppato prevalentemente in Champagne e per questo definito “metodo champenois”. All’epoca era l’unica tecnica possibile per realizzare spumanti, poiché la rifermentazione in autoclave fu ideata nel 1895 da Federico Martinotti e successivamente ingegnerizzata e brevettata da Eugène Charmat nel 1910.

Un ruolo fondamentale ebbe Carlo Gancia, che nel 1850, a soli 21 anni, di ritorno da un biennio di studio a Reims, fondò con il fratello Edoardo l’azienda che porta tuttora il nome della famiglia. Dopo una lunga fase di sperimentazione, nel 1865 realizzò a Canelli il primo spumante italiano rifermentato in bottiglia, adattando gli insegnamenti appresi in Francia alle caratteristiche aromatiche dell’uva Moscato. Inoltre, stimolò i suoi conferitori a impiantare varietà come Pinot Nero e Chardonnay, ideali per la produzione di spumanti da lunga evoluzione.

Nel corso del Novecento un numero sempre crescente di aziende seguì il suo esempio, ma si deve attendere il 28 febbraio 1990 per la sottoscrizione di un patto di intesa tra le case spumantistiche piemontesi di maggior tradizione (le cosiddette “Sette Sorelle”), che segna l’avvio del “Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte”. Inizialmente, per certificare la produzione si ricorre talvolta alla Doc Piemonte, istituita nel 1994, il cui disciplinare tuttavia non differenzia i metodi di produzione, consentendoli entrambi.

Da quell’esperienza prende forma il progetto Alta Langa, che si è concretizzato con il riconoscimento della Doc nel 2002 e della Docg nel 2011. La zona di produzione interessa i rilievi collinari situati nella parte meridionale delle province di Cuneo, Asti e Alessandria, ai piedi dell’Appennino, ad almeno 250 metri di altezza. Molti vigneti superano tranquillamente i 500 metri, beneficiando di un clima fresco e ventilato, ideale per la coltivazione di Pinot Nero e Chardonnay. Il disciplinare permette l’utilizzo di altre uve non aromatiche, coltivate in zona, per non più del 10 per cento, ma impone regole molto severe, come la produzione esclusivamente millesimata e la sosta sui lieviti in bottiglia per almeno trenta mesi.

L’azienda agricola Ettore Germano è tra gli oltre cento produttori che aderiscono al Consorzio Alta Langa. È condotta da Sergio Germano, con il coinvolgimento di tutta la famiglia, dalla moglie Elena ai figli Elia e Maria.

Sulle etichette campeggia orgogliosamente la dicitura “Viticoltori in Serralunga d’Alba dal 1856”. Il bisnonno Francesco Germano e il nonno Alberto si occupavano prevalentemente della cura della vigna e della vendita dell’uva, come era consuetudine in zona fino agli anni Settanta. Fu Ettore, il figlio di Alberto e papà di Sergio, a dare il suo nome all’attività nel 1975, iniziando a vinificare e imbottigliare una piccola quantità di vino, destinata a una ristretta cerchia di clienti. Sergio Germano, dopo gli studi alla Scuola Enologica di Alba e una breve parentesi in alcune prestigiose realtà del territorio, inizia a lavorare in azienda, incrementando in modo significativo la commercializzazione dei vini in bottiglia; dal 1993 tutta la produzione viene vinificata e imbottigliata in proprio.

L’azienda dispone di una superficie vitata di circa 20 ettari, di cui una dozzina nel comune di Cigliè, ai margini preappenninici dell’Alta Langa, alla destra del fiume Tanaro, acquisiti con grande lungimiranza a partire dagli anni Novanta, per mettere a dimora il Pinot Nero e i vitigni a bacca bianca. La parte restante, dedicata soprattutto a Nebbiolo e Barbera, si trova nell’ambito storico di Serralunga d’Alba, dove tutto ebbe inizio, in cui ha sede anche la cantina di vinificazione.

Si producono mediamente 170mila bottiglie all’anno, suddivise in una quindicina di referenze, con la gamma dei Barolo rappresentata da ben quattro menzioni geografiche di Serralunga (Cerretta, Lazzarito, Prapò e Vignarionda), oltre a quella comunale. Tra i bianchi spiccano Riesling Renano, Chardonnay e Nascetta, mentre l’Alta Langa è rappresentata da tre tipologie: un fragrante blend, che riposa per 30 mesi sui lieviti in bottiglia, e due riserve, ottenute singolarmente da Chardonnay e Pinot Nero in purezza, in cui la sosta sui lieviti supera i 60 mesi.

Sotto la lente mettiamo l’Alta Langa dell’esordio, un Extra Brut prodotto per la prima volta nell’annata 2003 da un assemblaggio di Pinot Nero e Chardonnay. Le uve provengono dai vigneti di Cigliè, a quasi 600 metri di altezza, adagiati su terreni di medio impasto, a matrice calcarea e ricchi di pietre. Si vendemmia manualmente in cassette all’inizio di settembre, dopodiché si passa alla pressatura soffice in cantina, per separare il solo mosto fiore. La vinificazione dello Chardonnay avviene in tonneau da 500 litri già usati e poco tostati, mentre per il Pinot Nero si utilizza esclusivamente l’acciaio. Entrambi maturano sui lieviti per circa sei mesi, con regolari bâtonnage. In primavera si effettua l’assemblaggio delle due masse, con l’aggiunta di lieviti selezionati per avviare la seconda fermentazione in bottiglia, dove il vino riposerà per almeno 30 mesi. In fase di sboccatura, le bottiglie sono ricolmate con lo stesso vino, senza aggiunta di liqueur d’expedition.

Paglierino intenso e luminoso, solcato da un ricco e finissimo perlage. Profuma di camomilla, tarassaco, pesca bianca, uva spina, frollini al limone, zenzero e salvia, con nuance di nocciola tostata in chiusura. L’assaggio, ampio ed elegante, è animato da una slanciata vena sapida e da una cremosa effervescenza, che invitano alla beva e donano una lunga persistenza al finale. 

Servito tra 6 e 8 °C di temperatura, si dimostra molto versatile negli abbinamenti, spaziando dalle tartare di pescato alla carne all’albese battuta a coltello, magari ornata da scaglie di tartufo bianco. Insuperabile con il vitello tonnato.

Alta Langa Docg Extra Brut 2021 - Ettore Germano

Pinot nero 70%, Chardonnay 30% - 12,5% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco