Lungo la fascia marittima della provincia di Campobasso, al confine con la Puglia, Campomarino è il più esteso tra i quattro comuni che si sviluppano nel breve tratto della costa adriatica del Molise.

Nel nome è facile intuire il riferimento a un territorio prospiciente il mare, poiché nei secoli passati il litorale si trovava molto più a ridosso del nucleo storico del borgo. Grazie alla sua posizione geografica, assunse un ruolo rilevante durante le dominazioni longobarda e normanna, prima di passare in epoca medioevale sotto il controllo di diverse famiglie feudali, che contribuirono alla formazione dell’attuale assetto urbano e sociale. Subì anche invasioni, devastazioni e calamità naturali, come il terribile terremoto del 1456, riuscendo sempre a rinascere grazie alla caparbietà degli abitanti.

Uno degli aspetti più caratteristici di Campomarino è la sua identità arbëreshë: tracce significative di questa eredità culturale permangono nella lingua, nelle tradizioni popolari e nei murales che decorano vie e piazze della cittadina. Il nome Këmarini è ancora in uso in ambito locale.

È anche una delle località balneari più apprezzate del Molise, e fortunatamente lo sviluppo del settore turistico non ha soppiantato il comparto agricolo, che continua a svolgere un ruolo fondamentale nell’economia. Il territorio è oggi noto per la produzione di olio extra vergine di oliva e di vini di qualità all’interno delle Doc Molise e Biferno.

Qui ha sede l’azienda Di Majo Norante, una delle realtà vitivinicole più rappresentative dell’Italia meridionale, fondata ufficialmente nel 1968 da Luigi Di Majo Norante, sebbene la famiglia fosse impegnata nel settore fin dalla metà del XIX secolo, come testimoniano le antiche cantine di palazzo Norante, oggi non più in uso, situate nel centro storico. La proprietà agricola, con oltre cento ettari vitati, si estende sui terreni dell’antico feudo dei Marchesi Norante di Santa Cristina.

Da Luigi il testimone è passato al figlio Alessio Di Majo Norante, prematuramente scomparso di recente, da tempo affiancato dalla moglie Editha e dai figli, che proseguono nell’opera da lui avviata di valorizzazione del comprensorio. Alessio è stato infatti uno degli artefici del risveglio enologico del Molise, noto per un approccio spesso definito controcorrente, poiché privilegiava la qualità e l’identità territoriale alle rese produttive. È stato anche tra i più fervidi sostenitori della viticoltura biologica e delle energie rinnovabili, per garantire un’agricoltura sempre più sostenibile.

Il cuore produttivo dell’azienda si trova in contrada Ramitello, dove è stata edificata al centro delle vigne la moderna cantina. Da qui escono mediamente 800mila bottiglie all’anno, ottenute prevalentemente dai vitigni tradizionali dell’Italia meridionale. Tra le varietà a bacca rossa si coltivano Aglianico, Montepulciano, Sangiovese e Tintilia, il vitigno simbolo del Molise. Quelle bianche sono rappresentate da Falanghina, Greco e Moscato Reale; quest’ultimo è un vitigno geneticamente affine al Moscato Bianco, chiamato così nell’areale tra il Molise e la Murgia Barese, dove ha trovato il suo habitat ideale sui terreni calcarei e tufacei, accarezzati dalla brezza marina.

Sotto la lente mettiamo il Moscato Passito Apianae, una piccola produzione di circa ottomila bottiglie da mezzo litro all’anno, di cui l’azienda è particolarmente orgogliosa.

Le uve di Moscato Reale provengono dai terreni collinari a circa 200 metri di altezza della contrada Camarda, attraversati dal tratturo L’Aquila-Foggia, il “Tratturo Magno”, lungo il quale si effettua la transumanza delle greggi e delle mandrie dalle montagne del Gran Sasso verso gli estesi pascoli del litorale. I vigneti, allevati a cordone speronato, con sesti d’impianto di 4.400 piante per ettaro, sono adagiati su suoli di matrice calcareo-argillosa.

L’appassimento avviene in pianta, con raccolta intorno alla metà di ottobre e successiva macerazione a freddo delle bucce con il mosto per preservare il corredo aromatico. La pressatura soffice è seguita da una lenta fermentazione a temperatura controllata in vasche d’acciaio, con malolattica svolta, dopodiché il vino riposa per un anno negli stessi recipienti. Quindi un lungo affinamento in bottiglia precede la commercializzazione.

Intrigante fin dalla smagliante veste dorata, solcata da nuance ambrate e orlata da lacrime che scendono adagio. Miele di erica, confettura di albicocca e fiori di camomilla in leggero appassimento tratteggiano l’esordio olfattivo, seguiti da sentori di fichi secchi, datteri e cardamomo, per terminare su delicati accenni di nocciola tostata. Freschezza e sapidità giocano alla perfezione il loro ruolo, mitigando la rilevante nota dolce che avvolge il palato e regalando un finale di lunga durata. 

Servito intorno ai 12 °C, è da provare con i tradizionali mostaccioli farciti con il mosto cotto ristretto, con i formaggi erborinati o molto stagionati, oppure come vino da conversazione. 

Moscato del Molise Passito Doc Apianae 2020 - Di Majo Norante

Moscato Reale 100% - 14,5% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco