Nel panorama del vino italiano esistono personaggi che, oltre a produrre grandi etichette, hanno il merito di aver cambiato il destino di un intero territorio. Tra questi, un posto di primo piano spetta a Giorgio Lungarotti e alla sua storica realtà vitivinicola di Torgiano, considerata uno dei simboli dell’enologia umbra moderna.
Le attività della famiglia, nella media valle del Tevere, risalgono ad alcuni secoli fa: già nel Settecento i Lungarotti erano proprietari terrieri, dediti all’attività agricola nell’area compresa tra Torgiano e Deruta. La svolta decisiva arriva con Giorgio Lungarotti, laureatosi in Agraria all’Università di Perugia nel 1935 con una tesi incentrata sulle moderne tecniche viticole. In un’epoca in cui l’agricoltura umbra era ancora fortemente legata alla mezzadria e alla policoltura, egli intuì con largo anticipo il potenziale del territorio e decise di orientare gli investimenti sulla produzione di vini di qualità, introducendo metodi agronomici più razionali e pratiche enologiche innovative.
Il nuovo corso dell’azienda prende forma tra la fine gli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta attraverso una profonda riorganizzazione dei vigneti, con la selezione dei migliori cloni di Sangiovese, il recupero dei vitigni tradizionali umbri e la sperimentazione di nuove varietà internazionali.
Grazie alla sua intraprendenza, questi elementi costituiranno l’ossatura della Doc di Torgiano, riconosciuta già nel 1968, tra le primissime in Italia, e riservata esclusivamente al piccolo comune alle porte di Perugia. L’attribuzione della Docg al Torgiano Rosso Riserva nel 1990 consacra il vino tra le eccellenze dell’enologia italiana.
A rendere unica la figura di Giorgio Lungarotti è anche l’aver compreso l’affinità che lega il vino all’ambito culturale: insieme alla moglie Maria Grazia Marchetti, storica dell’arte, scomparsa di recente, ha dato vita a due prestigiose istituzioni, il Museo del Vino e il Museo dell’Olivo e dell’Olio. Il primo, inaugurato a Torgiano nel 1974, ospita oltre tremila reperti, opere d’arte e testimonianze legate alla storia del vino nel Mediterraneo e in Europa. Il «New York Times» lo ha classificato come il più importante Museo del vino in Italia. Il secondo, aperto nel 2000, l’anno successivo alla morte del suo mecenate, racconta la civiltà dell’olivo e dell’olio attraverso un articolato percorso tra arte e storia, scienza e tecnica.
I Lungarotti sono stati anche pionieri dell’enoturismo in Umbria, poiché la cantina apriva le porte ai visitatori già negli anni Settanta, quando il turismo del vino era ancora un fenomeno raro nel nostro Paese.
Attualmente l’azienda, guidata da Chiara Lungarotti e dalla sorella Teresa Serafini, si configura come una delle più importanti realtà vitivinicole del Centro Italia, con vigneti distribuiti su 250 ettari tra Torgiano (230 ettari) e Montefalco (20 ettari). Dalla cantina escono due milioni e mezzo di bottiglie, suddivise in quattro linee produttive, in buona parte corrispondenti alle diverse tenute. Nella gamma trovano spazio anche due referenze di olio extra vergine di oliva, ottenute da cultivar locali, e un pregiato condimento a base di uva.

Sotto la lente mettiamo il Rubesco Vigna Monticchio, un Torgiano Rosso Riserva prodotto per la prima volta nella storica vendemmia del 1964. Il termine Rubesco deriva dal verbo latino rubescere, letteralmente “arrossisco”, ed è oggi un marchio registrato dell’azienda.
Si ottiene da sole uve Sangiovese provenienti dalla vigna omonima, allevata a doppio cordone speronato, con rese molto basse; adagiata a 300 metri di altezza, su terreni di origine lacustre, con stratificazioni di frange argillose alternate ad altre sabbiose, è ubicata sulla collina di Brufa. La vendemmia si effettua intorno all’ultima decade di settembre, dopodiché il mosto fermenta in acciaio, con macerazione sulle bucce di circa 25 giorni alla temperatura controllata di 26 °C. In seguito, il vino riposa per 12 mesi tra botti grandi da 50 ettolitri e barrique di rovere, prima di affrontare l’affinamento in bottiglia per altri 3 anni.
Manto carminio profondo e di media trasparenza, con tenui riflessi granato. All’esordio di rosa canina e amarena candita fanno da contrappunto sentori di violetta appassita, erbe officinali, confettura di ribes nero, cannella e liquirizia, con finissime tracce balsamiche in chiusura.
Al palato sfoggia una morbidezza esemplare, mitigata da tannini abilmente intarsiati e da un’incessante sapidità, che offrono dinamicità al sorso, lasciando ipotizzare una capacità di evoluzione non comune.
Da assaggiare in abbinamento con carni rosse in umido o alla brace, cacciagione e formaggi stagionati. Mantenendo la temperatura di servizio intorno ai 16-18 °C, è insuperabile con il tradizionale piccione alla ghiotta.
Torgiano Rosso Riserva Docg Rubesco Vigna Monticchio 2018 - Lungarotti
Sangiovese 100% - 14% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco