In ambito vitivinicolo il nostro Paese vanta la maggiore biodiversità al mondo, documentata da oltre cinquecento varietà autoctone iscritte nell’apposito Registro Nazionale. A queste si deve aggiungere un numero imprecisato di cultivar locali, ancora poco studiate o coltivate in ambiti marginali, che ancora oggi rischiano l’estinzione, schiacciate dalla standardizzazione del mercato, dalla scarsa redditività economica e dalle problematiche legate all’abbandono delle campagne e delle aree montane.

Recuperare questi vitigni storici significa preservare le tradizioni contadine e la cultura del territorio, salvaguardando un patrimonio genetico di notevole rilevanza scientifica.

Ha corso il rischio di sparire anche il Pecorino, il cui successo rappresenta uno dei casi più interessanti dell’enologia italiana contemporanea: da vitigno pressoché scomparso si è trasformato in un simbolo di identità territoriale.

Documenti storici testimoniano la sua presenza già nel Medioevo, soprattutto nelle zone interne delle attuali province di Ascoli Piceno e Teramo. Il nome è associato alla transumanza e all’attrazione che i grappoli maturi esercitavano sulle pecore durante gli spostamenti stagionali lungo i tratturi. Da qui il collegamento con il mondo pastorale e il nome che ancora oggi lo identifica.

La figura simbolo del recupero del Pecorino è quella di Guido Cocci Grifoni, imprenditore agricolo e produttore di vino, considerato uno dei grandi innovatori dell’enologia marchigiana. Negli anni Ottanta, quando gran parte della viticoltura italiana puntava sui vitigni internazionali e sulle produzioni ad alta resa, intraprese una strada controcorrente, che si rivelò decisiva per la riscoperta dell’antico vitigno. Nel 1982, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca, rintracciò vecchie vigne sopravvissute alla fillossera nell’area di Arquata del Tronto, ai piedi dei Monti Sibillini, e iniziò un lungo lavoro di selezione del materiale genetico, culminato un paio di anni dopo con la messa a dimora del primo vigneto di Pecorino all’interno della sua tenuta di Ripatransone. Con i frutti della vendemmia 1990 videro la luce le prime 1800 bottiglie vinificate in purezza.

Attualmente nelle Marche lo troviamo come tipologia specifica nella Docg Offida e nella Doc Falerio, mentre in Abruzzo rientra nell’omonima Denominazione regionale e in quelle di Controguerra e di Tollo. Ancora limitata e sporadica, ma in via d’incremento, è la sua presenza in Umbria e nel Lazio. 

Dopo la morte dell’imprenditore, avvenuta nel 2010, la guida dell’azienda ha seguito un percorso tutto declinato al femminile, dapprima con la moglie Diana e successivamente con la figlia Marilena, affiancata dalle nipoti Marta e Camilla, quinta generazione di una tradizione familiare che continua a evolversi senza perdere autenticità. Gli investimenti rivolti alla sostenibilità ambientale hanno permesso di completare il percorso di conversione biologica, adottando pratiche agricole attente alla tutela dell’ecosistema.

Da una superficie vitata di quasi sessanta ettari si ricavano mediamente 450mila bottiglie, suddivise in una dozzina di referenze, ottenute prevalentemente da vitigni tradizionali come Passerina, Montepulciano e Sangiovese, oltre naturalmente al Pecorino. Di recente è stato inserito nella gamma un “orange wine” da uve Johanniter, una varietà resistente della famiglia dei Piwi.

Sotto la lente mettiamo il Pecorino Colle Vecchio (circa 20.000 bottiglie all’anno), erede di quella prima vinificazione in purezza realizzata da Guido Cocci Grifoni nel 1990. Le vigne sono allevate a guyot con basse rese per ettaro, intorno ai 65 quintali, su terreni argillosi esposti a nord-ovest, a un’altitudine tra i 180 e i 250 metri. Le uve sono vendemmiate a mano in cassette nella prima decade di settembre, dopodiché si procede con la pressatura soffice e la vinificazione in bianco condotta in acciaio alla temperatura controllata di circa 15 °C. Matura poi per 6 mesi sulle fecce nobili negli stessi recipienti, con bâtonnage settimanali, prima di affinare in bottiglia per altri 3 mesi.

Paglierino di solare intensità, scorre lento nel calice. Il florido ventaglio olfattivo è animato da sentori di ginestra, fiori di sambuco, pesca nettarina e pera abate, seguiti da ammiccanti cenni di finocchietto selvatico e salvia, fino a chiudere su refoli iodati. La stessa ricchezza si coglie al palato, grazie un sorso caldo e avvolgente, associato a una decisa struttura, ma allo stesso tempo tonico e rinfrescante, con un finale lunghissimo e di spiccata eleganza.

Servito a una temperatura intorno ai 12 °C, si sposa a pietanze a base di pesce, oppure ai fritti della tradizione locale, come le olive all’ascolana e i cremini, ma il suo abbinamento migliore è con il brodetto di San Benedetto del Tronto, cucinato rigorosamente con il pomodoro verde. 

Offida Pecorino Docg Colle Vecchio 2025 - Tenuta Cocci Grifoni

Pecorino 100% - 14% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco