Chi l’ha detto che non si possa avvertire il profumo del mosto in fermentazione restando comodamente in città? Può accadere passeggiando per Bolzano nel mese di settembre. Proprio sulla piazza principale del popolare quartiere di Gries si affaccia un maestoso convento benedettino, che ospita al suo interno una rinomata cantina e addirittura un vigneto storico.

Un gruppo di monaci benedettini provenienti dall’abbazia di Muri, nel cantone svizzero dell’Argovia, giunse a Gries nel 1845, subentrando ai canonici agostiniani, qui presenti dal 1407. Applicando la regola di san Benedetto, ora et labora, diedero vita a una simbiosi fra l’attività spirituale e quella di sostentamento economico, garantita dalla cantina e dai vigneti, in un percorso virtuoso tramandato fino ai giorni nostri.

Nella prima metà del Novecento ingenti quantità di vino sfuso attraversavano il Brennero per raggiungere i paesi limitrofi di lingua tedesca. Solo alla fine degli anni Sessanta si inizia a imbottigliare, sviluppando contemporaneamente l’attenzione alla qualità. Nel 1976 si aprono le porte ai clienti per la vendita diretta, e oggi l’attività enoturistica rappresenta il fiore all’occhiello dalla cantina.

Attualmente il convento dispone di circa 60 ettari vitati, che assicurano una produzione intorno alle 650mila bottiglie, suddivise in una quindicina di referenze, con una spiccata predilezione per il vitigno Lagrein, declinato in quattro tipologie. Questa circostanza non deve sorprenderci, perché il binomio vitigno/territorio qui è talmente radicato, che il disciplinare della Doc Alto Adige consente di indicare in etichetta la specificazione Lagrein di Gries (Grieser Lagrein o Lagrein aus Gries, in tedesco) per i vini ottenuti da uve coltivate nel comune di Bolzano. 

Il Lagrein è la varietà a bacca nera più coltivata in Alto Adige dopo il Pinot Nero, ed è molto versatile. Le principali interpretazioni sono due: quella più fresca e immediata, vinificata in rosa, è detta Kretzer, un richiamo al caratteristico cesto di vimini intrecciato (kretze) utilizzato in passato per filtrare il mosto e separarlo dalle bucce; l’appellativo Dunkel, ossia “scuro” in tedesco, è riservato alla versione in rosso, più strutturata e complessa, spesso vinificata in legno e adatta a lunghi periodi di maturazione. 

Si parla per la prima volta di Lagrein nel 1318, in un documento relativo alla donazione di un vigneto alla chiesa parrocchiale di Gries, con riferimento però a una varietà a bacca bianca.

Soltanto nel 1526 compare una citazione del Lagrein rosso, inserita nel programma politico di Michael Gaismayr, l’ideologo delle rivolte contadine del Tirolo: “… e i vigneti sterili saranno trasformati in vigneti fertili, verrà piantato il Lagrein rosso”.

Per il bianco, oggi non più coltivato in zona, è stata accertata un’affinità con il Carcajolo della Corsica, mentre per il rosso le analisi genetiche avanzano l’ipotesi di un incrocio spontaneo tra Teroldego, vitigno autoctono del Trentino, e un clone di Schiava.

Le origini del nome sono tuttora motivo di accesi dibattiti tra gli studiosi. Alcuni lo fanno risalire alla Val Lagarina, in Trentino, ma l’ipotesi più accreditata conduce lungo le coste ioniche dell’odierna Basilicata, dove una colonia della Magna Grecia era famosa per la produzione del vino Lagaritanos.

Dal punto di vista ambientale, il Lagrein predilige le giaciture collinari su terreni argillosi e permeabili all’acqua, caratterizzate da clima caldo e mediterraneo. Per questo motivo si trova particolarmente a suo agio nella conca di Bolzano - dove le temperature estive raggiungono spesso i 40 °C - e nella Bassa Atesina, lungo l’Adige.

Sotto la lente mettiamo il Lagrein Riserva Vigna Klosteranger, da una vigna impiantata a metà Ottocento all’interno del comprensorio monastico. La superficie attuale occupa poco più di due ettari, con un sistema di allevamento trasformato nel 2004 da pergola a guyot ad alta densità, ma con rese per pianta molto basse. Le viti sono adagiate su un suolo di natura alluvionale ricco di porfido quarzifero proveniente dal torrente Talvera, il corso d’acqua che già nel Medioevo alimentava le fucine, i mulini e i bagni pubblici della città, oltre a irrigare i campi agricoli adiacenti.

Trattandosi di una varietà che richiede la completa maturità fenolica, la vendemmia si realizza solitamente a cavallo tra la fine di settembre e la metà di ottobre. Poche decine di metri separano le uve dalla cantina, dove sono sottoposte a una vinificazione tradizionale in rosso, condotta in acciaio, con un lungo contatto sulle bucce. Il vino riposa per due anni in barrique nuove e affina in bottiglia per un anno e mezzo.

Sfoggia un luminoso manto carminio, fitto e impenetrabile. L’articolato ventaglio olfattivo è pervaso da sentori di cannella, rabarbaro, amarena candita e confettura di mora, seguiti da note di ribes nero, liquirizia e bacche di ginepro, fino a chiudere con un refolo di anice stellato. Avvolge il palato con forza e calore, indugiando tra una garbata sapidità e un tannino setoso, che accompagnano il sorso verso un finale dalla traccia ammandorlata.

È un vino sontuoso, da accompagnare a cacciagione, selvaggina, carni rosse in umido, oppure a formaggi stagionati, da servire in ampi calici a una temperatura intorno ai 16-18 °C.

Alto Adige Doc Lagrein Riserva Vigna Klosteranger 2015 - Cantina Convento Muri-Gries

Lagrein 100% - 13,5% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco