Gli appassionati di vino conoscono certamente la figura di Giacomo Tachis, autorevole protagonista dell’enologia contemporanea che nel suo lungo percorso professionale ha contribuito in modo decisivo alla rinascita qualitativa del vino italiano.

Piemontese di nascita e di formazione - nato nel 1933 a Poirino, in provincia di Torino, si era diplomato alla prestigiosa Scuola Enologica di Alba -, divenne ben presto cittadino toscano, stabilendosi nei primi anni Sessanta con la moglie Maria a San Casciano in Val di Pesa, nel cuore del Chianti Classico; qui avviò una trentennale collaborazione con l’azienda dei Marchesi Antinori. In seguito, intraprese una proficua attività di consulenza, che decretò la nascita di una lista infinita di grandi vini, grazie alla straordinaria capacità di ascoltare la vigna e interpretarne le potenzialità. Nella sua filosofia, la grandezza di un vino era determinata da tre fattori, mai disgiunti tra loro: il territorio, le varietà utilizzate e l’anima del produttore.

Forse non tutti sanno che il famoso enologo possedeva un piccolo podere a San Casciano. Nel 2004, in occasione del reimpianto del vecchio vigneto di poco più di un ettaro, decise di affiancare al tradizionale Sangiovese qualche filare di Merlot. Fin qui nulla di nuovo, poiché a Tachis era riconosciuta la capacità di far dialogare le varietà nostrane con quelle cosiddette internazionali, propendendo spesso per il Cabernet Sauvignon. Il suggerimento del Merlot, proposto dall’amico agronomo Valerio Barbieri, mette a fuoco la personalità di Giacomo Tachis, che non disdegnava i consigli delle persone a lui vicine, nonostante una profonda conoscenza della materia. 

Originario della Gironda, nella regione di Bordeaux, il Merlot è documentato fin dal XVIII secolo, ma la sua origine genetica è stata chiarita solo in tempi recenti: si tratta di un incrocio spontaneo tra il Cabernet Franc e la sconosciuta Magdeleine Noire des Charentes, un’antica varietà riscoperta grazie agli studi sul Dna. A decretarne la fortuna nelle vigne di tutto il mondo è la sua elevata capacità di adattamento, unita alla caratteristica agronomica di germogliare relativamente presto e di raggiungere la maturazione prima del Cabernet Sauvignon. Questa precocità permette di ottenere uve mature anche in annate meno favorevoli e in aree climatiche più fresche, ma espone la vite a un maggiore rischio di gelate primaverili.

Accolto con grande favore in Toscana, oggi rappresenta, dopo il Sangiovese, la varietà a bacca nera più coltivata in regione.

Nel 2007, in coincidenza con la nascita di Riccardo, il primo nipote di Giacomo, la figlia Ilaria Tachis e il marito Raffaele D’Amico, in collaborazione con l’enologo Alessandro Cellai, allievo del papà, decidono di realizzare il primo vino del Podere La Villa: un Chianti Classico chiamato affettuosamente “Pargolo, ottenuto in prevalenza da Sangiovese, con un piccolo saldo di quel Merlot.

Ilaria Tachis con Antonello Maietta

La vendemmia 2014 vede l’esordio del Merlot in purezza, chiamato “Giacomo” in omaggio al padre, che verrà a mancare due anni dopo.

Attualmente l’azienda copre una superficie vitata di circa sette ettari, da cui si ottengono quattro referenze; nel frattempo, infatti, si sono aggiunti il Chianti Classico Riserva Expecta, per approfondire la vocazione del territorio, e un fragrante rosato da Cabernet Sauvignon, Rintocco, sulla cui etichetta campeggia il campanile della vicina chiesa di Santa Maria ad Argiano, frequentata da sempre dalla famiglia.

Visitando il Podere La Villa si ha la sensazione che il vino non sia l’unico protagonista, perché l’accoglienza, il racconto familiare e la dimensione culturale convivono in modo naturale, senza costruzioni artificiose. Ilaria Tachis porta con orgoglio il peso storico del proprio cognome, ma ha scelto di trasformare un’eredità prestigiosa in un progetto personale.

Sotto la lente mettiamo il Merlot Giacomo, ottenuto dai ripidi vigneti aziendali situati a circa 200 metri di altezza, allevati a cordone speronato, su un terreno a matrice calcarea di alberese, con un misto di ciottoli e argilla. La vendemmia si effettua all’inizio di settembre, con la raccolta manuale delle uve nell’arco di una giornata, trasportate subito in cantina per la vinificazione in acciaio. Dopo la svinatura, matura per 18 mesi tra vasche di cemento e barrique di differenti passaggi; in seguito, le masse sono assemblate in cemento, dove riposano per altri 2 mesi, prima di affrontare un lungo affinamento in bottiglia.

Sfoggia un luminoso manto carminio, fitto e impenetrabile. Il ventaglio olfattivo è tratteggiato da sentori di lavanda essiccata, confettura di ribes nero e amarena candita, intervallati da cenni di cannella, liquirizia, rabarbaro e mallo di noce, con un tenue refolo iodato nel finale. Al sorso si bilanciano potenza e armonia, grazie a una rilevante dotazione calorica perfettamente mitigata da un tannino setoso. Chiude con una lunga persistenza, tra inconfondibili riverberi speziati.

Servito in ampi calici a una temperatura intorno a 16-18 °C, si abbina a cacciagione, selvaggina, carni rosse in umido e formaggi stagionati, con una spiccata predilezione per il peposo, uno spezzatino di manzo cotto a lungo nel vino, con una dose abbondante di pepe nero in grani. 

Toscana Igt Merlot Giacomo 2020 - Podere La Villa

Merlot 100% - 15,5% vol.

In apefrtura e all'interno, foto di Ilaria Santomanco