Avete notato che da qualche settimana a questa parte su altri lidi si leggano in continuazione solo articoli pieni di apprensione per le sorti del comparto oleario italiano?
Sale spasmodicamente la preoccupazione e l'allarme degli operatori, alimentata da una serie di comunicati stampa diffusi a spron battuto dalle organizzazioni di categoria in rappresentanza di olivicoltori e frantoiani. Queste associazioni lamentano la netta perdita di valore dell'olio extra vergine di oliva. Le quotazioni di mercato d'altra parte spaventano gli operatori, anche se di fatto questo stato delle cose non stupisce più di tanto, anche perché, pur tra alti e bassi, non è che il settore abbia mai macinato utili. Si stenta in continuazione e la categoria extra vergine non garantisce un'equa remunerazione.
Abbiamo a che fare con un prodotto commodity, questa è la verità. Nonostante tante belle parole, l'elevare al rango di "nutraceutico" l'olio extra vergine di oliva non è che cambi di molto le carte in tavola.
Perché accade questo?
Avete notato che in Olio Officina non si è dato alcuno spazio a queste notizie infauste? Chiedetevi il perché.
Vi aiuto con un aneddoto. Ho avuto modo di sfogliare una pubblicazione dello scorso secolo, edita da Federolio. Si tratta del quindicinale L’Osservatore oleario: primo numero 20 dicembre 1959, ultimo numero 20 aprile 1974. Lo sapete che i problemi di ieri sono i medesimi di queli odierni?
Secondo voi perché in tanti decenni ci portiamo dietro le stesse preoccupazioni? Sicuramente intuirete le ragioni per le quali non abbiamo dato spazio ai tanti comunicati stampa. Qualcuno sa darsi delle risposte? Sì, perché delle risposte su questo fronte ci sono, eccome, sempre ammesso che si intenda affrontare il toro per le corna.
Ora però basta con queste note amare. Olio Officina lavora per cercare strade nuove, e per farlo bene occorre agire con concretezza, mai concedendo spazio al malessere o a toni apocalittici, lanciando accuse e strali in ogni direzione.
Se l'olio extra vergine di oliva ha perso il suo valore, non è certo addossando le responsabilità al fato o a nemici esterni che si potrà mai risalire la china. Se nulla è cambiato rispetto alla seconda metà del Novecento, siamo sicuri che si è agito bene e con idee chiare in tutto questo tempo di sospensione?
In apertura, incipit della mostra "Museo della follia", Lucca, aprile 2019. Foto di Olio Officina