Ho piacere di raccontarvi una storia breve ma significativa. C’è un olivicoltore e frantoiano in Puglia che possiede nelle sue tenute a Ostuni e Manduria ben 140mila olivi. Tutto bene, direte voi. Certo, con tanti alberi potrà muoversi meglio sul mercato e avere grandi vantaggi competitivi rispetto ai piccolissimi olivicoltori. E invece no. Pur conducendo egregiamente l’azienda, Angelo Guarini, che peraltro ha una grande storia familiare e imprenditoriale alle spalle, non soltanto vede nero il presente, ma anche lo stesso futuro lo prefigura con tinte ancora più fosche, se non addirittura tragiche (ma anche un po’ grottesche, a dire il vero). Eppure la sua azienda – Difesa di Malta, si chiama così – è una realtà modello. Ad averne in Italia di imprese simili.
Cosa non sta funzionando allora, a parte la scia di problematiche irrisolte in Italia che da molto decenni condizionano pesantemente l’intero comparto?
Una risposta io ce l’ho: tutto verte sulla comunicazione. Il disastro della comunicazione, soprattutto. Sì, perché non è che non si comunichi l’olio in Italia: lo si comunica malissimo, in maniera assolutamente impropria, improvvisata e improvvida.
Prima ancora che inefficace, la comunicazione dell’olio in Italia è disastrosa e fallimentare. Più che l’arguzia, nei modi, nei contenuti e nei tempi del comunicare, domina la sterile stoltezza di chi annuncia parole denigratorie per il gusto sadico (e permettetemi anche di dire: ridicolo) di farsi del male.
Angelo Guarini mi chiama in continuazione, forse attribuendomi (impropriamente) le virtù del santo taumaturgo risolutore di ogni dramma, o più semplicemente mi chiama e scrive continui messaggi via whattsapp nel tentativo di avere da me risposte non tanto risolutive quanto consolatorie, pur di non soffrire in solitudine.
La condivisione del dolore un po’ crea l’effetto psicologico dell’empatia che risana gli animi, pur non cambiando di una virgola la realtà. Effetto placebo. Il problema, tuttavia, è un altro. I link di video e articoli che ricevo sistematicamente da Angelo Guarini sono l’evidenza plastica del disastro comunicativo in atto, oltre che della povertà lessicale, prima ancora che intellettuale, in corso da anni da parte di chi – non avendo argomenti, non avendo idee, non avendo soluzioni – grida ai quattro venti messaggi che allontanano, che depistano, che scuotono, che imbarazzano, che insinuano dubbi, che gettano cattiva luce sul prodotto olio extra vergine di oliva e sull’intera filiera.
Se ne ricava un quadro in cui tutti sono colpevoli, tranne coloro che lanciano questi strali, che poi sarebbero gli unici puri, evidentemente.
Sì, è il caso di chiarire la questione. Annunciare la presenza di “trafficanti d’olio” che inquinano il mercato dell’olio crea solo agitazione e disagio nel consumatore, e di conseguenza se ne ricava tanta diffidenza, tanto più che si continua a parlare solo di truffe, sottintendendo con ciò, più che imbrogli, vere e proprie sofisticazioni e alterazioni di prodotto, con gli inevitabili rischi alimentari, in particolare se l’olio non è italiano.
Insomma, con tutto l’allarmismo tanto al chilo, pur di far colpo e cercare consenso, pur di chiedere attenzioni da parte delle Istituzioni, soprattutto battendo cassa – perché, si sa, di fronte alle emergenze, solo il danaro può risanare anche le più profonde e laceranti ferite – di questo passo, a furia di gettare fango sul prodotto e sul comparto, i consumatori alla fine via via si disaffezionano, optando per altri grassi – e sarebbe un comportamento comprensibile: insinuare il dubbio crea diffidenza. Insomma, il populismo ormai sta coinvolgendo sempre più il settore.
La sola idea di comunicare in modo corretto, con le giuste parole, senza scendere in piazza per parlare alla pancia della gente, non passa lontanamente per la testa di nessuno tra quanti ricoprono ruoli di rappresentanza. È più semplice denigrare, offuscare, rendere tutto torbido, anziché iniziare una buona volta per tutte a comunicare come si deve, senza scorciatoie, senza combinare disastri che aggiungano problemi ai già tanti problemi irrisolti da decenni.
Ha proprio ragione Angelo Guarini. I suoi non sono lamenti, anche perché è persona tenace e imprenditore coscienzioso e virtuoso. Sono invece grida di dolore, ecco cosa sono. Le sue preoccupazioni però sono inascoltate. A dimostrarlo sono coloro che si accontentano della comunicazione funesta che preferisce parlare alla pancia creando però solo illusioni di sazietà.
A questo siamo ridotti, in Italia: al declino.
In apertura, opera di Cesare Inzerillo, "Paziente N. 1", mostra "Museo della follia", Lucca, aprile 2019. Foto di Olio Officina