Nell’indifferenza. Nella totale indifferenza e nel silenzio generale, l’Italia dell’olivo e dell’olio è ufficialmente finita con la messa all’asta dei beni dell'Istituto per l'elaiotecnica di Città Sant’Angelo. Sul sito del Notariato, per chi fosse interessato, sono disponibili, per chi li vorrà, gli edifici e l’azienda agricola, la quale, tra l’altro, comprende anche un importante campo varietale di olivi, oltre a una serie di strutture di servizio. Così, se proprio vogliamo individuare un episodio simbolico, eccolo qui, a disposizione di tutti.

Riporto tutti i dettagli, segnalando tre diversi link.

C’è “un complesso immobiliare con annesse aree esterne ove insistono fabbricati aventi diverse destinazioni come laboratori, uffici direzionali, autorimessa ed alloggi di servizio con fondo agricolo coltivato ad uliveto di circa due ettari (prezzo base d’asta euro 2.198.000,00: qui).

C’è l’azienda agricola “destinata per la maggior consistenza a uliveto e in piccola parte a seminativo e pascolo”, con all’interno “sei fabbricati di epoca remota, presumibilmente edificate ante ‘67”, con la precisazione che “l’area vanta buoni collegamenti stradali e un’ottima esposizione (prezzo base d’asta euro 1.000.000,00: qui).

E c’è infine un immobile che “ospita in parte un edificio alloggi di tre piani fuori terra e il relativo edificio destinato ad autorimessa, e in parte un terreno a coltivazione di uliveti. I fabbricati, entrambi costruiti in cemento armato degli anni ‘60, versano in uno stato di abbandono (prezzo base d’asta euro 570.000,00: qui). 

Certo, si potrà obiettare che la fine di tale storico e prestigioso Istituto per l’elaiotecnica era già segnata da alcuni decenni, ed è vero, ma l’atto di porre in vendita la storia è segno di una deriva istituzionale

L’agricoltura non interessa più alla classe dirigente del nostro Paese, figurarsi l’olivicoltura.

In apertura, foto di OIio Officina