Nell’ambito della quindicesima edizione di Olio Officina Festival, uno dei temi intorno al quale si è sviluppato un dibattito molto partecipato si è concentrato in particolare sul complesso e controverso rapporto tra olio extra vergine di oliva e burocrazia. Luigi Caricato, il direttore del festival, è stato molto chiaro al riguardo, evidenziando come le regole in un settore così strategico siano non soltanto necessarie ma fondamentali, eppure, pur partendo da questo presupposto, si scopre che queste regole si rivelino troppo spesso troppo rigide rispetto a un prodotto in continua evoluzione e di conseguenza penalizzanti per il prodotto, per gli operatori e perfino per gli stessi consumatori.

Le indicazioni in etichetta non debbono comporimere l'identità e il valore intrinseco degli oli extra vergini di oliva

Partiamo per esempio dalla etichettatura. Questa rappresenta ad oggi un limite piuttosto evidente. E così, uno strumento di grande utilità e trasparenza, che in teoria dovrebbe favorire la comunicazione, finisce al contrario per comprimere la stessa possibilità di raccontare l’identità e il valore dell’olio.

Luigi Caricato sul palco del festival si è chiesto se sia possibile immaginare una maggiore libertà espressiva, capace di rendere il consumatore più consapevole, soprattutto rispetto al profilo sensoriale del prodotto, aspetto, quest’ultimo, di fatto totalmente assente dalle informazioni che dovrebbero essere disponibili per informare il consumatore prima che effettui l’acquisto.

La rigidità delle norme rende rischioso qualsiasi tentativo di semplificazione o personalizzazione del linguaggio

Anna Cane, che di Assitol fa parte del Consiglio di amministrazione, alla questione posta da Caricato ha espressamente confermato come l’olio extra vergine di oliva sia di fatto uno dei prodotti più penalizzati sul piano normativo. Nel suo intervento la Cane ha fatto emergere in modo chiaro e inequivoco una evidente contraddizione: da un lato l’olio Evo è tra gli alimenti scientificamente più studiati, con tante solide evidenze che emergono intorno alle peculiari proprietà salutistiche; dall’altro, sono proprio queste caratteristiche che paradossalmente non possono essere comunicate in modo efficace in etichetta, anche perché i claim salutistici autorizzati risultano senza alcun dubbio troppo tecnici e incomprensibili.

In sostanza – ha incalzato Luigi Caricato – si ricorre al gergo per impedire che il messaggio passi al consumatore. Non per espressa volontà, ma per inadeguatezza e incapacità di far trasferire messaggi che risultino chiari anche a chi ha una scolarizzazione poco strutturata.

Anna Cane a tal riguardo ha evidenziato come la rigidità delle norme europee renda rischioso qualsiasi tentativo di semplificazione o personalizzazione del linguaggio, con il risultato – paradossale, è il caso di dire – di impedire al produttore di poter raccontare ciò che invece renderebbe il prodotto più comprensibile e valorizzabile come di fatto è alla luce di tanti studi scientifici.

Su un piano più critico e disincantato, è intervenuto tra i relatori sul palco di Olio Officina Festival anche il giornalista ed esperto oleario Maurizio Pescari, il quale da parte sua ha concentrato l’attenzione sulla reale efficacia dell’etichetta. Secondo lui, nessuna informazione riportata in etichetta garantisce per davvero la qualità del contenuto, tant’è che l’unico elemento percepito dal consumatore resta ancora il prezzo.

Ed è proprio l’etichetta, quella dal valore più strettamente legale, quella in cui sono riportate le indicazioni obbligatorie, a essere, in particolare, la meno letta e pertanto la meno utile, in quanto costruita più per tutelare più il legislatore anziché assolvere allo scopo di informare chi acquista l’olio. Pescari denuncia una situazione in cui il consumatore resta inevitabilmente disorientato, mentre il settore continua a non riuscire a trasmettere il valore del prodotto, anche a causa della mancanza di coraggio nel comunicare e nel differenziare realmente i prodotti.

Limitare al minimo le informazioni in etichetta rappresenta una netta sconfitta sul piano della comunicazione

Nel dialogo che si è andato sviluppando a Olio Officina Festival, Valentina Cardone, la titolare di Chemiservice, tra i più autorevoli laboratori di analisi specializzati, ha circostanziato il punto di vista tecnico e consulenziale, confermando la complessità della normativa e la difficoltà concreta di applicarla. La Cardone racconta come sia stato complicato interpretare correttamente i regolamenti persino per gli stessi addetti ai lavori, soprattutto riguardo ai claim salutistici.

Valentina Cardone ha inoltre messo in luce un aspetto cruciale: molte caratteristiche dell’olio, come il profilo organolettico o il contenuto in polifenoli, sono variabili nel tempo, e quindi difficili da “fissare” in etichetta senza rischi. Proprio per questo, il suo consiglio pragmatico rivolto ai produttori è di limitare al minimo le informazioni, pur riconoscendo che ciò rappresenta una netta sconfitta sul piano della comunicazione. Allo stesso tempo, ha evidenziato l’utilità di strumenti come le linee guida dell’Icqrf, in grado di offrire quanto meno un riferimento operativo cui affidarsi per non incorrere in errori, aspetto, questo, senz’altro utile ma non tale da risolvere il problema di fondo: la comunicazione.

Riprendendo il filo del discorso, il direttore Luigi Caricato ha insistito sulla necessità di superare l’attuale frammentazione normativa e interpretativa, evidenziando come l’assenza di criteri uniformi possa generare incertezza, oltre a pesanti danni economici e di immagine per le aziende. Da qui l’idea di lavorare a un sistema più organico, capace di coniugare regole senza precludere una libertà comunicativa.

Al consumatore manca il racconto, la storia, l’identità dell’olio

In questo contesto, Dora Desantis – imprenditrice olearia con Agridè, ma intervenuta a Olio Officina Festival nel suo ruolo istituzionale di presidente del Fooi, la Filiera olivicola olearia italiana, carica che oggi, nel momento in cui scriviamo, non ricopre più, ricoprendo invece il ruolo, oggi, di presidente del Gruppo Olio di oliva in Assitol – ha ampliato la riflessione, spostandola sul piano culturale e strategico. A suo avviso, il settore si trova in un momento cruciale, in cui è necessario cambiare prospettiva: “non si può continuare a raccontare l’olio solo attraverso difetti e criticità, occorre valorizzarne ed esaltare gli aspetti positivi. L’olio extra vergine di oliva va raccontato, perché al consumatore manca il racconto, la storia, l’identità dell’olio che pure consuma per consuetudine, ma senza essere consapevole del valore, ignorandone le peculiarità sensoriali e pure quelle nutrizionali e salutistiche”.

Dora Desantis ha inoltre richiamato le responsabilità della filiera e delle istituzioni nel promuovere un dialogo più aperto e costruttivo, capace di superare resistenze e visioni negative. Il suo intervento ha pure evidenzia la necessità di coinvolgere interlocutori diversi, includendo anche coloro che si dimostrano più scettici rispetto al cambiamento, in modo da costruire una visione condivisa del futuro.

Le etichette non aiutano a comprendere il valore del prodotto, la classificazione merceologica appare ormai superata

Sulla stessa linea si è collocato anche Mauro Meloni, direttore generale di Unifol, l’Unione italiana delle famiglie olearie, il quale ha ritenuto opportuno invitare a passare dalla fase dell’analisi a quella dell’azione. Secondo Meloni, il problema della pesantezza burocratica che impedisce all’olio extra vergine di oliva di liberarsi da zavorre non è nuovo, ma ciò che manca, soprattutto, è la capacità di incidere realmente sui processi decisionali. I dati raccolti presso i consumatori mostrano chiaramente uno stato di confusione diffusa: le etichette non aiutano a comprendere il valore del prodotto e la classificazione merceologica appare pertanto ormai superata. Per Mauro Meloni, è indispensabile un’azione collettiva che coinvolga l’intera filiera e che si rivolga direttamente ai livelli decisionali europei, con l’obiettivo di restituire all’olio una comunicazione efficace e coerente con la sua qualità.

Serve un approccio equilibrato, ma sempre teso a fornire al consumatore tutte le informazioni sul prodotto ad oggi ancora precluse

A chiudere il confronto è stato Antonello Maietta, past president Ais, l’Associazione italiana sommelier, il quale da parte sua ha introdotto un interessante parallelismo con il mondo del vino. Pur riconoscendo i limiti della normativa, Maietta invita a considerare anche il rischio opposto: una comunicazione eccessiva, o poco significativa, potrebbe risultare inutile se non addirittura controproducente. Attraverso esempi concreti, Maietta ha mostrato come anche nel comparto vitivinicolo molte informazioni in etichetta siano spesso ridondanti, o poco utili per il consumatore. Il suo intervento è stato utile in quanto ha suggerito di assumere un approccio equilibrato, ma sempre teso a fornire al consumatore tutte le informazioni sul prodotto che ad oggi restano precluse.

Puntare a una comunicazione più libera, più aperta, più evoluta e, soprattutto, più efficace

A conclusione dell’incontro, il direttore di Olio Officina Festival Luigi Caricato ha evidenziato una differenza fondamentale tra vino e olio: mentre il primo ha costruito nel tempo un linguaggio condiviso e riconoscibile, il secondo soffre ancora di una scarsa alfabetizzazione sensoriale del consumatore. Ed è proprio per questo, secondo Caricato, che è necessario offrire qualche informazione in più, in quanto questo possibile cambio di prospettiva rappresenterebbe un primo passo importante verso l’acquisizione di una maggiore consapevolezza, così da aprire la strada verso una comunicazione più libera, più aperta, più evoluta e, soprattutto, più efficace.

 In apertura, assaggio dell'olio. Foto tratta dall'evento Anteprima Dop Umbria