Olio Officina Festival 2026 ha accolto con grande interesse e curiosità sul palco la professoressa Maria Lodovica Gullino, nota patologa, docente dell’Università di Torino, la quale, dall’alto della sua esperienza, ha posto subito l’accento su una crescente preoccupazione che attanaglia tra gli olivicoltori.
Nel corso della sessione dedicata alla salute dell’olivo, il dibattito si è aperto con l’intervento del moderatore, Luigi Caricato, che ha introdotto la professoressa Gullino, spiegando come, in un contesto così inedito qual è quello attuale, per via del cambiamento climatico, molti parassiti si sono affacciati all’orizzonte, alcuni di essi de tutto nuovi, mai visti prima, altri già conosciuti ma che erano scomparsi dalla scena e che ora si ripresentano invece minacciosi.
Non c’è da sorprendersi, negli ultimi anni anche alcune aziende attente e strutturate si sono trovate a produrre oli di qualità inferiore, addirittura oli lampanti, nonostante abbiano eseguito correttamente ogni pratica agronomica. Il problema, pertanto, non risiede più in una singola causa, ma in una serie di combinazione complessa di fattori che si intrecciano tra loro rendendo difficile individuare soluzioni rapide ed efficaci.
A partire dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, che ha causato la morte di milioni di olivi, fino al ritorno o alla comparsa di nuovi patogeni e parassiti abituali come la mosca dell’olivo, lo scenario che appare oggi è profondamente mutato rispetto a un pur recente passato.
Un quadro fitosanitario imprevedibile
Nel suo intervento, la professoressa Gullino ha delineato con chiarezza il quadro fitosanitario attuale, definendolo in piena rivoluzione. Le malattie delle piante non seguono più schemi prevedibili: alcune patologie scompaiono, altre riemergono, mentre nuove minacce si affacciano con crescente frequenza.
Le cause sono molteplici: dall’introduzione di patogeni nuovi o più aggressivi, ai cambiamenti nelle tecniche colturali, fino all’impatto sempre più evidente del cambiamento climatico. Ed è proprio quest’ultimo, secondo la Gullino, uno tra i principali fattori di trasformazione: le colture si stanno spostando geograficamente, soprattutto verso nord, e con esse anche i parassiti. A questo si aggiungono fenomeni meno noti, come lo spostamento da est a ovest legato all’inquinamento e all’aumento di azoto nei suoli.
La globalizzazione ha ulteriormente accelerato questi processi. Le merci e il materiale vegetale viaggiano rapidamente da un continente all’altro, facilitando la diffusione di patogeni spesso sconosciuti nei territori di arrivo.
La devastante Xylella fastidiosa
Il caso Xylella fastidiosa è emblematico. Il batterio è arrivato in Europa probabilmente attraverso piante ornamentali, insediandosi nel sud della Puglia senza essere immediatamente riconosciuto, complice anche la difficoltà di individuazione e la presenza di insetti vettori che ne hanno facilitato la diffusione. Gullino al riguardo ha evidenziato come il ritardo nell’intervento e la mancata applicazione tempestiva delle misure di contenimento abbiano contribuito all’espansione incontrollata di Xylella, con conseguenze devastanti non solo sul piano economico, ma anche paesaggistico.
La lebbra dell’olivo
Accanto a queste emergenze, si sta assistendo anche al ritorno di malattie già note, come quelle causate da funghi del genere Colletotrichum, responsabili della cosiddetta lebbra dell’olivo, oggi particolarmente diffusa nel Nord Italia. Questi ritorni sono legati sia al cambiamento climatico, che favorisce condizioni più adatte allo sviluppo dei patogeni, sia alla progressiva riduzione dei mezzi di difesa disponibili. Le normative sempre più restrittive e la diminuzione dell’interesse industriale verso alcune colture hanno portato alla perdita di numerosi principi attivi efficaci, lasciando gli agricoltori con strumenti più limitati e spesso meno performanti.
Cosa fare
Per Gullino, la sfida ora è duplice: da un lato è necessario investire in ricerca, in miglioramento genetico e in nuove strategie di difesa; dall’altro è fondamentale rafforzare la presenza tecnica sul territorio. Il monitoraggio diretto in campo - ha sottolineato - resta insostituibile rispetto alle analisi a distanza, perché solo l’osservazione diretta consente di cogliere tempestivamente segnali di nuove infezioni o cambiamenti nelle colture.
La comunicazione
Il dibattito si è poi spostato sul tema della comunicazione, evidenziando come spesso le emergenze vengano affrontate solo quando ormai esplodono, mentre sarebbe fondamentale lavorare in prevenzione.
Luigi Caricato ha ricordato le difficoltà incontrate durante la crisi di Xylella fastidiosa, quando la comunità scientifica è stata talvolta messa in discussione da opinioni esterne al mondo agricolo. Maria Lodovica Gullino a sua volta ha riconosciuto come questo problema sia legato anche a una scarsa cultura scientifica diffusa, oltre a una comunicazione non sempre efficace da parte dei ricercatori stessi.
In questo contesto si inseriscono iniziative come il festival “ColtivaTo”, un evento che celebra e riflette intorno all’agricoltura a Torino, esempio virtuoso di divulgazione. L’obiettivo è avvicinare il grande pubblico ai temi dell’agricoltura contemporanea, superando una visione nostalgica e idealizzata del passato e promuovendo una maggiore consapevolezza sulle sfide attuali, dall’innovazione tecnologica alla sostenibilità.
In chiusura, è infine emersa con forza la consapevolezza che l’agricoltura, e in particolare l’olivicoltura, si trovi oggi in una fase di profonda trasformazione. Il cambiamento climatico, la globalizzazione e le nuove dinamiche fitosanitarie impongono un approccio più integrato e lungimirante, capace di coniugare ricerca scientifica, innovazione e comunicazione. Solo così sarà possibile affrontare le sfide future e garantire la sopravvivenza e la qualità di una coltura simbolo del Mediterraneo.
In apertura, foto di Olio Officina