La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema olio vergine di oliva salutandone positivamente il ritorno sugli scaffali in un articolo che potete leggere cliccando QUI. Ne abbiamo in realtà scritto ampiamente sul primo numero della rivista di carta Gastrorama, cui vi rimando qui. Abbiamo ospitato in particolare i pareri di Donatella Ucci, Salvatore Falco e Antonio Lamparelli, espressione, rispettivamente, dell’area Marketing, dell’area Ricerca & Sviluppo e dell’area Commerciale di Olio Dante. Vi garantisco che ho ricavato un’intervista molto interessante e istruttiva, di cui consiglio caldamente la lettura Tutti coloro che si occupano di olio, dagli olivicoltori ai frantoiani, dai broker alle imprese di marca, fino ai buyer di Gdo e di altri canali di vendita, dovrebbero in verità leggere e riflettere sulle proprie responsabilità. Aver penalizzato commercialmente l’olio vergine di oliva, così come lo stesso olio di oliva e olio di sansa di oliva è un errore strategico incomprensibile. C’è spazio per l’intera gamma degli oli da olive e invece ci si è concentrati sul solo olio extra vergine di oliva con il risultato averlo declassato a prodotto commodity. È una questione aperta, su cui è bene interloquire, ma non mi sembra ci sia la volontà, ma soprattutto a mancare è la lungimiranza, la capacità di cogliere tutte le opportunità derivanti dal frutto dell’oliva.
La valorizzazione di tutto ciò che dall’oliva si può ricavare sembra non essere presa nella giusta considerazione. Ecco perché saluto benevolmente l’iniziativa di Olio Dante, nella speranza che possa essere emulata e presa a modello. Riporto alcuni stralci delle conversazioni avute con Salvatore Falco, Donatella Ucci e Antonio Lamparelli e rivolgo a tutti l’invito a leggere la versione integrale.
Chiedo a Salvatore Falco, dell’area Ricerca & Sviluppo di Olio Dante, che un aspetto inedito del lancio sul mercato dell’olio vergine di oliva è che si presenta di fatto un prodotto con i parametri di legge rientranti nella categoria olio extra vergine di oliva. Chiedo come mai questa soluzione così inedita e per nulla ovvia. In etichetta infatti si dichiara una acidità massima dello 0,5%, nonostante la normativa vigente ponga quale limite per l’olio vergine di oliva la soglia massima del 2%. L’aspetto inedito è in questa insolia strategia di vendita.
Risponde Salvatore Falco: “Inserendo in etichetta un plus così importante - quello dell’acidità allo 0,5% che è quella di un extra vergine - vogliamo dare al consumatore un prodotto che soddisfi parametri analitici restrittivi, confermandone la qualità, nonostante sia un’altra categoria. È interessante notare che spesso le differenze tra questi due oli sono veramente minime. In molti casi, oli che sono analiticamente classificati come extravergini possono presentare invece delle differenze organolettiche tali da giustificare il loro declassamento a vergini. Questo significa che, sebbene possano soddisfare i criteri di qualità, potrebbero non raggiungere gli standard sensoriali richiesti per rimanere nella categoria superiore (panel test). Dunque, la distinzione tra olio extravergine e olio vergine non risiede solo in parametri chimici, ma anche nella percezione del gusto e dell'aroma. Si tratta quindi di leggerissime differenze organolettiche rispetto agli extra vergini che fanno sì che oli - analiticamente classificabili come extra vergini - vengano poi declassati a vergini, a causa di piccole differenze percepibili solo al gusto”.
Ad Antonio Lamparelli, dell’Area Commerciale di Olio Dante, esprimo la mia curiosità nel conoscere la reazione dei buyer della Gdo al momento della proposta dell’olio di oliva vergine di oliva.
Chiedo in particolare se lo abbiano accettato con sorpresa e stupore oppure sollevando dubbi se non addirittura disappunto. E mi risponde che “fin da subito, la Gdo si è mostrata curiosa e ha voluto testare il prodotto. La nostra squadra commerciale ha illustrato le motivazioni che ci hanno spinto alla scelta e hanno descritto le caratteristiche del prodotto, riscontrando immediatamente feedback positivi. Reputiamo che l’introduzione di un olio vergine di qualità e con acidità massima di 0,5% possa rappresentare un passo importante per riconquistare la fiducia del pubblico”.
Insomma, staremo a vedere. Intanto, un importante passo in avanti è stato fatto, e occorre dar merito a Olio Dante di aver avuto il coraggio di rompere le resistenze di tutti questi decenni.
Per chiudere, Donatella Ucci, dell’Area Marketing di Olio Dante, sostiene la necessità di avviare delle “campagne informative mirate, progettate per educare i consumatori sulle proprietà nutritive dell'olio vergine e sui valori che questo prodotto rappresenta. Utilizzare canali di comunicazione innovativi e coinvolgenti, come i social media e brevi video, aiuterà a raggiungere un pubblico ampio e variegato, creando un legame diretto tra produttori e consumatori”.
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In apertura, foto di Gianfranco Maggio per Olio Officina