Tra le colline della Val d’Elsa, dove l’estremo lembo nord-occidentale della provincia di Siena si incunea tra quelle di Firenze e Pisa, sorge San Gimignano, uno dei borghi medievali più affascinanti e meglio conservati del nostro Paese.
Le sue origini risalgono probabilmente all’epoca etrusca, anche se il primo insediamento urbano si sviluppò in età romana. La vera crescita dell’areale iniziò nel Medioevo, grazie alla posizione strategica lungo la Via Francigena, importante strada percorsa dai pellegrini diretti a Roma. Tra l’XI e il XIII secolo, questo ruolo di crocevia commerciale e religioso rese San Gimignano un centro ricco e influente.
A dare fama alla cittadina sono le sue numerose torri medievali che svettano sul paesaggio circostante, tanto da farle guadagnare il soprannome di “Manhattan del Medioevo”. Infatti, una volta conquistata l’autonomia politica nel 1199, ed emancipatasi dal controllo del vescovo di Volterra, iniziò una competizione economica e simbolica tra le potenti casate nobiliari del luogo: ciascuna famiglia edificava costruzioni sempre più alte per dimostrare prestigio, ricchezza e potere. Si stima che nel periodo di massimo splendore la città ospitasse ben 72 torri. Oggi ne sopravvivono 14, più che sufficienti a conferire unicità al profilo urbano di San Gimignano, il cui centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1990.
La fama del territorio ha sempre viaggiato di pari passo con quella del suo vino, la Vernaccia, sebbene la prima citazione documentale risalga solo al 1276, quando negli Ordinamenti delle Gabelle del comune di San Gimignano fu inserita una tassa di “tre soldi per ciascuna soma di Vernaccia” venduta al di fuori del comprensorio.
Gode del privilegio di essere l’unico vino menzionato da Dante nella Divina Commedia. Innumerevoli sono le citazioni da parte di autori del passato, come Giovanni Boccaccio, Francesco Redi e Ludovico Ariosto. Nel 1466 allieta le nozze tra Bernardo Rucellai e Nannina de’ Medici, sorella di Lorenzo il Magnifico. La sua limitata produzione, tuttavia, suscita il rammarico del bottigliere di papa Paolo III Farnese, Sante Lancerio: “È una perfetta bevanda da Signori, et è gran peccato che questo luogo non ne faccia assai”.
Trascorrono i secoli, ma il fascino e la reputazione della Vernaccia di San Gimignano restano immutati, al punto da essere la prima a ottenere il riconoscimento della Doc, nel 1966, seguito dall’attribuzione della Docg nel 1993. La zona di produzione è tuttora limitata al solo comune omonimo.
Dal punto di vista ampelografico è da considerarsi un vitigno autoctono, senza alcuna affinità genetica con altre varietà. È in grado di dare vita a vini strutturati e longevi, una circostanza piuttosto rara in passato nel panorama dei bianchi italiani, confermata dalla presenza della tipologia Riserva già nel primo disciplinare di produzione. Non a caso oggi è definita “regina bianca in una terra di re rossi”.
Il Colombaio di Santa Chiara è un’eccellente realtà produttiva situata nella frazione di San Donato, a una manciata chilometri dal centro storico di San Gimignano.
La storia aziendale inizia nei primi anni Cinquanta con Mario Logi, impegnato nel settore agricolo fin da giovanissimo. Lo stimolo ad avviare nel Duemila un percorso in proprio è da attribuire ad Alessio, il figlio più giovane, che già durante gli studi di Enologia all’Università di Firenze si dedicava con passione ai quattro ettari e mezzo di vigneto che il papà aveva nel frattempo acquistato. Ben presto gli esiti della nuova attività contagiano anche i fratelli maggiori Giampiero e Stefano, impegnati in altre attività imprenditoriali, riunendo così l’intero nucleo familiare nell’incantevole scenario della Pieve di San Donato.
L’azienda segue pratiche agricole sostenibili, nel pieno rispetto dell’ambiente, con la certificazione biologica estesa a tutta la superficie vitata di circa 22 ettari.
Dalla cantina escono mediamente 120mila bottiglie, suddivise in una decina di tipologie, in cui la Vernaccia di San Gimignano recita un ruolo da protagonista in tre etichette denominate Selvabianca, Campo della Pieve e L’Albereta, che esprimono le diverse peculiarità del vitigno, rispettivamente: freschezza, versatilità e longevità. Tra le varietà a bacca nera spicca il Sangiovese, che dà vita a un fragrante rosato, un rosso di struttura e due Chianti dei Colli Senesi di differente invecchiamento. Dal 2018 si vinifica anche un esuberante Cabernet Franc, che ha trovato a San Gimignano le condizioni ottimali di coltivazione.
La produzione agricola è integrata da tremila piante di olivo, anch’esse condotte in regime biologico, da cui si ricavano tre tipologie di olio extra vergine di oliva: due monocultivar di Moraiolo e Correggiolo e un blend di Moraiolo, Leccino e Frantoio.

Sotto la lente mettiamo la Vernaccia di San Gimignano Riserva L’Albereta, proveniente dal primo vigneto di famiglia, adagiato su suoli tufacei a profonda matrice calcarea, tra i 250 e i 280 metri di altezza. Reimpiantato con cinquemila ceppi per ettaro e allevato a cordone speronato, con bassissime rese, ha dato i suoi nuovi frutti a partire dall’annata 2008.
Si vendemmia a mano in cassette dalla terza decade di settembre, con una rigorosa selezione delle uve migliori. La vinificazione inizia con una macerazione pellicolare, seguita dalla pressatura soffice a grappolo intero. Si procede quindi con la fermentazione spontanea a temperatura controllata in botti grandi di rovere, dove successivamente il vino riposa per un anno sulle fecce fini. Seguono 6 mesi di sosta in cemento e altri 12 di affinamento in bottiglia, prima di affrontare il circuito commerciale.
Paglierino intenso con vividi intarsi dorati. All’olfatto elargisce dapprima sentori di gelsomino e fiori di acacia, intercalati da note di pesca gialla e cedro candito, per poi virare su nuance di finocchietto selvatico, macchia mediterranea e pepe bianco. Assaggio di grande carattere, generoso e avvolgente, mitigato alla perfezione da una vibrante sapidità, che rinfresca il sorso e lo dirige verso un lungo finale, lasciando percepire una radiosa evoluzione nel tempo.
Servito tra i 12 e i 14 °C, predilige i piatti di buona struttura della tradizione marinara, le carni bianche delicatamente salsate e il pollame nobile cotto alla brace o in umido. Da provare con il tonno del Chianti.
Vernaccia di San Gimignano Riserva Docg L’Albereta 2023 - Il Colombaio di Santa Chiara
Vernaccia di San Gimignano 100% - 13,5% vol.
In apertura, foto di Ilaria Santomanco