Tra le aree vitivinicole più dinamiche del Mezzogiorno spicca il Salento, definito “il tacco dello Stivale”. Situato tra il Mar Ionio e il Mare Adriatico, all’estremità meridionale della Puglia, presenta una morfologia per lo più pianeggiante, interrotta dai modesti rilievi delle Serre Salentine, nella parte più a sud, che raramente superano i 200 metri di quota. Gode di un clima mediterraneo, con estati calde e ventilate e inverni miti, mentre una costante influenza marina contribuisce a mitigare le temperature e favorisce la sanità delle uve. Inoltre, i suoli prevalentemente calcarei, argillosi e ricchi della tipica terra rossa offrono condizioni ideali per una viticoltura di qualità.

Dal punto di vista normativo spetta all’Igt Salento, riconosciuta nel 1995, il compito di rappresentare la maggior parte della produzione, nonostante la presenza di ben quattordici Doc sul territorio. Nell’offerta enologica, assai legata ai vitigni autoctoni, spicca il Negroamaro. Il nome deriva dalla curiosa unione di un termine latino (niger) con uno greco (mavros), entrambi col medesimo significato: “nero”. La traduzione è quindi: Nero-nero. Un’altra teoria evoca l’espressione in dialetto salentino niuru maru, che significa “nero amaro”, alludendo al colore e al sapore. Accanto ad esso, la Malvasia Nera è spesso impiegata in assemblaggio per apportare eleganza, morbidezza e caratura aromatica, mentre il Primitivo, coltivato soprattutto nel versante ionico, produce vini ricchi, generosi e di notevole concentrazione.

Il Salento è anche una delle culle storiche per la produzione di vini rosati, ottenuti prevalentemente dal già menzionato Negroamaro, una varietà in grado di coniugare freschezza, piacevolezza di beva e struttura.

L’azienda Michele Calò & Figli, situata a Tuglie, in provincia di Lecce, rappresenta una delle realtà storiche che hanno accompagnato la trasformazione del Salento da territorio dedito alla produzione di vini da taglio a zona di riferimento per vini di qualità. Fondata nel 1954 da Michele Calò, l’attività è oggi nelle mani della seconda generazione, i figli Fernando e Giovanni, che hanno proseguito il cammino tracciato dal padre, mantenendo un saldo legame con il territorio e una costante attenzione all’innovazione enologica. L’intraprendenza della famiglia ha permesso di sviluppare una significativa presenza commerciale anche al di fuori dalla Puglia: la sede logistica ad Arluno, nell’area metropolitana di Milano, ha favorito la distribuzione nel Nord Italia e l’espansione verso numerosi mercati esteri.

Le vigne si estendono per una trentina di ettari, tra proprietà e conduzione diretta, negli areali più vocati di Tuglie, Alezio, Parabita e Sannicola, dove prevalgono le tipiche terre rosse ricche di ossidi di ferro, alternate a suoli calcarei e argillosi. Questa diversità pedologica permette di ottenere uve con caratteristiche uniche, offrendo ai vini maggiore complessità aromatica e struttura.

L’intera produzione aziendale rivendica la denominazione Salento, contribuendo in modo efficace alla sua valorizzazione e alla riconoscibilità nei mercati più prestigiosi. Dalla cantina escono circa 150mila bottiglie, distribuite su nove referenze, alcune prodotte solo in annate particolari.

La linea più diffusa è Mjère (bianco, rosato e rosso, più alcune edizioni extra), un termine dialettale che deriva dal latino merum, “schietto, puro”, in riferimento all’usanza dei primi abitanti del Salento di bere il vino senza mescolarlo con l’acqua, come facevano invece Greci e Romani. Molto apprezzati, ma con una produzione più limitata, sono il rosato Cerasa e il rosso Spano, entrambi da Negroamaro in purezza, il Primitivo Primiter e il Grecántico, uvaggio di Negroamaro e Malvasia Nera.

Sotto la lente mettiamo il Cerasa, ottenuto da uve selezionate di Negroamaro coltivate sui terreni argilloso-calcarei del vigneto Prandico, nel comune di Alezio. La vendemmia, solo manuale, si effettua ai primi di settembre, raccogliendo le uve al mattino presto per preservarne la tonicità e la dotazione aromatica. Portati subito in cantina, i grappoli sono sottoposti alla tradizionale vinificazione “a lacrima”, attraverso una macerazione di circa 16-18 ore variabili in funzione della maturazione e dell’estrazione del colore. Al momento della svinatura, solo la porzione migliore del mosto (non più di un terzo) è fatta fermentare per circa 10 giorni a temperatura controllata intorno ai 18 °C. In seguito, l’80 per cento del vino sosta per 6 mesi in acciaio, mentre la parte restante riposa per lo stesso tempo in barrique di rovere francese, dopodiché le due masse sono assemblate e imbottigliate dopo un paio di mesi.

Sfoggia il tipico colore cerasuolo, richiamato anche nel nome. L’olfatto è pervaso da sentori di rosa canina, lampone, fragoline di bosco e succo di melagrana, che fanno da preludio a note di erbe aromatiche e spezie dolci, fino a chiudere con un cenno di confetto. Al palato risuona squillante la stessa melodia, ritmata dal giocoso contrappunto fresco-sapido, che mitiga alla perfezione l’avvolgente struttura. 

Servito alla temperatura di circa 12 °C, è molto versatile a tavola, una caratteristica che accomuna i vini rosati di grande pregio, spaziando dai piatti di pesce salsati o in umido, alle carni bianche, anche in presenza di pomodoro, acciughe, capperi e olive. Tra i primi piatti è da provare con le orecchiette alla crudaiola.

Salento Rosato Igt Cerasa 2025 - Michele Calò & Figli

Negroamaro 100% - 13,5% vol.

In apertura, foto di Ilaria Santomanco