A Olio Officina Festival 2026 abbiamo ospitato una sezione dedicata alla filiera dell’olio e sul palco non sono saliti i diretti protagonisti, ma coloro che del comparto olio da olive se ne sono occupati in merito a una indagine dell'Osservatorio HonestFood - Liuc Business School. Nel corso dell’incontro, che si è tenuto nella giornata di apertura del festival, giovedì 22 febbraio 2026, è stato molto interessante il dialogo del direttore Luigi Caricato con Giacomo Pedranzini, che dell’associazione Honest Food è il presidente, e la professoressa Chiara Mauri, che dell’Osservatorio HonestFood – LIUC Business School, è la direttrice.

Al pubblico presente nella giornata inaugurale è stato offerto uno sguardo ampio e articolato sulle trasformazioni della filiera agroalimentare, intrecciando economia, cultura e cambiamenti nei consumi.

Una “via mediana” per coniugare accessibilità, qualità e sostenibilità economica

Ad aprire la conversazione è stato lo stesso Pedranzini, il quale è partito dalla propria esperienza personale per introdurre la visione di HonestFood. Cresciuto in una famiglia di agricoltori, e attivo da decenni nel settore agroalimentare, ha raccontato di come l’associazione sia nata proprio a partire dall’esigenza di rispondere a una contraddizione sempre più evidente: da un lato il cibo viene svalutato, compresso nei prezzi e impoverito nella percezione del consumatore, dall’altro i produttori e i territori agricoli faticano a sopravvivere. Secondo Pedranzini, questa crisi è il risultato di un’eccessiva rincorsa alle economie di scala, che ha portato a produrre troppo e a sacrificare qualità e valore. L’idea di HonestFood si inserisce proprio in questo scenario come una “via mediana”, capace di coniugare accessibilità, qualità e sostenibilità economica, restituendo così equilibrio alla filiera e garantendo una distribuzione più equa del valore tra i diversi attori.

Giacomo Pedranzini, presidente Associazione HonestFood, Chiara Mauri, Osservatorio HonestFood – LIUC Business School

Onestà come sintesi di tre fattori chiave: qualità, semplicità e autenticità

A questa visione è intimamente collegato l’intervento di Chiara Mauri, la quale ha introdotto il ruolo della Liuc – un ateneo giovane, con sede a Castellanza, fortemente legato al mondo imprenditoriale - e ha spiegato le basi teoriche su cui si fonda l’Osservatorio Honest Food.

Per la professoressa Mauri, il concetto chiave è quello dell’onestà, concetto, ha ribadito, che deve essere inteso non come uno slogan, quanto invece come una sintesi di tre fattori chiave: qualità, semplicità e autenticità. La semplicità, ha sottolinea la Mauri, non è banalità, ma è il risultato di un lavoro complesso e consapevole. L’osservatorio HonestFood si propone pertanto di analizzare questi tre elementi e collocarli all’interno della filiera dell’olio da olive, studiando sia il lato produttivo, sia quello attinente ai consumi.

La scelta di partire proprio dall’olio per l’Osservatorio HonestFood non è stata affatto casuale. Pedranzini definisce l’olio extra vergine di oliva come uno tra gli ingredienti simbolo della dieta mediterranea, un prodotto universalmente riconosciuto come sano e prezioso. Tuttavia, è proprio analizzando il settore che sono emersi segnali preoccupanti: negli ultimi trent’anni la produzione italiana si è drasticamente ridotta, mentre altri Paesi, come la Spagna, hanno rafforzato la propria leadership. Questa trasformazione è legata ancora una volta alla mancanza di sostenibilità economica lungo la filiera, che ha portato molte realtà produttive ad abbandonare l’attività.

Accanto agli aspetti economici, la ricerca condotta dall’Osservatorio HonestFood ha evidenziato un cambiamento culturale profondo, soprattutto tra i consumatori più giovani. È stata Chiara Mauri a raccontare un episodio emblematico: durante un incontro che si è tenuto sul tema dell’olio, alcuni ragazzi hanno dichiarato molto apertamente di evitare l’olio extra vergine di oliva perché ritenuto addirittura dannoso per la salute. Da qui è nata l’indagine, che ha coinvolto diverse generazioni, mettendo in luce tante differenze significative. Si viene così a sapere che la Generazione Z tende a ridurre il consumo di olio sulla base di convinzioni non supportate scientificamente, trasformando la scelta alimentare in una dichiarazione identitaria. I Millennials mostrano invece un approccio più razionale e informato, mentre le generazioni più adulte mantengono abitudini consolidate.

Urge una seria riflessione sul rapporto tra cibo, informazione e percezione

Questi risultati aprono una riflessione più ampia sul rapporto tra cibo, informazione e percezione. Pedranzini hja tenuto a ribadire come il dibattito alimentare sia spesso dominato da forme di estremizzazione, con alimenti demonizzati o esaltati ciclicamente, senza una reale comprensione dell’equilibrio nutrizionale. A suo avviso, la chiave resta proprio l’equilibrio, sia nelle scelte individuali, sia nei modelli produttivi. Il cibo non è solo nutrizione, ma è anche cultura, salute e relazione con l’ambiente.

Il confronto sul tema messo in evidenza dall’Osservatorio Honest Food si è ampliato ulteriormente nel momento in cui sono stati affrontati altri temi, come il consumo di prodotti animali, la sostenibilità e il ruolo dell’agricoltura nella società contemporanea. Pedranzini ha richiamato l’attenzione sulla complessità degli equilibri naturali e sociali, invitando a evitare soluzioni semplicistiche. Gli agricoltori, ha affermato Pedranzini, sono i primi custodi del territorio e del creato; le scelte dei consumatori hanno pertanto conseguenze dirette su paesaggio ed economia. Rinunciare a determinati prodotti, significa mettere a rischio interi sistemi produttivi e ambientali.

Perché non provare a educare a una corretta alimentazione?

Nel dibattito è poi emerso anche il tema dell’educazione alimentare, soprattutto in relazione ai giovani. Sempre la professoressa Mauri ha evidenziato come non sia sufficiente comunicare i benefici nutrizionali dell’olio. In quest’ottica, diventa altresì necessario lavorare sui valori, sull’identità e sulla narrazione. In questo senso, il concetto di “onestà” diventa una possibile chiave interpretativa e comunicativa, capace di parlare alle nuove generazioni in modo più autentico e coinvolgente.

La discussione si è infine conclusa con un richiamo alla necessità di affrontare la complessità senza semplificazioni eccessive. Il cibo, come si è ricordato nel dibattito, non è solo un prodotto ma un elemento fondativo della cultura e della società. Recuperarne il valore significa ripensare non solo il modo in cui lo produciamo e consumiamo, ma anche il modo in cui lo raccontiamo e lo comprendiamo. In questa prospettiva, il lavoro di Honest Food e del suo osservatorio si configura come un tentativo concreto di riportare al centro del sistema alimentare un principio tanto semplice quanto oggi rivoluzionario: l’onestà.

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In apertura, foto di Gianfranco Maggio per Olio Officina