Il direttore di Olio Officina Festival, Luigi Caricato, ha aperto la discussione partendo dall'aspetto più divertente: il titolo, apparentemente spiazzante, del volume Cazzi per equinozi. In un’epoca in cui il linguaggio si è impoverito e volgarizzato, questo riferimento ai cazzi forse un po’ spiazza, in verità, sfogliare le pagine del libro in questione diventa quanto mai un gioco divertente, per la grande carica di ironia che emana ogni breve testo in accompagnamento di tutti i giorni di un anno, compreso il 29 febbraio, del bisestile.
Per intenderci: si tratta di un'agenda laica, strutturata come fosse – e di fatto lo è – un calendario letterario, dove, per ogni giorno dell'anno, l'autore, Felice Modica, propone una freddura ironica storpiando titoli e sinossi di libri famosi, offrendo così una rilettura scanzonata della letteratura, completata da un indice finale utile a ricostruire tutti i riferimenti corretti. Con l’altro libro, Cave Canem. Il cane in cento scrittori, l’autore esplora il profondo legame tra l'uomo e il cane attraverso le narrazioni della grande letteratura.

Felice Modica nel corso del festival ha preso subito la parola ringraziando l'editore, Olio Officina, nella persona di Luigi Caricato, per il coraggio dimostrato nel pubblicare contemporaneamente le due opere a breve distanza di tempo. Riguardo al titolo Cazzi per equinozi, se ne legittima l'uso – qualora ce ne fosse bisogno – spiegando come tale espressione sia mutuata da un dialogo di Gabriel García Márquez dal celeberrimo romanzo Cent'anni di solitudine. La frase in questione (“Sto dicendo” disse, “che sei di quelle che confondono il cazzo con l'equinozio.”) a pronunciarla è Amaranta rivolta a Fernanda. Ebbene, a partire da questa citazione, non ha alcun senso continuare ad aver paura delle parole, le quali non sono né belle né brutte in sé, ma vanno usate a proposito.

Felice Modica ha racconta di come il libro sia nato quasi per gioco, come esercizio mentale di sintesi su Twitter e rivela, sorridendo, che la composizione delle freddure è avvenuta nell'arco di sei mesi, mentre si trovava alla guida dell'auto. Sempre Modica ha precisato inoltre che il volume è arricchito dalle illustrazioni di Stefania Morgante, il cui contributo visivo è stato fondamentale per completare lo spirito ironico dell'opera.
Ed ecco l’ingresso in scena di Maurizio Cabona, il quale ha esordito riflettendo sull'uso del latino nel titolo Cave Canem, traducibile come un classico avvertimento a stare attenti al cane. Cabona ha osservato pure che, mentre nel cinema e nella televisione del passato il cane abbia avuto spesso ruoli di primo piano, nella letteratura italiana classica, al di là di rari esempi storici o dell'uso del termine come insulto, la sua presenza è rimasta più rarefatta. Motivo per il quale Cabona ha chiesto all'autore come sia giunto a concepire un'opera così raffinata, di critica letteraria, avvia peraltro una profonda riflessione sociologica sul mutamento del ruolo dell'animale nella società contemporanea, là dove i negozi per animali hanno progressivamente sostituito quelli di giocattoli.
Su questa sollecitazione di Cabona, Felice Modica ha inteso confermare la sua antica attrazione per i libri che parlano di cani, giustificata anche dal fatto di aver sempre vissuto circondato da loro. Modica ha inoltre evidenziato l'abilità dei grandi scrittori nel descrivere questi animali, cogliendone l'essenza. Ha voluto nondimeno citare, ad esempio, i ritratti letterari di Jerome K. Jerome, Guy de Maupassant e Oscar Panizza, nei quali egli ritrova le caratteristiche reali delle razze che ha posseduto.
Affrontando il quesito sociale di Cabona, Modica ha infine riconosciuto e ammesso il passaggio epocale dall'antropocentrismo al biocentrismo, mettendo accuratamente in guardia dagli eccessi degli estremismi animalisti. Così, richiamando gli studi etologici di Konrad Lorenz e le parole di Paolo VI, Modica ha ribadito che l'essere umano, in quanto dotato di superiori capacità riflessive, ha una precisa responsabilità morale nei confronti del cane, considerato alla stregua di un amico o di un fratello minore.
A sua volta, lo scrittore e giornalista Stenio Solinas, ha rievocato con ironia il suo primo e curioso incontro professionale che ha avuto con Modica, avvenuto circa trent'anni prima, all'interno della redazione del quotidiano Il Giornale. E così, spostando l'attenzione sulla produzione letteraria dell'autore, Solinas ha ricordato un precedente e pregevole libro d'arte intitolato Suonar bracchetti e cacciatori aizzare, focalizzato sul tema della caccia e della natura. E riguardo a Cave Canem, la definisce un'operazione editoriale e culturale estremamente intelligente, poiché aiuta il lettore a comprendere meglio sé stesso attraverso l'identificazione con i testi scelti. Solinas ha evidenziato inoltre il merito di Modica nel saper collocare l'animale non solo nel ristretto contesto domestico o urbano, ma all'interno del più vasto paesaggio naturale e campestre, un tratto che lo accomuna ad autori particolarmente amati come Maupassant.
In chiusura di incontro, Luigi Caricato ha richiesto un giudizio stilistico a Maurizio Cabona, il quale ha risposto elogiando la formula narrativa adoperata dall'autore, definendola un perfetto equilibrio tra alta erudizione e impeccabile divulgazione, capace di far appassionare chiunque al soggetto trattato. Concludendo con l’evidenziare come il valore principale della scrittura di Modica risieda nella capacità di identificare determinati tipi umani con specifiche tipologie animali, senza mai cadere nella trappola delle falsificazioni antropomorfiche tipiche delle produzioni Disney, ma rispettando rigorosamente l'identità e la natura di ciascuna specie.
In apertura, da sinistra: Maurizio Cabona, Felice Modica, Stenio Solinas. Foto di Gianfranco Maggio per Olio Officina Festival