Olio Officina Festival è sempre un solido punto di riferimento in termini di idee e proposte innovative. In attesa della sedicesima edizione in programma nel 2027, guardiamo a cosa è accaduto quest’anno, sul palco dove si è registrato un intenso e costruttivo dialogo tra il direttore del festival Luigi Caricato e Ilaria Legato, accendendo i riflettori su un senso a lungo trascurato ma oggi sempre più centrale qual è l’olfatto. Al centro dell’incontro, il libro Io sono naso, attraverso il quale la Legato esplora il potere degli odori quale strumento identitario e comunicativo.
Rapa Origin, un profumo a base di fiori d’olivo, per cominciare
È stato Luigi Caricato ad aprire la conversazione, con una riflessione evocativa, portando con sé un profumo a base di fiori d’olivo, realizzato in Spagna da Rapa Origin. Ed è proprio da questo elemento che ha preso avvio una considerazione su cui è bene riflettere: gli esseri umani sono immersi in un continuo flusso di odori, percepiti in modo consapevole o meno, ma capaci, questi odori, di influenzare comunque e in ogni caso emozioni e comportamenti. Caricato ha evidenziato come, per lungo tempo, l’olfatto sia stato relegato in un ruolo marginale, e così, richiamando anche il pensiero della filosofa del linguaggio Rosalia Cavalieri, ha messo in luce come i grandi filosofi dell’antichità considerassero l’olfatto un senso “animale” e pertanto di valore inferiore rispetto a vista e udito. Una visione, questa, che oggi appare decisamente superata, soprattutto alla luce della crescente attenzione verso una dimensione sensoriale che non esclude alcun senso.
Potenza del logo olfattivo
Caricato ha introdotto il concetto di logo olfattivo, evidenziando la ricchezza e l’originalità del libro Io sono Naso, di Ilaria Legato, un saggio capace di intrecciare teoria, esempi concreti e dialoghi con esperti. In occasione dell’incontro lo sguardo dell’autrice si è concentrato in particolare sul mondo dell’olio, ambito di riferimento di Olio Officina Festival, evidenziando come l’oleoturismo sia ancora in una fase iniziale e poco strutturata e proprio per questo strumenti come il branding olfattivo potrebbero rappresentare una leva strategica per valorizzare il settore, rendendo l’esperienza più immersiva e coinvolgente.
A raccogliere e sviluppare queste suggestioni è stata Ilaria Legato, che dal palco del festival ha chiarito come il suo libro, Io Sono Naso, sia nato direttamente dalla pratica professionale.
Alla ricerca dell'odotipo
In qualità di brand designer, il lavoro della Legato consiste espressamente nel costruire identità, soprattutto nel settore dell’ospitalità e del food. Ciò significa progettare un sistema coerente di elementi sensoriali, visivi, sonori, tattili e olfattivi, capaci di esprimere l’unicità di un’azienda. La Legato ha inoltre messo in luce come oggi non sia più sufficiente offrire un buon prodotto, quanto sia invece necessario creare soprattutto relazioni, raccontare storie e generare esperienze memorabili.
In questo contesto, il logo olfattivo assume un ruolo centrale. La Legato lo definisce “odotipo”, una fragranza studiata su misura in grado di tradurre in forma sensoriale i valori di un brand. Ogni nota olfattiva diventa portatrice di significato e contribuisce a costruire una narrazione. A dimostrazione di ciò, ha portato l’esempio della città di Genova, che ha sviluppato un proprio logo olfattivo ispirato al mare, al basilico e alle erbe aromatiche, riuscendo così a creare un forte senso di riconoscimento e appartenenza tra i cittadini.
Cosa possono fare le imprese olearie
Caricato ha in seguito ripreso il filo del discorso tornando al mondo dell’olio, evidenziandone tutte le criticità. I frantoi - ha osservato - raramente sono concepiti come luoghi di accoglienza e narrazione. Il settore fatica a trasformare il turismo dell’olio in un’esperienza concreta e strutturata. Da qui la domanda che ha posto alla brand designer Legato: come può, un ambito così poco sviluppato adottare strumenti complessi come il branding olfattivo?
La risposta della Legato si è mossa su un piano pratico e strategico. Innanzitutto - ha affermato - è necessaria una reale apertura all’accoglienza, con spazi adeguati e personale formato. In questo scenario, l’olfatto può diventare un potente strumento curatoriale, capace di raccontare il territorio già dal primo impatto. Anche il momento dell’assaggio dell’olio deve essere reinterpretato: non più solo un atto tecnico, ma un vero e proprio rituale sensoriale in cui l’olfatto, attraverso le fasi ortonasale e retronasale, gioca un ruolo determinante. Se inserito in un contesto coerente, questo processo può trasformarsi in un’esperienza memorabile.
Nel corso del dialogo tra Caricato e la Legato è emersa con chiarezza anche la complessità del processo creativo. Caricato ha riconosciuto che, nonostante la sua pluriennale esperienza nel campo della sensorialità, sarebbe difficile che un’azienda sviluppi autonomamente un logo olfattivo. Da qui la necessità di affidarsi a professionisti esperti. La Legato ha confermato questa visione, spiegando che il lavoro parte sempre da un’indagine profonda sull’identità del cliente, quasi un percorso di introspezione guidata. È solo dopo aver definito valori, obiettivi e posizionamento che si passa alla traduzione olfattiva, affidata al “naso”, che costruisce la piramide delle fragranze.
Il parallelismo tra design visivo e olfattivo
A rafforzare questo concetto, Caricato ha richiamato il lavoro della designer Isabel Cabello, sottolineando come ogni progetto efficace nasca dalla capacità di comprendere profondamente l’identità dell’azienda. Il parallelismo tra design visivo e olfattivo diventa evidente: entrambi richiedono ascolto, interpretazione e competenza.
Il dialogo tra Caricato e la Legato si è concluso con una riflessione condivisa sul valore dell’olfatto nella contemporaneità. Se in passato era considerato un senso ingannevole o secondario, oggi viene riscoperto come uno strumento diretto e autentico, capace di parlare alle emozioni senza mediazioni. Come suggeriva Italo Calvino, “il naso non mente: è legato alla sopravvivenza, ma anche alla memoria e al piacere”.
Da qui è nato un invito semplice, diretto e significativo che sintetizza il senso dell’incontro: imparare ad annusare di più, nella vita quotidiana come nelle strategie d’impresa, può aprire nuove prospettive e rendere le esperienze più profonde, autentiche e durature.
Intorno a Ilaria Legato. Per saperne di più
Ilaria Legato è una brand e food designer, consulente strategica specializzata nella costruzione dell’identità per il mondo del food e dell’hôtellerie. Per Dario Flaccovio Editore ha pubblicato nel 2025 Io sono Naso. Come usare il potere del logo olfattivo nel branding e nel marketing turistico. È inoltre autrice, insieme con Nicoletta Polliotto, del libro manuale Ceative Restaurant Branding®, il metodo per far emergere l'identità straordinaria del tuo locale, per le edizioni Hoepli, nel 2021. Con un approccio che unisce creatività, visione strategica e conoscenza del linguaggio sensoriale, ha fondato il suo metodo di lavoro sul concetto di "Branding Sensoriale", dove ogni brand diventa esperienza viva, autentica e memorabile. Dopo una formazione in comunicazione e design, Ilaria ha maturato più di vent'anni di esperienza collaborando con chef stellati, catene alberghiere, aziende agroalimentari e startup innovative. Ha ideato e guidato progetti di posizionamento e storytelling per realtà che volevano distinguersi attraverso un’identità coerente, emozionale e radicata nel territorio.
Nel suo percorso, ha sviluppato una particolare attenzione al potere narrativo dell’olfatto, portando avanti una ricerca pionieristica sull’uso del logo olfattivo come strumento di branding nell’hospitality. Accanto all’attività professionale, Ilaria è docente in master e corsi di alta formazione dedicati al food design e al branding sensoriale, contribuendo alla crescita di una nuova generazione di professionisti consapevoli e multidisciplinari. Ilaria Legato crede nel potere delle storie ben raccontate, nella forza delle radici culturali e nell’eleganza dell’invisibile. Ogni progetto per lei è un viaggio: nel gusto, nell'identità e nell’anima del brand.
Da segnalare, infine, per le edizioni Olio Officina, il libro L’olio al ristorante. Idee, linee guida, esempi e consigli d’uso per valorizzare oli e condimenti nelle sale e nelle cucine professionali, dove Ilaria Legato ha scritto il capitolo “In sala l’olio deve diventare un’esperienza sensoriale”.
In apertura, foto di Gianfranco Maggio per Olio Officvina Festival