In attesa dei risultati del contest Forme dell’Olio 2027, al quale è possibile partecipare iscrivendosi fino al 22 dicembre 2026, ci fa piacere rievocare alcune delle considerazioni che sono emerse nel corso della quindicesima edizione di Olio Officina Festival, dove si è svolta la premiazione delle Forme dell'Olio 2026, un momento di riflessione frutto del dialogo tra i produttori premiati e alcuni componenti della giuria. Sul palco del festival è stata messa in luce non solo la qualità delle produzioni, ma anche il valore crescente del progetto sia sul piano estetico, sia sul piano narrativo che accompagna ogni bottiglia attraverso il suo design.

Il direttore del festival e ideatore del contest Forme dell’olio, Luigi Caricato ha voluto aprire uno dei momenti più significativi introducendo l’azienda agricola Conti Gigli Cervi, evidenziando come, accanto all’olio, abbia presentato un prodotto per certi versi inaspettato come il gin. Isabelle Gigli Cervi a tal riguardo ha evidenziato il grande lavoro che si cela non solo dietro al prodotto in sé, ma anche dietro al packaging e alla presentazione stessa, aspetti, in genere, spesso sottovalutati, quando invece la genesi di un prodotto richiede enormi studi e sperimentazioni. Isabelle Gigli Cervi puntualizza come il suo gin nasca con l’idea di affiancare all’olio un prodotto capace di avvicinare un pubblico più giovane, utilizzando botaniche legate al territorio, come in particolare le foglie d’olivo, oltre ad altre come il pino, il rosmarino e il tiglio, elementi, questi, che riflettono le caratteristiche di una terra arida nei pressi di Perugia, dove è ubicata l’azienda.

Prendendo spunto da quanto sostento dalla Gigli Cervi, il direttore Caricato ha fatto notare l’importanza di puntare a valorizzare anche tutti quei prodotti paralleli e in qualche modo complementari all’olio extra vergine di oliva, lodando pertanto l’intuizione di quanti si impegnano a esplorare nuove direzioni, senza fermarsi al solo extra vergine. E riguardo al ricco paniere di prodotti dell’azienda agricola Gigli Cervi Caricato ribadisce inoltre come la qualità dell’olio prodotto sia di grande evidenza, anche a partire dallo stesso design. Sì, perché l’immagine fa sempre la differenza e deve essere coerente con l’alto profilo qualitativo del prodotto.

Il dialogo è poi proseguito con l’intervento di Lidia Antonacci, invitata a raccontare il suo progetto “Mio padre è un albero”. La produttrice pugliese di San Severo, in provincia di Foggia, ha chiarito al pubblico del festival come a ispirarla sia stata un’emozione profonda legata alla scomparsa della figura paterna e alla conseguente e altrettanto forte esigenza di storytelling, capace di trasmettere legami autentici con la terra, la famiglia e il prodotto. La Antonacci ha raccontato l’evoluzione del packaging per il suo olio da mono olivigno Peranzana, che va dalla scelta della bottiglia alla struttura in cartone riciclato pensata per contenere la bottiglia e proteggerla senza tuttavia nasconderla, fino all’idea di concepire una “seconda vita” al contenitore, che può trasformarsi in un oggetto d’uso quotidiano, mantenendo così viva la relazione con il consumatore e senza sprecare risorse.

Sempre di San Severo è un altro produttore salito sul palco del festival per essere premiato anche lui per un altro progetto di design con cui ha partecipato al contest Forme dell’Olio. Si tratta di Alessandro Di Mauro, rappresentante di un’azienda giovane, l’Agricola Di Mauro, che ha costruito il proprio brand partendo da suggestioni personali e territoriali. Di Mauro in particolare ha raccontato come l’ispirazione sia nata osservando un tramonto nella propria azienda e come i colori delle etichette richiamino gli elementi naturali del territorio pugliese, tra lago e mare. Sì, perché la sua azienda è ubicata in agro di Carpino, comune della provincia di Foggia poco distante dal lago di Varano, nel Parco Nazionale del Gargano. Il nome scelto per l’olio, “Thèlema”, di origine greca, racchiude il significato di dedizione e cura per il proprio mestiere, collegando idealmente il presente alle radici antiche della cultura mediterranea. A tal riguardo, Luigi Caricato ha evidenziato come sempre da qualche anno a questa parte siano sempre di più i produttori del Sud che stanno investendo, oltre che sulla qualità e le peculiarità sensoriali dell’olio, anche sulla confezione e sull’identità visiva e narrativa, segnando così una grande rinascita per il comparto oleario guidata soprattutto e in particolare dai giovani.

 

Un’altra presenza, altrettanto giovane, operante in questo caso in territorio gardesano, ed esattamente a Cavaion Veronese, è Isabella Stelzer, fondatrice del brand Stelisa, espressione dell’azienda agricola di famiglia La Meridiana, che gestisce insieme alla madre Cristina Dallago, la quale ha raccontato l’evoluzione della propria bottiglia, nata da un desiderio di rinnovamento e da una forte attenzione alla componente creativa. La Stelzer ha così descritto il lavoro effettuato sul vetro, tra verniciatura e serigrafia, evidenziando la scelta di eliminare l’etichetta cartacea e valorizzare dettagli come l’oro e la presenza simbolica della mano, elemento che rappresenta l’artigianalità e la cura familiare. 

Tra i componenti della giuria è intervenuto tra gli altri Lodovico Pasini, il quale ha espresso l’apprezzamento per quanto è pervenuto al contest Forme dell’Olio 2026, soffermandosi in particolare sulla qualità tecnica e sull’efficacia narrativa dei progetti presentati, facendo leva in particolare sulla capacità di sorprendere l’osservatore con dettagli che si rivelano solo a uno sguardo più attento.

Un momento particolarmente significativo è stato dedicato a Pietro Leone, protagonista di un percorso innovativo senza precedenti nel settore oleario. Caricato ne ha sottolineato anche il contributo dato con la creazione di una macchina denocciolatrice capace di lavorare grandi quantità e mantenendo sempre alta la qualità dell’olio. Ma, quanto al rinnovato design delle bottiglie, Leone anche questa volta ha saputo innovare, pure su questo versante. Infatti Pasini ha elogiato il curatissimo design delle bottiglie di Oleificio Cericola, definendolo innovativo e curato nei minimi dettagli. Dunque, con Pietro Leone, la qualità è nella forma e nell’abbigliaggio del contenitore come pure nel contenuto.

Ed è così che Pietro Leone ha preso poi la parola, raccontando la propria storia, partendo dall’esperienza come tecnico nel settore delle macchine olearie fino alla decisione di avviare un frantoio proprio. Ha descritto le difficoltà incontrate lungo il percorso, il calo della produzione di olive e l’intuizione legata alla denocciolatura, sviluppata inizialmente in collaborazione con grandi aziende. Leone ha ripercorso le tappe che lo hanno portato a investire negli impianti superintensivi, nonostante le resistenze iniziali di molti, fino poi a diventare un punto di riferimento internazionale. La sua testimonianza ha messo in evidenza le trasformazioni necessarie per rendere competitiva l’olivicoltura contemporanea.

Il direttore di Olio Officina Festival, Luigi Caricato, ha sottolineato l’importanza di questa esperienza, riconoscendone il valore strategico per il settore.

La premiazione delle Forme dell’olio 2026 è proseguita con altri produttori che hanno raccontato i propri progetti, nati dalla passione per il territorio e dalla collaborazione con familiari e soci. Salvatore Bosco, di Tenuta Bosco, ha descritto la propria realtà, quale piccola azienda fondata sull’amore per gli olivi e per l’ambiente circostante, mentre Chiara Agostinelli, de Al Vecchio Frantoio Fratelli Bartolomei, ha illustrato l’evoluzione dell’oleificio di famiglia, trasformato in uno spazio aperto tutto l’anno, capace di accogliere visitatori e offrire esperienze culturali e degustative. La Agostinelli ha sottolineato anche l’importanza di valorizzare gli ambienti storici, mantenendo viva la tradizione ma adattandola alle esigenze contemporanee.

Caricato ha insistito sul fatto che il frantoio non debba essere un luogo operativo solo durante la produzione, ma una struttura viva, capace di generare valore nel corso di tutto l’anno. Lodovico Pasini da parte sua ha aggiunto come questi spazi possano diventare anche luoghi di incontro per aziende e attività di team building, ampliando ulteriormente le opportunità.

Altri interventi hanno messo in luce una serie di progetti fortemente identitari, come quello di Luigia Abbate, che ha raccontato la nascita di un olio legato a un numero simbolico derivato dalla propria esperienza personale, o quello di Angelo Oliverio, dell’olio Jannia, che ha descritto la sua etichetta, ispirata alle miniature monastiche e alla storia della cultivar Pennulara, da cui è estratto l’olio, una varietà di olivo coltivata in Sila. Attraverso un design curato nei minimi particolari, ha collegato l’olio prodotto a una dimensione culturale e storica profonda.

La giornata dedicata al design è continuata senza sosta, con esempi di aziende che hanno saputo affrontare la sfida di comunicare il valore dell’olio attraverso il design, superando così i limiti imposti dalle troppo rigide regole che impediscono alle etichette di essere parlanti. Nel corso degli interventi che si sono susseguiti, è stata messa in evidenza la necessità di trasmettere visivamente la qualità e l’identità del prodotto, proprio come avveniva nel cinema muto, là dove le immagini dovevano parlare da sole.

Tra i progetti più apprezzati è emerso quello di “Rami torti”, descritto da Francesco e Gabriele Conserva come un esempio di rottura rispetto agli schemi tradizionali. spiegano come il nome e il design nascano dal desiderio di raccontare la storia familiare e il legame con la terra pugliese, attraverso una grafica riconoscibile e coerente. Pasini in questo caso ha evidenziato l’impatto visivo e comunicativo del progetto, definendolo capace di “fare rumore” e distinguersi nel panorama attuale.

Anche altri produttori sono intervenuti, come quelli di Tenute Zagarella e di Colle Bagnoli, i quali hanno raccontato i recenti ma già significativi percorsi, basati su un’attenta progettazione del design e su un forte legame con le proprie origini. In particolare, Colle Bagnoli ha sottolineato l’emozione di ricevere un premio a pochi mesi dalla nascita ufficiale dell’azienda, pur affondando le radici in una storia familiare lunga decenni.

Ovviamente questo racconto non finiscxe qui, proseguirà in altre puntate.

In apertura, foto di Gianfranco Maggio per Olio Officina. Da sinistra Pietro e Veronica Leone sul palco con Luigi Caricato