La cerimonia di premiazione del concorso Forme Design 2026 ha celebrato, a inizio d’anno, nell’ambito di Olio Officina Festival 2026, designer e aziende che hanno saputo unire estetica e funzionalità nel mondo dell’olio extra vergine di oliva, evidenziando quanto il contenitore possa comunicare emozione e identità. Sul palco del festival è intervenuto il designer Mauro Olivieri, che per il contest di Olio Officina ricopre il ruolo di presidente della giuria. È stato lui a introdurre la serata dedicata ai “Designer dell’anno”.
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Un’identità chiara e riconoscibile
Mauro Olivieri ha aperto il suo intervento riflettendo sulle tendenze emerse dal concorso. “Abbiamo voluto dare spazio a idee nuove e ad applicazioni interessanti dei principi della forma, del colore e del design. Le candidature sono state stimolanti, pur con alcuni elementi di riflessione che ci offrono dei chiari spunti per il futuro”.
Olivieri ha in particolare sottolineato come, soprattutto oggi, il ruolo del designer non possa limitarsi alla pura espressione visiva, o all’operazione di marketing, ma debba semmai contribuire a costruire un’identità chiara e riconoscibile per l’olio extra vergine di oliva, distinguendolo da altri prodotti. Olivieri ha osservato come alcuni progetti, pur affascinanti dal punto di vista grafico, rischino di allontanarsi dal tema principale, e ha auspicato per le prossime edizioni una maggiore attenzione a coniugare espressione artistica e riconoscibilità del prodotto.
Le creazioni in ceramica di Benegiamo
Il primo premio della serata, dedicato al designer dell’anno, è stato assegnato a Benegiamo, rappresentato da Flavio Lenardon, il quale ha raccontato come le sue creazioni siano ispirate a una visione duplice, tra grafica e modellatura: “Quest’anno il tema scelto è stato il Salento, rappresentato attraverso l’oliva, l’uva e la terra. La bottiglia nera, Ovanzia, richiama le uve nere; la bottiglia verde, Olmia, richiama l’oliva; e la bottiglia Piraterre che rappresenta la terra bruciata, sia dal sole, sia per la sua composizione in terracotta”. È quanto ha spiegato Lenardon, evidenziando l’intento di raccontare il territorio e la tradizione attraverso il design del contenitore.
Carmelo Mastroeni, nel nome dell’olivigno Taggiasca
Il premio progetto a tema “sensoriale” è stato assegnato a Carmelo Mastroeni. Il designer di Imperia ha presentato un lavoro incentrato sulla cultivar Taggiasca. Mastroeni ha chiarito come l’idea sia nata dal legame con la sua terra ligure, oltre che dalla volontà di trasmettere le emozioni legate all’assaggio dell’olio. “Ho iniziato dal contenitore, una bottiglia della Vetreria Etrusca, con volumi e linee capaci di rafforzare l’identità sensoriale del prodotto. L’etichetta, avvolgente, è nata dal concetto dei cinque sensi che comunicano tra loro, con linee curve che richiamano le fronde delle olive e gocce simboliche di ricordi ed emozioni”.
Mastroeni ha inoltre evidenziato l’importanza della percezione tattile e visiva del consumatore. Il premio che gli è stato assegnato dalla giuria gli è stato consegnato da Vanina Bartolozzi, della storica Vetreria Etrusca, azienda che ha lanciato la celebre e memorabile bottiglia Marasca.
Un nuovo modo di raccontare l’olio: Alos, di Frenz Cuttica
Un altro riconoscimento tra quelli assegnati dalla giuria è stato il premio Miglior Servizio, di cui è artefice l’archietto Frenz Cuttica con il progetto Alos. Progetto che è stato condiviso con Daniela Ferrando. L’architetto e designer Cuttica è salito sul palco di Olio Officina Festival per ritirare il premio, vogliendo così l’occasione di illustrare il set di degustazione pensato per valorizzare l’olio sulle tavole professionali e domestiche.
“Abbiamo progettato un disco, che abbiamo chiamato Alos, concepito per permettere flessibilità e condivisione nel corso della degustazione. Ogni elemento, dai bicchierini ai piattini, è stato concepito per essere modulato a seconda del percorso scelto dallo chef o dal ristoratore, creando così un momento di confronto e apprendimento tra coloro che degustano l’olio”.
Toni Traglia: dare fiducia ai designer per rendere più credibili le marche
Tra i finalisti che si sono imposti al contest Formne Design 2026 c'è Toni Traglia, il quale ha espresso un auspicio: "mi piacerebbe che ci fosse più disponibilità, in parte economica, ma innanzitutto più apertura al confronto da parte anche delle aziende olearie. Una richiesta di packaging non può limitarsi a un ordinario assemblaggio grafico: questo va capito e per questo il committente deve adoperarsi per permettere al designer di operare nelle migliori condizioni possibili. Da parte sua il designer deve cercare di ottenere questo indispensabile dialogo, deve in qualche modo tirare fuori dal cliente cosa lui si aspetta dal lavoro".
Paolo D’Aniello: soluzioni semplici per sorprendere e stupire
Infine, Paolo D’Aniello ha raccontato al pubblico del festival i progetti della sua azienda, Terramaniarte, ovvero D’Aniello Tradizioni. Maestri ceramisti dal 1881, finalista anch’egli della competizione. Il designer D’Aniello ha evidenziato nel corso del suo intervento come il packaging possa valorizzare il brand e i prodotti anche con budget contenuti: “Abbiamo trasformato i cartoni di spedizione e alcune lattine di olio in elementi comunicativi di grande impatto, senza incrementare i costi di produzione. Il design non deve essere costoso, ma funzionale e coinvolgente”, ha dichiarato, sottolineando in particolare come anche delle soluzioni semplici possano riuscire a sorprendere e stupire il cliente, migliorando nel contempo la percezione del prodotto.
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In apertura, particolare di una creatività di Toni Traglia. All'interno, foto di Gianfranco Maggio per Olio Officina