Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Come gli aforismi ci insegnano a pensare. L’esempio della libertà

Che cosa rappresentano per la nostra vita quotidiana? Su cosa si basa la loro verità? Ecco una interessante analisi di pensieri brevi, in cui si illustra il passaggio che porta a conclusioni più generali partendo dal concetto di libertà

Mario Vassalle

Come gli aforismi ci insegnano a pensare. L’esempio della libertà

Oltre se stessi/ Beyond Ourselves

Aforismi E Sistema Di Pensiero

Gli aforismi e pensieri che scrivo perseguono un’analisi della realtà umana e pertanto cercano la verità in quello che considerano. L’analisi degli aforismi non è sistematica perché non lo sono i vari aspetti della realtà di cui gli aforismi cercano la conoscenza, comprensione e significato.

Come lo intendo io, il vantaggio essenziale degli aforismi e pensieri brevi è che le loro verità sono basate sull’osservazione dei fatti.

Ma essendo non sistematici, gli aforismi sono come le tessere di un mosaico ancora incompiuto. Di qui il desiderio di investigare il sistema di cui le loro verità sono parte. Per esempio, gli aforismi possono analizzare diversi tipi di amore (come quello degli innamorati o dei genitori per i figli), e chiarirne aspetti importanti.

Ma i reperti pongono la domanda se (per esempio) i vari tipi di amore non siano parte di un sistema generale che ne spieghi la natura, la funzione e il significato.

Cioè, se quello che si analizza non sia parte di un piano strategico generale di cui sappiamo ben poco. Dalle singole verità si vuol risalire al sistema che le comprende e dà loro un significato più vasto.

A questo punto si passa dagli aforismi e pensieri alla filosofia.

Ma non ad una filosofia convenzionale che offre come “prove” delle sue affermazioni le conclusioni logiche dei diversi pensatori.

Invece, a una filosofia che sviluppa un sistema di pensiero basato sui risultai dell’analisi della realtà (esperienza) e non su opinioni basate su deduzioni derivate dalle premesse che uno sceglie.

La procedura che uso è un diverso metodo di analisi che si fonda sulla mia formazione scientifica.

A titolo di esempio, per illustrare il passaggio dagli aforismi e pensieri a conclusioni più generali, elaboro aforismi e pensieri formulati sopra sulla libertà.

La libertà 

Definizione
La libertà consiste nel poter scegliere quello che si fa. Della libertà ve ne sono due distinte forme con compiti diversi: la libertà individuale e quella sociale.

La libertà individuale regola le scelte individuali e quella sociale regola i rapporti tra gli individui di una società. La libertà non consiste nel fare tutto quello che piace senza limitazioni di sorta, perché allora diventerebbe licenza (ovverosia abuso della libertà).

Per esempio, la libertà individuale non autorizza quello che è falso, ingiusto o immorale, mentre la libertà sociale non autorizza quello che è illegale (ma non necessariamente punisce quello che è falso, ingiusto o immorale).

La libertà permette anche di dire il falso, ma questo non lo fa diventare vero.

Per un’analisi sistematica di svariati temi a cui mi riferisco in questo saggio (come la natura della realtà, la Varietà, e l’Ordine), vedi Sintesi, una Visione d’Insieme della Realtà Umana.

Libertà e l’Ordine
Per intendere la libertà e le sue funzioni bisogna considerare la sua necessità nell’Ordine generale, i meccanismi che la determinano, il modo in cui funziona e i suoi vantaggi e limitazioni.

Che la libertà sia importante è indicato dal fatto che tanti rischiano la vita per non perdere la libertà o riacquistarla: senza libertà, si è costretti a fare quello che non avremmo scelto noi e questo sarebbe contro le scelte delle caratteristiche del proprio Io.

Dal momento che non è possibile cambiare le caratteristiche congenite di ciascuno, la perdita della libertà porta a contrasti insolvibili.

La libertà e la mente
Dal momento che la libertà comporta il fare scelte, la mente gioca un ruolo fondamentale nella libertà di ciascuno. È la mente che può scegliere quello che uno vuol fare o non fare. Questo stabilisce che la libertà è una proprietà della mente e non esiste al di fuori della mente.

Per esempio, non vi è libertà negli oggetti inanimati (se si lascia andare un sasso, questo cade tutte le volte) o negli organismi che non hanno una mente e sono determinati da meccanismi istintivi e riflessi (per esempio, una formica).

Fattori che condizionano la libertà
La libertà ha bisogno della consapevolezza della mente: non si fanno scelte mentre si dorme o nel coma. La libertà non esiste quando la mente è ancora immatura (come fisiologicamente in un neonato) o cessa di funzionare normalmente (come nella malattia di Alzheimer).

Inoltre, quello che la mente decide dipende da quello che sa e comprende, dalle caratteristiche congenite, maniera di pensare e sentire, convinzioni, interessi, educazione, convenzioni, inclinazioni, emozioni, riflessione, percezioni, ecc.

Questo immediatamente sottolinea che la libertà è essenziale per la individualità di ciascuno e per la Varietà di tutti dal momento che molti fattoti intervengono nelle scelte quotidiane di ciascuno: ognuno è libero alla sua maniera. Attraverso le sue scelte, la libertà guida lo sviluppo di ciascun individuo e pertanto della società.

Differenti componenti della mente
Quando si parla della mente, bisogna tenere conto del fatto che la mente comprende differenti componenti con differenti localizzazioni cerebrali: componente razionale (riflessione e pensieri), affettiva (sentimenti, emozioni, desideri), immaginativa (immaginazione e fantasia), istintiva (istinti e riflessi) e subconscia.

Le componenti affettiva, immaginativa, istintiva e subconscia appartengono alla mente alogica. Le varie componenti hanno funzioni differenti e indispensabili e variano qualitativamente e quantitativamente e in combinazioni diverse in individui differenti.

La componente razionale è quella che percepisce il mondo fisico mediante gli organi di senso e il mondo interno (incluse le altre componenti), ragiona e opera secondo i principi della logica, pensa, riflette, cerca la conoscenza e la comprensione, permette di comunicare con gli altri, si sviluppa con l’età, l’educazione, l’esercitarsi e l’esperienza, concepisce la realtà secondo le sue caratteristiche congenite e acquisite, ha un ruolo essenziale (ma non unico) nelle decisioni che si prendono ed è la caratteristica che rende gli esseri umani unici nell’Universo.

Le altre componenti sono altrettanto essenziali. Per esempio, tra i vari sentimenti, l’amore nelle sue varie forme ha funzioni che danno un significato alla vita e ne permettono la continuazione attraverso una riproduzione ordinata. Alcune forme di amore sono particolarmente importanti.

L’amore di sé permette la protezione e favorisce lo sviluppo di ciascun individuo. L’innamorarsi porta al matrimonio e al desiderio di avere figli.

L’amore tra i genitori è essenziale per la loro felicità e quella della famiglia. L’amore tra i genitori e i figli è essenziale per la protezione e lo sviluppo di quest’ultimi e per lo scambio di affetti duraturi. L’amore del bello, del vero e del giusto è un meccanismo potente per il piacere estetico, per la conoscenza e comprensione, e per un comportamento morale, rispettivamente.

Gli istinti sono gli strumenti di cui si serve l’Ordine per regolare certi comportamenti umani indispensabili. Gli istinti non richiedono l’educazione e la comprensione, ma in tutti regolano la condotta verso scopi specifici, come per esempio l’istinto della sopravvivenza.

La componente subconscia raccoglie i pensieri e sentimenti respinti dalle altre componenti e può anch’essa influenzare le scelte. Pertanto, le varie componenti della mente hanno funzioni e scopi differenti e in situazioni differenti possono volere la stessa cosa o cose diverse e anche opposte.

Libertà di scelta e le varie componenti della mente
Siccome tutte le componenti della mente sono necessarie per una vita normale, le libere decisioni non possono essere riservate alla sola componente razionale. Inoltre, l’intensità delle varie componenti varia in differenti individui e (nello stesso individuo) in differenti situazioni con conseguente differente disturbo del loro equilibrio.

Questo significa che una scelta può essere il risultato netto della somma o scontro delle varie componenti.

Per esempio, uno può non fumare per molte ore perché proibito (come durante un viaggio in aereo): il non fumare è allora la scelta (obbligata dal regolamento) della componente razionale.

La privazione aumenta il desiderio progressivamente e appena l’aereo arriva a destinazione il fumatore esce all’aperto e subito accende una sigaretta (componente affettiva: desiderio di fumare), anche se la componente razionale non approva (come tutti i fumatori ben sanno).
Nel campo dei sentimenti, la componente razionale (se vi è disaccordo) viene in genere travolta da sentimenti primordiali (come gli affetti di famiglia) e dalle passioni). Similmente, per gli istinti e i riflessi più importanti. Le differenti componenti interagiscono e speso si scontrano per cedere alla più forte.

Libertà e scelte giuste e sbagliate
Dalle interazioni delle componenti della mente sembrerebbe che non basti conoscere il bene per farlo. Se questo fosse vero, ne sarebbe compromessa la libertà nel senso che si farebbe il bene sia che si volesse farlo o non farlo.

La qualità della vita di ciascuno ne sarebbe sclerotizzata per quanto riguarda i desideri. Il comportamento tenderebbe ad essere uniforme (per esempio, nessuno avrebbe il vizio del fumo) e i difetti non sarebbero obbediti a spese della Varietà.

Quindi, la libertà richiede che si possa scegliere di fare quello che è giusto ma anche quello che è sbagliato (anche quando si sa che la scelta è sbagliata), fermo restando il principio che in tutti e due i casi si è responsabili di quello che si fa, indipendentemente da quale componente mentale decida.

Differenti basi per le scelte
Per decidere, la componente razionale deve sapere quello che è meglio per l’Io. Se non lo sa, le sue scelte possono essere libere ma anche sbagliate.

La mente può sbagliare anche quando crede di capire (sbagliando) cosa è meglio l’Io. D’altra parte, se le scelte sono nell’interesse dell’Io è relativo a quello su cui si deve decidere, come, per esempio, mangiare un buon pranzo, o digiunare per perdere peso, o studiare per il prossimo esame, o svagarsi dopo un lavoro stressante, ecc. Comunque, ignoranza e incomprensione di quello che è nell’interesse dell’Io possono portare a scelte erronee.

Per le altre componenti, variazioni di processi in gran parte sconosciuti (per esempio, effetti degli ormoni su centri nervosi) possono stabilirne la prevalenza nelle scelte. Ma se uno ha fame, prevale la scelta di mangiare e se uno è stanchissimo prevale la scelta si andare a dormire.

L’attuazione delle scelte e la volontà
Una volta fatta una scelta, questa deve poi essere implementata dalla volontà. Questo solleva la domanda di cosa sia la volontà e come operi.

La volontà sembrerebbe essere la facoltà della mente di determinare il comportamento, ma questo non stabilisce gli scopi da raggiungere.

Per la componente razionale, gli obiettivi sono stabiliti dalla ragione e sono attuati coscientemente dalla volontà (volontà consapevole). Le componenti alogiche hanno scopi stabiliti dalle loro caratteristiche affettive, immaginative e istintive che sono implementate istintivamente (volontà affettiva o istintiva).

Ad esempio, se uno vuole sposarsi solo per un vantaggio finanziario (sposando una donna ricca), lo fa con la volontà consapevole della componente razionale.

Se invece uno si innamora, è obbligatoriamente spinto a sposare chi ama dalla volontà della componente affettiva (i suoi sentimenti).

Innamorarsi non implica scelte ragionate e la volontà di sposare l’amata viene automaticamente stabilita dalla componente affettiva.
La componente affettiva impone fini ben precisi come sposarsi o proteggere la prole e il suo sviluppo. La volontà affettiva ssociata con questi scopi vuole realizzarli, anche contro quelli della componente razionale.

Inoltre, i fini della componente affettiva possono anche essere opposti in persone differenti: alcuni vogliono perseguire le virtù e altri i vizi e la maggior parte è soggetta ai contrasti tra virtù e difetti. Pertanto, i vari scopi domandano comportamenti diversi e anche opposti e il risultante contrasto misura la forza della volontà (consapevole, naffettiva enistintiva) nei diversi individui.

La volontà attua gli ordini della scelta fatta (per esempio, studiare o andare a giocare al pallone), determinando il comportamento. Anche se la componente razionale sa quello che è meglio, l’ordine non viene eseguito se la volontà consapevole è troppo debole per farlo o è travolta dalla volontà affettiva o istintiva di un desiderio forte o di una passione.

A sua volta, la forza di un desiderio può essere influenzata dalle caratteristiche e dalle inclinazioni genetiche o da stimoli ambientali.

Libertà e sviluppo
Sulla base di quello che si sa e si comprende, per scegliere è necessario avere un obiettivo da perseguire, altrimenti si sceglierebbe a caso, cioè non si sceglierebbe per nulla.

Ora non sarebbe naturale scegliere quello che ci danneggia. L’amore di sé (il dovere di realizzare il proprio Io) invece persegue quello che è vantaggioso (secondo il nostro giudizio) per il nostro Io, spiritualmente e materialmente.

Questo fa la libertà uno strumento necessario nel dirigere lo sviluppo individuale nello sforzo di realizzare quello che le nostre caratteristiche ci permettono (per esempio, diventare un artista in conformità con le proprie caratteristiche congenite). In un artista, la componente immaginativa può essere particolarmente sviluppata e in un sognatore il sognare può prevalere sull’agire e certamente su una pratica “ragionevolezza”.

Lo sviluppo individuale è reso unico non solo dalle differenti caratteristiche congenite ma anche dalle scelte che si fanno in relazione ai nostri fini e a quello che l’ambiente offre. I differenti sviluppi individuali a loro volta contribuiscono alla necessaria varietà di una società.

Meccanismi responsabili per le scelte
L’esperienza insegna che si può fare anche quello che è contro il nostro interesse a lunga scadenza come si vede dalle conseguenze di quello che si sceglie di fare (come perseguire i desideri irresponsabili di un capriccio). Questo pone il problema di chi o cosa sia responsabile per quello che si sceglie.

Dal momento che spesso si seguono le proprie inclinazioni naturali, si potrebbe pensare che le nostre scelte sono sempre determinate dalle nostre caratteristiche genetiche.

Ma in tal caso non saremmo liberi perché le caratteristiche genetiche (che non abbiamo scelto noi) automaticamente ci farebbero scegliere quello che vogliono loro.

Ora, indubbiamente le nostre caratteristiche e inclinazioni hanno una grande importanza (per esempio, nella scelta di una professione), ma il fatto che si fanno scelte differenti in situazioni simili indica che altri fattori sono importanti dal momento che le caratteristiche congenite non cambiano e porterebbero alle stesse scelte in situazioni simili.

A titolo illustrativo, facciamo l’esempio delle scelte di uno che ha il diabete mellito: la glicemia (livello dello zucchero nel sangue) tende ad essere più alta del normale e mangiare dolci è controindicato. In questo caso, la componente razionale dice di non mangiare il dolce ricevuto in regalo.

Ma uno non resiste al desiderio (componente affettiva) e lo mangia. In questo caso uno fa quello che il desiderio del piacere gustativo vuole e pertanto il desiderio prevale contro il parere della (dispiaciuta) componente razionale.

In un’altra occasione, ricordando come il dolce avesse aumentato la glicemia a valori troppo alti, la stessa persona non mangia il dolce. In questo caso potrebbe essere la paura della glicemia troppo alta a farlo decidere e non la ragionevolezza.

Ma sarebbe pur sempre la componete razionale ad accettare il consiglio della paura.

La paura rinforza la volontà consapevole e indebolisce quella istintiva del desiderio. Pertanto, in questa occasione, è la componente razionale che sceglie, rinforzata da quello che ne favorisce il predominio.

Il rapporto tra le vaie componenti mentali suggerisce che la libertà di fare o non fare quello che si preferisce è il risultato del prevalere di una delle componenti della mente.

Gli ordini impartiti al corpo e da questo eseguiti sono quelli della componente più forte. Siccome le componenti possono essere di intensità variabile, in un’occasione può prevalere la componente razionale e in un’altra quella affettiva o istintiva.

Il che implica che si possa prendere la decisione sbagliata (quella che ci danneggia), anche se razionalmente sappiamo che è un errore.

La mente razionale analizza e suggerisce, ma se prevalesse sempre non saremmo (e non ci sentiremmo) liberi.

Attuazione delle scelte e la volontà
La volontà consapevole varia in differenti individui. A parità di componente razionale, in un volitivo la volontà è più forte che in un debole.

Questo significa che in un volitivo la componente razionale prevale più frequentemente che in una persona debole. Una volontà forte è lo strumento con cui la componente razionale può proteggerci da quello che condizionerebbe la nostra decisione nella maniera sbagliata.

Pertanto, secondo il caso, la componente razionale può dare l’ordine di fare una cosa o di non farla.

Quando prevale, una componente alogica impone la sua volontà affettiva o istintiva, anche se in contrasto con quella della componente razionale. Pertanto, è la componente più forte che ogni volta impartisce al corpo gli ordini che questo esegue.
La volontà è un mezzo con cui la mente dirige il comportamento verso i suoi scopi.

Prima la mente deve capire quello che vuole nell’interesse dell’Io e se la volontà consapevole è forte impone la soluzione che vuole. Dal momento che la componente razionale in genere vuole quello che è nell’interesse dell’Io, la volontà consapevole ne sostiene la decisione e si oppone a quello che non sarebbe vantaggioso per l’Io.

Il rapporto tra componenti alogiche e la loro volontà è differente nelle componenti alogiche perché queste vogliono automaticamente realizzarsi con la volontà affettiva o istintiva.

Tanto più forte è la componente alogica tanto più forte è la sua volontà di realizzarsi. Se una componente alogica prevale (per esempio, una passione), la sua volontà affettiva esegue il comando anche se la mente razionale non approva, con conseguente scontro emotivo.

Nella stessa persona le varie componenti possono essere differenti a seconda della sua natura. Per esempio, una persona ambiziosa e passionale può essere razionalmente volitiva nelle sue realizzazioni di lavoro (volontà consapevole), ma avere una volontà affettiva o istintività più forte quando persegue i piaceri.

Pertanto, una forte volontà consapevole può essere vinta da una volontà affettiva o istintiva più forte a seconda di quello di cui si tratta.

Questo implica il ruolo essenziale della comprensione di quello che è meglio per l’Io, ma su questo punto le convinzioni possono essere influenzate da svariati fattori, incluso l’egoismo per quello che dà piacere (uno potrebbe non voler resistere ai suoi impulsi affettivi o istintivi).

La libertà e la responsabilità per le scelte
Se la volontà della componente razionale è più debole di quella delle componenti affettive o istintive si fa quello che razionalmente si può non volere (“Video meliora proboque, deteriorora sequor”).

Nel fare quello che la mente razionale non vuole, si è ancora liberi perché si fa quello che vuole un’altra componente della nostra mente.

Si è responsabili per quello che si decide, perché è deciso e attuato da una delle componenti della nostra mente. Naturalmente, non si è né liberi e né responsabili se costretti a fare contro la nostra volontà (consapevole, affettiva o istintiva) quello che vuole un’altra persona.

Si è responsabili della scelta anche se la componente razionale non l’ha fatta, perché avremmo potuto scegliere la decisione razionale rinforzando la volontà consapevole col reclutare altri fattori come senso di responsabilità, dovere, buon senso, paura delle conseguenze negative, giudizio, moralità, previsione delle conseguenze negative, coraggio, negazione di se stessi, amore del successo, formazione (“training”) della volontà consapevole, etc.

La formazione della volontà consapevole è particolarmente importante: ci si nega quello che ci danneggia o è indesiderabile e questo rende la volontà più forte e disponibile ad una chiara visione di quello che è meglio per noi (per esempio, forzandoci a fumare meno si rinforza la volontà e si modera un vizio dannoso alla salute).

Inoltre, si può coltivare l’abitudine a volere e a ignorare i dubbi inutili. In generale, come l’allenamento fisico mantiene il corpo più in forma, così il curare quello che è bello, vero o giusto tiene lo spirito più in forma anche dal punto di vista della volontà consapevole.

La libertà e le differenti scelte
Non solo si può vivere in maniera non razionale, ma lo si può preferire al vivere razionalmente. Non si sarebbe liberi se non si potesse scegliere anche di vivere non razionalmente: se non lo potessimo fare, non si farebbe quello che è meglio per il nostro Io, come nel caso della vita di un artista ispirata dall’immaginazione e dalla fantasia.

Quindi, uno può essere libero anche quando fa quello che la componete razionale potrebbe proibirgli se è imposto da un’altra componente mentale più forte. Per esempio, se uno si innamora, si sente libero di farlo e non si sentirebbe libero se (per esempio) i genitori) gli impedissero di sposare chi ama.

Essere liberi e sentirsi liberi
Quando la componente razionale e le componenti alogiche normali (per esempio, gli affetti di famiglia o l’innamorarsi) prevalgono si è liberi e ci si sente liberi.

Ma, poiché la libertà ha dei limiti, succede che le varie componenti mentali possano volere la licenza (per esempio, condotta illegale o immorale) piuttosto che la libertà. Se queste componenti prevalgono, non si usa la libertà, ma la si abusa. Ci si può sentire liberi, ma non lo si è perché si è licenziosi.

Inoltre, una delle componenti può perseguire quello che è anormale per aver sconfinato oltre la norma. Alle estremità della curva di distribuzione di un fenomeno vi sono le eccezioni che possono sconfinare nell’anormalità da un punto di vista qualitativo o quantitativo.

Per esempio, uno può essere dominato dalla passione del gioco d’azzardo a tal pinto da sperperare il suo patrimonio e persino giungere alla disperazione del suicidio.

La componente razionale sa bene che questo non è nell’interesse dell’Io, ma non è forte abbastanza per prevalere.

Questa componente genetica che spinge al gioco d’azzardo è dovuta alle combinazioni del caso (come per tutte le componenti congenite), non è scelta da noi, è parte dell’Io e partecipa alle scelte.

Le componenti genetiche non possono essere cambiate perché si diventerebbe un’altra persona e questo causerebbe disordine. Pertanto, anche il giocatore d’azzardo segue la componente più forte (che sfortunatamente è anormale).

Nel farlo uno si può sentire libero perché fa quello che questa componente affettiva vuole, prevalendo sulle altre.

Il giocatore si sentirebbe privato della sua libertà se gli impedissero le scelte della sua componente abnorme da cui è determinato. Pertanto, il giocatore si può sentire libero come chiunque altro quando la sua componente abnorme sceglie il suo comportamento (contro i consigli della componente razionale).

Semmai sono le conseguenze negative delle scelte abnormi che ne questionano la legittimità.
Similmente per altre passioni.

Per esempio, una grande avarizia si sente libera se può accumulare il denaro (magari con l’usura) che poi non spende. Si ribellerebbe all’imposizione altrui di non accumularlo o di spenderlo (non si sentirebbe libera).

Quando uno dice “È più forte di me” di un comportamento che razionalmente non approva ma è incapace di correggere riconosce che una componente affettiva o istintiva prevale sulla sua componente razionale nel determinare la sua condotta. Sarebbe più preciso se dicesse: “È più forte della mia componente razionale”. Ma non si sentirebbe libero se fosse forzato da altri a non fare quello che fa.

Pertanto, uno è e si sente libero quando segue le scelte di una componente dominante normale (razionale o alogica che fa parte del suo Io). Quando uno segue le scelte di una prevalente componente anormale e non è impedito da altri, uno si sente libero facendo quello che è anormale.

Ma nel caso di una componente anormale, uno si rende conto che questa può prevalere sulle componenti normali in maniera constante, anche se non la si approva: in questo senso uno sa che ne è schiavo (come ci sentiremmo schiavi di una componente normale che costantemente prevalesse).

Quindi, non si scelgono le caratteristiche delle varie componenti (compresa quella razionale), ma si è liberi quando le componenti che prevalgono sono normali e scelgono quello che si fa, perché si implementa quello che si desidera volta a volta, in genere nel nostro interesse.

Se le componenti sono anormali qualitativamente o quantitativamente, ne risulta una situazione che ci danneggia ed è difficile a correggere. Se la caratteristica razionale non approva una componente anomale deve cercare di diventare dominante perché solo allora si possono cambiare le scelte. . Può cercare di diventare dominante (per esempio) aumentando la volontà consapevole con l’esercizio o con l’aiuto di uno psichiatra).

Tutti si comportano differentemente, ma in genere ciascuno si sente libero indipendentemente da quello che sceglie di fare e per il solo motivo che può farlo. In tutte le situazioni, per essere liberi bisogna sentirsi liberi e per sentirsi liberi bisogna che la componente prevalente scelga. Persino in una dittatura, uno si sente libero se vi aderisce convinto, perché quello che desidera fare coincide con quello che viene imposto a tutti.

Conclusioni generali
Nel disegno generale della Creazione, l’Ordine è imposto dalla Necessità. Non solo la Creazione deve funzionare, ma deve funzionare come è stata concepita. Questo è reso possibile dalle leggi dell’Ordine di Natura. Per esempio, l’ordine dell’Universo non sarebbe possibile senza la legge di gravità e la continuazione ordinata della specie umana non sarebbe possibile senza l’innamorarsi e senza la riproduzione nell’ambito della famiglia.

Ma come in ogni soluzione vi sono lati positivi (realizzazione di funzioni essenziali) e negativi (disordine se un meccanismo prevale oltre la sua funzione). In questo caso, se l’unico meccanismo di regolazione della specie umana fosse l’Ordine ne saremmo gli schiavi.

Di qui, la necessita di istituire la libertà e cioè la facoltà di scegliere quello che ciascun individuo fa nelle varie situazioni.

Questo comporta la soddisfazione di fare quello che ciascuno desidera e di perseguire i propri scopi nella realizzazione delle caratteristiche individuali, talvolta anche contro le prescrizioni dell’Ordine.

I vantaggi della libertà sono fondamentali. Siccome ciascuno è differente, è naturale che ciascuno voglia cose differenti in conformità alle sue caratteristiche congenite e in riposta a differenti condizioni ambientali.

Questo contribuisce all’individualità di ciascuno e alla varietà del tutto. Inoltre, ciascuno è felice se ottiene quello che il suo Io vuole piuttosto che dover fare quello che gli è imposto.

Questo crea una grande effervescenza di azioni e reazioni sulla scena umana e stimola lo sviluppò individuale guidandolo nel perseguire i suoi scopi.

È la libertà che permette alle caratteristiche congenite di ciascuno di realizzarsi mediante le proprie scelte.

Il lato negativo sarebbe un potenziale caos dovuto al fatto che le scelte individuali possono essere non conformi alle esigenze dell’Ordine del sistema generale. Pertanto, anche la libertà andava disciplinata per evitare l’arbitrarietà delle scelte.

Così, prima di tutto si è responsabili delle nostre scelte (e questo fa riflettere) e poi certi comportamenti sono stati sottratti alle scelte individuali o collettive.

Per esempio, la continuazione della specie va protetta, perché la libertà non servirebbe a nulla se la specie umana si estinguesse per mancanza di riproduzione. Le scelte sono disciplinate da meccanismi di varia natura per evitare che la libertà diventi licenza.

Nel decidere le scelte, un posto privilegiato è stato dato alla componente razionale per fare scelte ragionate nell’interesse dell’Io. Ma una vita basata sulla razionalità sarebbe stata un fallimento emotivo.

Pertanto, sono state create componenti alogiche (sentimenti, emozioni, desideri, immaginazione, istinti) per determinare comportamenti necessari allo sviluppo e continuazione della specie umana e per dare un significato a quello che si vive.

Così, molte cose sono decise da meccanismi indispensabili per scopi diversi, come sentimenti ed emozioni, desideri, gusto, sensibilità, immaginazione, fantasia, ecc.

Il risultato è che ciascuno è predisposto dalle sue caratteristiche a scelte che gli sono peculiari. Inoltre, i vari fattori che influenzano le scelte non solo variano nella loro forza nei diversi individui, ma anche nello stesso individuo a seconda delle circostanze. Siccome la forza di una componente è in proporzione alla sua importanza e intensità al momento della scelta prevale la componente più forte.

Questo evita il continuo prevaler di una componente normale in circostanze diverse, aumenta la varietà e l’individualità e (poiché decide pur sempre la propria mente) non solo si è liberi ma ci si sente liberi. Ci si sente liberi perché decide il nostro Io secondo una delle sue componenti (quella che prevale).

Non si scelgono le nostre componenti e le loro combinazioni che la genetica affida al caso in modo da creare la Varietà. Ma le nostre componenti (e non gli altri) decidono le nostre scelte e lo fanno non automaticamente, ma a seconda della loro importanza come richiede la situazione.

Nei rapporti tra individui, spesso si richiede il compromesso tra le loro differenti scelte per evitare conflitti.

Il risultato generale di questi arrangiamenti è la coesistenza della libertà, Varietà e Ordine. Così, lo spettacolo umano è sempre diverso in quello che succede, ma nei limiti di quello che deve succedere nella rappresentazione del dramma umano.

 

In apertura, foto di Olio Officina

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