Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Luciano Pagetti, una vita col teatro

Dopo l’intervista di Alessio Riva a Lorena Nocera, pubblicata l’8 maggio 2023, e l’articolo dedicato al Presidio Poetico apparso il 23 maggio 2023, prosegue la ricognizione sull’originale rassegna di Poesia e Musica a Teatro - andata in scena tra febbraio e aprile di questo anno -, con un’intervista all’attore e regista lodigiano Luciano Pagetti, cui abbiamo rivolto alcune domande

Giovanni T. Sillari

Luciano Pagetti, una vita col teatro

Cosa l’ha spinta verso la recitazione e la regia?

Una eredità di famiglia: anche mio padre e mio nonno amavano calcare le scene in gioventù, a livello amatoriale. Nel dopoguerra esisteva, nel piccolo paese in cui abitavo, un teatrino dove si organizzavano allestimenti teatrali. Io sono stato letteralmente “messo” sul palcoscenico di quel teatro ai tempi dell’asilo. Il teatrino era meraviglioso, ai miei occhi di bambino, con i suoi scenari di boschi dipinti. Ricordo con affetto anche di aver partecipato a una commedia molto speciale: sul palco con me c’erano mio padre e mio nonno: tre generazioni di Pagetti.  Quel gioco magico è cresciuto con me. I miei primi passi come attore sono stati sul palcoscenico dell’oratorio, ed è in quell’occasione che mi sono reso conto che non avrei mai smesso di fare teatro. Ho studiato per affinare la tecnica non solo registica, ma anche attoriale; e ricordo in particolare, nel campo della regia, Enrico d’Alessandro, per impostarne correttamente le basi.
Ho co-diretto la Compagnia Teatrale di Tavazzano (LO) dal 1972 al 1980, poi nel 1981 ho fondato, con il supporto di Enrica Manenti [la moglie: N.d.C], la Compagnia Il Pioppo, di cui sono regista e al tempo stesso attore.

A quali testi ed autori di teatro o generi teatrali si sente più vicino?

Uno di quelli che mi appassionano di più e ho diretto più volte è Carlo Goldoni; autore brillante e rivoluzionario nel passaggio dalla Commedia dell’Arte alla commedia di carattere; spesso di scherno arguto dei vizi di uomini e donne della società non solo del suo tempo. Da questo viene la messa scena di testi come Le avventure della villeggiatura, Il ventaglio e poi La famiglia dell’antiquario.
Per altri autori e generi non c’è che l’imbarazzo della scelta; ma in questa occasione voglio citare Brecht per Un Uomo chiamato Brecht (2006), lavoro di rielaborazione della sua imponente produzione con la trasposizione scenica di parti di opere e testi poetici e con brani originali di Kurt Weill per L’opera da tre soldi, interpretati dalla pianista Debora Ledesma. Un’altra messa in scena a cui sono particolarmente affezionato è quella su Mozart (2007). Un allestimento complesso che ha coinvolto, oltre gli attori della mia Compagnia, anche cantanti e musicisti. Il soprano Elena Bertuzzi era l’interprete dei brani tratti dalle opere di Mozart e i musicisti di Musicarte hanno sia accompagnato la cantante sia eseguito brani sinfonici e cameristici.

Luciano Pagetti. Foto di Antonio Imperatori

Come è avvenuto l’incontro con l’interpretazione di testi di Poesia?

La Poesia mi ha sempre affascinato, e saper interpretare con le corde della sensibilità e dell’emozione anche la parola poetica è un traguardo intrinseco e connesso inscindibilmente al recitare. Il Teatro racconta emozioni in dialoghi e tocca corde profonde con lentezza e corretta misura; la Poesia lo fa folgorando, rapida ma con impatto altrettanto efficace. Racconta anche con i silenzi in scene scarne, ridotte all’essenziale (una sedia, un leggio, un microfono a volte non insieme), e tra il detto e il non detto si creano emozioni e si prefigurano universi che costituiscono un Teatro ricco di risonanze nuove in cui la parola si potenzia e si amplifica ulteriormente.
Ho prima fatto letture di poesie in radio, in particolare di Montale, Quasimodo, Ungaretti, Gozzano, Baudelaire…Impresa non facile avendo come strumento solo la voce; niente corporalità, intensità espressiva del viso o gesto per far partecipe l’uditore ed emozionarlo.
Il lavoro con l’associazione Musicarte della compianta musicologa Laura Pietrantoni e successivamente con il Presidio Poetico mi ha però “immerso” ancora più profondamente nel mondo della Poesia, obbligandomi al confronto in spettacoli con musicisti e cantanti e con autori anche viventi; e mi ha consentito di fare un passo ulteriore nella direzione della sua vera e propria teatralizzazione.

Come “teatralizza” Lei un testo poetico? Quali gli autori scelti in questi anni?

Secondo la linea di ricerca che il Presidio Poetico ha sollecitato agli artisti coinvolti, lasciandoli comunque liberi di percorrerla ciascuno come sente meglio.  Vale a dire con una o più voci recitanti e con la commistione con la Musica: non tanto per un “accompagnamento” alla voce recitante, ma piuttosto come costruzione di interventi musicali, brani appositamente scelti e spesso “arrangiati” ad hoc, che possono alternarsi al testo verbale, sottostargli oppure rafforzarlo; oppure a volte contrastare il “mood” del testo stesso. Più che allineare o accostare parole e musiche per “creare un’atmosfera”, si cerca al contrario una tensione, un gioco di relazioni reciproche e di rispecchiamenti con lo scopo di far interagire le arti.
Per quanto riguarda gli autori, ho in passato eseguito pubblicamente più volte la lettura delle poesie di Guido Oldani, fondatore della corrente poetica e letteraria del «Realismo Terminale». Ora, però, proprio nell’ambito della rassegna POIESIS Poesia e Musica a Teatro, dalla loro lettura si è arrivati alla loro teatralizzazione con GUIDonJAZZ: spettacolo scandito in quattro quadri, e con le musiche di un gruppo jazz, composto da Fabrizio Trullu al pianoforte, Alberto Venturini alle percussioni e Gianni Satta alla tromba e al flicorno.

GUIDonJAZZ, foto di Ambrogio Visigalli

Una musica ricca di sfumature e toni per creare una profonda interazione tra musica e ritmo narrativo, una cassa di risonanze che hanno origine dalla sovrapposizione delle diverse arti. Nella complessità del lavoro di teatralizzazione suggerita dal Presidio Poetico rientra anche l’uso di una voce “fuori campo”, costituita dai brevi interventi di collegamento interpretativo del critico e poeta Amedeo Anelli.

Come si trova ad interagire con dei musicisti?

Ho partecipato e diretto molti spettacoli con musica e musicisti: la Piccola Banda Rebelde, Sara Galvanelli, bravissima fisarmonicista ecc. L’interazione è sempre stata positiva, arricchente sia dal punto di vista personale sia nella realizzazione dello spettacolo. Da parte mia ho la fortuna di avere studiato canto in gioventù, il che mi aiuta a sentire il ritmo della parola, ma anche a combinarlo con quello musicale utilizzando la voce come ulteriore strumento.

GUIDonJAZZ, foto di Ambrogio Visigalli

Quali sono i prossimi impegni cui sta lavorando?

I prossimi impegni con la Compagnia Il Pioppo saranno sicuramente le repliche dello spettacolo che unisce due atti unici, Le donne si spogliano e i cadaveri si spediscono, atto comico di Dario Fo, e Un caso di vita apparente di Samy Fayad. Ma vorrei dedicarmi anche alle poesie di Roberto Rebora, che ho letto durante alcune presentazionidell’antologia curata per l’editore Mimesis (2021) da Amedeo Anelli. Sarebbe per me interessante, in futuro, poterle teatralizzare.

Luciano Pagetti

Luciano Pagetti, nato nel 1953 a Tavazzano (LO), laureato in Scienze Biologiche nel 1979 presso l’Università Statale di Milano, ha fondato nel 1981, insieme con Enrica Manenti, la Compagnia Teatrale Il Pioppo di cui è regista, attore e direttore artistico. Con essa ha messo in scena più di cinquecento spettacoli nei teatri lombardi, interpretando testi di autori classici e contemporanei. Si è dedicato anche all’attività di operatore teatrale per le scuole primarie e secondarie e di insegnante di recitazione nei laboratori di teatro dei licei. Convinto sostenitore della valenza terapeutica e di integrazione del teatro, ha operato in questo senso con soggetti disabili e ragazzi di quartieri disagiati.
È stato interprete di molti spettacoli ed eventi organizzati dalla musicologa Laura Pierantoni, presidente di Musicarte Lodi, e ha lavorato come attore sotto la regia di Andrée Ruth Shammah, Giulio Cavalli e Fabio Francione tra gli altri.

In apertura, foto di Antonio Imperatori

Giovanni T. Sillari

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